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Ultima fatica per gli Immortal Souls, act finlandese
attivo dalla prima metà degli anni ‘90, fautori di un melodic death che
loro stessi chiamano "winter metal". In questo lavoro, distante quattro
anni dal precedente "Wintereich", il gruppo fonde sapientemente
melodie, ritmiche veloci, e atmosfere gelide. Si potrebbe dire che in
quanto finlandesi sono aiutati dal clima: i Nostri riescono infatti a
concentrare nelle loro canzoni i classici stilemi del melodic death, con
quella punta di impegno personale per uscire dal semplice manierismo.
Entriamo nel vivo dell’album con l’intro Art of death
Act I: Soulbells, prima parte di una canzone divisa in tre
parti, intro melodica breve ma suggestiva, a cui fa seguito, abbastanza
naturalmente, Evil believer, canzone dai riff potenti e
melodici allo stesso tempo, che alterna parti sostenute a parti lente,
ed un bell’assolo sul finale. Segue Nuclear winter, per la
quale è stato anche girato un video dalla band, brano molto veloce e col
consueto cantato ruvido un po’ più a suo agio nella forsennatezza da
tempesta invernale del pezzo. L’album continua con I wept,
canzone che convince a metà: la melodia banale della strofa viene per
fortuna eclissata dalla potenza del bridge e del ritornello.
Absolution inizia promettendo bene, proponendosi come una delle
migliori canzoni dell’album: riff particolarmente ispirati aprono la
canzone, ed atmosfere oscure fuoriescono da un refrain azzeccato, ben
inserito nel tessuto melodico da essere l’unico naturale prosieguo delle
strofe. Promessa mantenuta. Art of death Act II: The last journey
fa da intro a Reek of rotting eye, canzone veloce e
potente dalla batteria che la fa da padrone per una volta, in cui
l’unico punto di rallentamento tattico è il ritornello. Da menzionare il
fantastico assolo melodico a metà canzone, il quale le dà il giusto
tocco di varietà. Continuiamo con la cadenzata Last day on earth,
dal titolo eloquente ed adatto all’atmosfera apocalittica del pezzo, che
seppur inizi in modo alquanto anonimo, si dimostra poi uno dei brani più
vari e coinvolgenti, con un bridge, unica parte veloce della canzone, da
brividi. Hypnotic atrocity alterna invece parti veloci e
melodicamente coinvolgenti e convincenti a parti più cadenzate ma di
livello altrettanto alto. Segue la ritmata Thoughts of desolation,
che rallenta giusto per permettere di partire all’ormai immancabile
assolo melodico. One last withering rose è esattamente
l’ultima canzone che mi sarei aspettato di sentire dopo otto canzoni di
robusto death metal melodico: una ballad mid-tempo, unica canzone
dell’album ad essere cantata in pulito, costruita con sapienza e per
niente scontata, che stupisce per le sue melodie di caratura elevata.
Chiude l’album la suite Art of death Act III: The requiem of the
funeral eve, che riprende l’arpeggio della prima ideale parte
della canzone, per evolversi in un intreccio di parti lente e possenti,
arpeggi, accordi in pulito, e assoli melodici: una perfetta conclusione
per questo disco.
Come parere
generale possiamo dire che gli Immortal Souls forniscono prova
del loro indubbio valore di compositori e di esecutori con un disco che
riesce a fondere melodie e parti veloci o lente con una naturalezza
innaturale, riuscendo anche talvolta a stupire l’ascoltatore (cosa
sempre più rara nel metal). Per una leggenda del death metal cristiano
(attivi da più di vent’anni e con otto release tra Ep e Lp alle spalle)
questo disco forse non è il capolavoro della loro storia, ma è di sicuro
un segno di quanto l’esperienza e il talento siano entrambi due elementi
inscindibili nello sfornare un prodotto di qualità. Consigliato anche a
chi non è proprio un amante del genere.
Devid Viezzi |