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Finalmente sono
ritornati, e in grande stile direi: "Illumina Tenebras Meas" è
proprio il balzo in avanti che volevamo sentire da questo promettente
gruppo polacco ormai all’attivo dal lontano 1998. L’Ep consta di 5 brani
inediti presenti in una doppia versione, sia in polacco che in inglese,
e il risultato finale è qualcosa di assolutamente trascinante e
coinvolgente, dal vivo, se possibile, persino di più (chi ha avuto la
fortuna di vederli all’Elements Of Rock, sa bene ciò di cui sto
parlando). I passi in avanti rispetto ai lavori precedenti sono evidenti
da diversi punti di vista, su tutti una maggiore varietà e freschezza
compositiva. Da notare subito come, a differenza di "The Beginning",
qui scompaiono le voci femminili (presenti praticamente solo in alcuni
bei solfeggi di una soprano in Is qui est) ma sia il
violino che il violoncello acquistano decisamente maggior spazio,
impreziosendo un sound, dall’incedere deciso ed esplosivo, che ne
risente in maniera più che positiva. Il genere cui appartengono gli
Illuminandi è sinceramente difficile da definire: gothic, melodic
death, persino folk per certi aspetti…insomma fate voi, poco importa
davvero, ma provate a metter su questo Cd e vi imbatterete in riff
potenti e ritmiche incalzanti, uno scream viscerale che ben si amalgama
con il sound delicato ma a volte così deciso e penetrante di violino e
violoncello, a cui si aggiunge la calda voce in clean di Jan Trebacz,
qui anche chitarrista.
Spetta alla
coinvolgente The rider aprire le danze di questa nuova
fatica del gruppo, e rappresenta senza dubbio un ottimo biglietto da
visita. The 40th day aperta da un bell’arpeggio di violino
e condito di alcune spruzzate di hardcore, si contraddistingue per un
incedere marcato e per delle ritmiche rocciose che sfociano in un
refrain piuttosto catchy. Hymn of all creation, dal gusto
folkeggiante ed epico, ha una marcia in più grazie ad una rullante
batteria e con il violino che sale in cattedra in tutta la sua bellezza
tanto da far pensare che non ci sia davvero miglior strumento per un
inno al Signore della gloria. La malinconica The betrayal
parte lenta con voce e arpeggi di acustica accompagnati dall’immancabile
violino, ma si rivela poi in tutta la sua irruenza, complice anche
l’ottima e corroborante prova vocale di Rajmund Jelen che qui alterna in
maniera ottimale scream e growl. Degno di nota è anche il brano su cui
cala il sipario, Is qui est: gustatevi in tutta la sua
bellezza il suo finale in crescendo…un vero spettacolo. È un vero
peccato che questi talentuosi ragazzi non abbiano ancora trovato una
label che distribuisca al di fuori della loro terra natale questo
piccolo gioiellino.
I testi sono
incentrati su Dio, sull’amore di Gesù Cristo che, solo, può dare un
senso alle nostre altrimenti vacue esistenze: si basano su alcuni passi
dei vangeli che descrivono il tradimento di Giuda, su versetti di Matteo
che partono dalla tentazione di Cristo nel deserto per parlare poi del
grande tentatore e ingannatore, e su alcuni salmi (93, 95 e 96), dei
veri e propri inni al trionfo e alla potenza di Dio. Li aspettiamo di
nuovo al varco gli Illuminandi, sperando in un full-length, e in
una label che distribuisca i loro lavori. D’altro canto, e lo hanno
dimostrato nuovamente, i nostri ci sanno fare, e anche qui è evidente
che di qualità ce n’è, e parecchia anche.
Ilaria Ricci |