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Se in questa calda estate voleste farvi un viaggio in mezzo
ai ghiacci, allora niente di meglio che inzuppare la vostra anima
nell’algido album dei finlandesi Immortal Souls, ossia il
nuovissimo "Wintereich" ("regno dell’inverno"). La band non si fa
aspettare e parte subito mitragliando i timpani con la veloce e
aggressiva Nightfrost; la voce del cantante, sporca, rauca
e spesso simile a un parlato, è così utilizzata per tutto lo svolgersi
del disco, che è caratterizzato quasi interamente da chitarra tecnica e
batteria al fulmicotone. Riff death melodici ritmati e ripetuti ma
quanto mai accattivanti e azzeccati, variano non moltissimo da canzone a
canzone, trovando però in ognuna quelle diversità tali da renderle in
egual modo aggressive senza essere mai banali.
L’album nel complesso scivola via come acqua fredda
(appunto) anche se alcuni pezzi meritano di essere "congelati" nel
vostro cuore. Fra questi come non citare la seconda Feareaper,
oppure, ancora meglio, Frozen inside; per non parlare del
tono tecnicistico e quasi epic della sesta Costant o della
cazzuta Winter of my discontent, a cui segue, simile
quanto a tecnica esecutiva, la ritmata Black water. Le
uniche pecche della track list a mio parere sono Icon of ice
e Idlestate, forse troppo concentrate sul ritmo senza
inserirvi passaggi di refrain particolarmente decisi o coinvolgenti,
quantomeno in confronto agli altri brani. È la misteriosa e grintosa
title-track Wintereich che termina gloriosamente l’album,
e lo fa senza cadute di tono.
Contro gli assalti del fuoco infernale direi che non si può
che rispondere con il sacro ghiaccio e il soffio gelido!, ma forse anche
con la stratosferica chitarra che i capaci e ispirati Immortal Souls
offrono in questo loro atteso ritorno. Godetevelo!
Giovanni Paolo Spanu |