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Ad ora nessuno dei cinque statunitensi arriva ai venti
anni, e già avevano impressionato per tecnica e vigoria con l'omonimo
Ep; li si attendeva dunque al full per capire se si aveva a che fare con
uno dei tanti buoni gruppi ma col guizzo originale, o con autentici
fenomeni del moderno core. Abbiamo dovuto attendere molto poco per la
risposta, solo un anno divide l'autoprodotto "I Built The Cross"
da questo "Bridging The Gap Between Mind And Heart", uscito per
la Open Grave Records, e che già di primo pelo riesce a distinguersi per
l'eccellente artwork e l'intenso lavoro lirico dal forte piglio
scritturale di matrice riformata.
La proposta invece non cambia di una virgola,
technical deathcore fomentatissimo con breakdown violenti ed un notevole
deep growl cavernoso dai rimandi grind, affiancato da radi scream, ma
anche mitragliate di doppia cassa; tutto ciò è già presente fin
dall'opener che segue l'epico intro filmico, Minus one star for christianity,
e non fa che confermarsi col dispiego della tracklist, già a partire da
Hatred for the religious; la variazioni di songwriting
riguardano più che altro la disposizione degli elementi, la materia
interessata rimane la stessa, nonostante i giovani nordamericani provino
ad inserire di tanto in tanto delle varianti, come i solos psichedelici
in appendice a Misguided ministry, le citazioni
death/thrash old-school di Stand together, le
sperimentazioni nel proemio dell'ottava Romans 1:20, che
chiude con un bel cadenzato epico. Tuttavia la sostanza cambia poco.
Head high heavy heart è traccia swedecore, stilistica i cui
umori emergono anche nella successiva Borrowed parts. A
chiudere, Ascension, una agrodolce ballad strumentale.
Direi che questo lavoro conferma quanto molti
ipotizzavano ma anche temevano, ovvero che sulla lunga distanza gli I
Built The Cross sfociassero, compositivamente parlando, nel
ridondante, ed il fatto che le ultime due tracce outro escluso debbano
ricorrere allo swedecore per dare varietà al sound la dice lunga. Pur
non essendo lavoro memorabile il presente Cd rimane un buon disco di
deathcore tecnicista, si vedrà poi in futuro quali frutti porterà la
crescita artistica di questo verde e comunque innegabilmente talentuoso
ensemble d'oltreoceano.
Valerio Mei
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