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I catanesi Hypersonic vedono alle stampe il
loro primo full-length; dopo l'Ep autoprodotto "Inspiration Is
Transpiration" e diversi giri per pubblicizzare la propria musica
riescono a sistemarsi sotto la Underground Symphony, etichetta
discografica italiana che ha prodotto nomi del calibro di Labirynth,
Skylark e Fabio Lione; senz'altro un ottimo risultato per un
disco di esordio, ma dando un'occhiata oggettiva al lavoro non si può
non dire che un contratto del genere questi ragazzi se lo siano meritato
tutto, ma andiamo con ordine.
"Fallen Melodies" è un lavoro nel suo insieme riuscito e
omogeneo, le coordinate tracciate dall'Ep di partenza vengono mantenute
e definite con più precisione senza nessun tipo di stravolgimento o
revisione; abbiamo un power metal abbastanza classico attraversato da
una lieve linea sinfonica ed una ben più decisiva marcatura AOR; il
titolo dell'album è decisamente in linea con il contenuto del disco,
dato che sicuramente è la melodia il pilastro fondamentale di tutti i
brani; le soluzioni proposte sono molto orecchiabili e dirette, prive
quindi di ricerche o tecnicismi particolari. Esclusa l'intro sinfonica
The last apocalypse si hanno nove brani forti
dell'intreccio vocale della singer Alessia Rapisarda e del
batterista-cantante e leader della band Salvatore Grasso, cosa
sicuramente riuscita data la buona combinazione ed esecuzione delle due
voci; di questi nove brani possiamo facilmente scovare le vette in
Rebirth e Winter melodies; la prima introdotta
da un chorus veramente toccante si sviluppa energicamente su un tempo
heavy anni'80, concludendo con un'ottima sparata di doppio pedale; la
seconda invece aperta da un riff che ricorda un pochino la più celebre
Eye of the tiger, vede la compartecipazione dello special
guest Joe Lombardo, il singer dei concittadini Metatrone che
duettando con la sovracitata Alessia interpreta alla perfezione questo
pezzo veramente melodico e coinvolgente.
Il resto del lavoro prevede tra l'altro la ripresa
di tre brani dal precedente disco, stiamo parlando di A lovely
creature, Wheels of fire e Heaven
riprodotti in maniera abbastanza fedele all'Ep, manca solo la ballad
Wings of life che in questo disco sembra essere stata
sostituita dall'altrettanto gradevole A beautiful dream
(nella quale va citata l'ottima presenza del violinista Vito Germena che
accompagna il pezzo elevandone decisamente il valore). Come abbiamo già
visto una caratteristica interessante di questo combo è il fatto di
inserire stacchi tastieristici anni'80, basta sentire l'attacco di
Spirit free, A lovely creature e i tappeti di
Rebirth, tutte idee che il compositore Salvatore Grasso e
l'esecutore Dario Caruso hanno saputo ottimizzare con efficacia e che
danno un tocco di originalità a quello che altrimenti potrebbe essere un
disco un po' più scontato; si potrebbe parlare altrimenti del ritornello
alla Iron Maiden di Atlantis treasure oppure dei
growl (eseguiti da un altro special guest, Giovanni Zappalà) in
Diamond hope che forse non si intonano perfettamente con il
pezzo e l'atmosfera generale del disco, ma fatto sta che come già si
presagiva dal precedente Cd, le atmosfere pomp-AOR caratterizzano il
lavoro di questi musicisti. A chiudere le fila abbiamo il buon lavoro
del bassista Francesco Caruso e del chitarrista Emanuele Gangemi, il
quale mostra ancora un po' di insicurezza in alcune parti soliste; la
produzione invece è stata affidata all'ausilio di Luigi Scudieri al
Tower Hill Studio di Catania. Nota di merito per l'artwork nel quale tra
l'altro sembra scorgere la sagoma di un violino nel ramo penzolante.
Possiamo parlare in definitiva di un buonissimo lavoro, non
particolarmente innovativo, ma comunque realizzato molto bene e direi
per niente annoiante; ci aspettiamo adesso un eventuale salto di qualità
che possa da una parte consolidare ulteriormente le caratteristiche base
della band, dall'altra maturare idee più innovative e particolari. In
ogni caso questo "Fallen Melodies" è decisamente consigliato a
chi voglia scavare nell'underground del power metal made in Italy senza
voler incappare in album deludenti.
Francesco Romeggini
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