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A due anni dallo straordinario debut full-length riecco uscire, puntualmente, gli Immortal Souls; il nuovo
lavoro dei peninsulari scandinavi segue solo in parte le orme del venerato
parente dato che il death'n'roll black-oriented di "Under The
Northern Sky" qui è, sì, ancora presente, ma in percentuale
assai minore rispetto a quello che è divenuto il sound precipuo del
combo, uno swedish death chirurgico in cui
protagonista incontrastata è la chitarra di E. Särkioja, generatrice
di incessanti, affascinanti e complessi solos. Non va però
dimenticato l'altro punto di forza della proposta dell'act, ossia il caratteristico screaming del fratello e bassista A.
Särkioja che nulla ha perso della sua melodica causticità, e che
stavolta lascia pure spazio ai buoni clean vocals del guest Kimmo
Pulkkinen. L'avvolgimento grafico non entusiasma affatto, piuttosto
elementare, molto meglio quello riservato alla sola versione
statunitense del disco, ma ci si rifà pienamente con le sentite liriche, sempre ambientate nelle
spirituali terre preartiche e sempre christian-centred (I am the man
of sorrow / I drown in this longing. / Your last sigh of forgiveness;
/ More love in death that I have alive)."Ice Upon The Night"
esordisce con Everwinter buonissimo swedish
chitarristico, possente e perfettamente eseguito, con passaggi in
tipico death'n'roll Immortal Souls sound. Welcome
to north alterna i due stili anche se risulta un pochino
anonima. Sacrifice: apre il basso, si sviluppa poi
intorno alla melodia chitarristica che esplode nel finale esaltato
da uno screaming da brividi. Con Painbearer torniamo alle
sonorità del debut e non a caso è uno dei migliori brani, colmo di
cambi di ritmo, assoli ed anche brevi accenni bui e turbanti, di cui
la band conosciamo saper fare sapiente uso. Melodia ed oscurità
danzano in Edge of the frost che risalta
particolarmente per lo splendido solo dell'ispiratissimo E. Särkioja,
il quale spadroneggia anche nell'interessante Cold streets
di marcato stampo swedish chiusa da un stridente ruggito. Swedish
death è anche You la cui grande novità (la prima in
assoluto nella discografia degli Immortal Souls, demo
compresi mi pare) è rappresentata dalla cospicua presenza della citata
voce pulita di Pulkkinen, autore di una buona interpretazione.
Suicidalive è piuttosto tipica nel suo death'n'roll (l'assolo però è esaltante), e spiana la strada al pezzo
capolavoro, riservatoci come brano di commiato, Man of sorrow:
atmosferico, intenso, evocativo e malinconico, con scream e clean in
alternanza tra i mielosi e soffusi riff. A vertiginoso quoziente emozionale questa
inaspettata sorpresa della band, la quale pur non riuscendo a
replicare il fantastico e ultracaratteristico "Under The
Northern Sky" ci regala un ulteriore ottimo lavoro, la cui
unica pecca è quella di aver scelto di affiancarsi ad un genere già
allora al limite dell'abusato qual'è il death melodico di stampo
svedese, e ciò a scapito del proprio peculiare sound, da cui forse i
quattro finnici non riescono più ad estrarre materiale all'altezza.
Curiosità ed apprensione dunque per quella che sarà la nuova release
di questo indubbio gruppone. Vaake |