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IMMORTAL SOULS
IV: The Requiem For The Art Of Death
melodic death
2011 - Dark Balance Records
(Finlandia)
www.myspace.com/immortalsouls

 

Ultima fatica per gli Immortal Souls, act finlandese attivo dalla prima metà degli anni ‘90, fautori di un melodic death che loro stessi chiamano "winter metal". In questo lavoro, distante quattro anni dal precedente "Wintereich", il gruppo fonde sapientemente melodie, ritmiche veloci, e atmosfere gelide. Si potrebbe dire che in quanto finlandesi sono aiutati dal clima: i Nostri riescono infatti a concentrare nelle loro canzoni i classici stilemi del melodic death, con quella punta di impegno personale per uscire dal semplice manierismo.

Entriamo nel vivo dell’album con l’intro Art of death Act I: Soulbells, prima parte di una canzone divisa in tre parti, intro melodica breve ma suggestiva, a cui fa seguito, abbastanza naturalmente, Evil believer, canzone dai riff potenti e melodici allo stesso tempo, che alterna parti sostenute a parti lente, ed un bell’assolo sul finale. Segue Nuclear winter, per la quale è stato anche girato un video dalla band, brano molto veloce e col consueto cantato ruvido un po’ più a suo agio nella forsennatezza da tempesta invernale del pezzo. L’album continua con I wept, canzone che convince a metà: la melodia banale della strofa viene per fortuna eclissata dalla potenza del bridge e del ritornello. Absolution inizia promettendo bene, proponendosi come una delle migliori canzoni dell’album: riff particolarmente ispirati aprono la canzone, ed atmosfere oscure fuoriescono da un refrain azzeccato, ben inserito nel tessuto melodico da essere l’unico naturale prosieguo delle strofe. Promessa mantenuta. Art of death Act II: The last journey fa da intro a Reek of rotting eye, canzone veloce e potente dalla batteria che la fa da padrone per una volta, in cui l’unico punto di rallentamento tattico è il ritornello. Da menzionare il fantastico assolo melodico a metà canzone, il quale le dà il giusto tocco di varietà. Continuiamo con la cadenzata Last day on earth, dal titolo eloquente ed adatto all’atmosfera apocalittica del pezzo, che seppur inizi in modo alquanto anonimo, si dimostra poi uno dei brani più vari e coinvolgenti, con un bridge, unica parte veloce della canzone, da brividi. Hypnotic atrocity alterna invece parti veloci e melodicamente coinvolgenti e convincenti a parti più cadenzate ma di livello altrettanto alto. Segue la ritmata Thoughts of desolation, che rallenta giusto per permettere di partire all’ormai immancabile assolo melodico. One last withering rose è esattamente l’ultima canzone che mi sarei aspettato di sentire dopo otto canzoni di robusto death metal melodico: una ballad mid-tempo, unica canzone dell’album ad essere cantata in pulito, costruita con sapienza e per niente scontata, che stupisce per le sue melodie di caratura elevata. Chiude l’album la suite Art of death Act III: The requiem of the funeral eve, che riprende l’arpeggio della prima ideale parte della canzone, per evolversi in un intreccio di parti lente e possenti, arpeggi, accordi in pulito, e assoli melodici: una perfetta conclusione per questo disco.

Come parere generale possiamo dire che gli Immortal Souls forniscono prova del loro indubbio valore di compositori e di esecutori con un disco che riesce a fondere melodie e parti veloci o lente con una naturalezza innaturale, riuscendo anche talvolta a stupire l’ascoltatore (cosa sempre più rara nel metal). Per una leggenda del death metal cristiano (attivi da più di vent’anni e con otto release tra Ep e Lp alle spalle) questo disco forse non è il capolavoro della loro storia, ma è di sicuro un segno di quanto l’esperienza e il talento siano entrambi due elementi inscindibili nello sfornare un prodotto di qualità. Consigliato anche a chi non è proprio un amante del genere.

Devid Viezzi

VOTO

90

 

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