Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
Band Links
 
IMPELLITTERI
Impellitteri
 
IMPELLITTERI
Screaming Symphony
 
IMPELLITTERI
Wicked Maiden
 
 

 

IMPELLITTERI
Pedal To The Metal
heavy
2005 - JVC Records
(USA)
www.myspace.com/impellitteriofficialsite

 

La band dell'axeman Chris Impellitteri fin dal lontano omonimo Ep del 1987 è sempre stata soggetta a ininterrotti cambi di line-up durante il corso della sua lunga discografia che vanta ben otto full-length, ma nonostante ciò il sound si era sempre mantenuto in un heavy style senza troppi compromessi, almeno fino a questo "Pedal To The Metal". Qui avviene qualcosa di totalmente inatteso per gli storici fan del gruppo, l'heavy si impasta irrimediabilmente con sonorità moderne e - udite, udite - soluzioni nu metal: ne viene fuori uno strano ibrido che gli old-schooler disprezzeranno come oltraggioso, mentre gli appassionati del nuovo corso e dell'alternative troveranno anche appassionante. Va detto che le parti più propriamente Impellitteri sono ancora di buona fattura, che ci sono interessanti linee melodiche e che il livello dei solos pur non raggiungendo le vette di "Screaming Symphony" o "Eye Of The Hurricane" è sempre apprezzabilissimo, ma va sottolineato altrettanto come la strizzata d'occhio verso soluzioni più commerciali sia tremendamente evidente. Già la scelta del nuovo, seppur bravo, singer Curtis Skelton, di matrice nu, non faceva presagire molto di buono, ma da qui ad attenderci stacchi rappati (davvero!) in un album degli Impellitteri ce ne passa...

L'opener è The writings on the wall, heavy articolato e fantasioso, con coretti, linea melodica, un bell'assolo di Chris e riff più grezzi: fin qui tutto bene. I primi sospetti emergono con la seguente Crushing daze dove la linea vocale imboccata è strana e dove poi al puro heavy polifonico si alternano riffoni palesemente nu, che lasciano attoniti. Ci si riprende con la melodica Destruction dove però l'ombra del genere dei "duri" di Mtv è sinistramente presente, a più riprese. Dance with the Devil parte soffusa e propone diversi cambi di ritmo ed una lodevole scelta melodica, l'assolo del buon Chris ricorda molto quelli dei tempi che furono. Fischietti, esplosioni, pistole laser...ed heavy con cambi di velocità ed assolo è la dubbia Hurricane. Di tutt'altro spessore è la bellissima Judgment day dal gran guitar work e dalle intelligenti melodie enfatizzate dalla presenza, semplice ma indovinata, della tastiera. Gran bel pezzo. In The iceman cometh una progressione sonora arriva, passando per un heavy sperimentale, ad un sound possente, a riff decisi e ad una voce sporca. Siamo all'orrore dell'album, dall'inquietante titolo: P.U.N.K., ovvero alternative, rappato e assurdità vocali che annichiliscono, senza compassione alcuna per le nostre orecchie, la presenza di un buon assolo finale. Il vertice abissale di sempre dalla band! E si insiste col nu-oriented anche nella successiva Propaganda mind, aperta da un dark synth e dove abbonda l'uso di keys. La decima traccia invece, Stay tonight, è una semiballad catchy di bonjoviano ricordo, carina ma semplice. Sicuramente più incoraggiante è la finale The fall of Titus, heavy possente e ruvido, discreta interpretazione melodica, bell'assolo, synth e riff esplosivi ed addirittura un passaggio cupo con un quasi growl!

Nonostante non ci sia più il grande Rob Rock a scrivere i testi, (e a collaborare al songwriting oltre che a cantare...) le lyrics sono tali da far rimanere gli Impellitteri all'interno della corrente white: "I hear that Satan's calling / For this world to end / He marches on with his masquerade / Taking God's good men / All the kings, the presidents / Sold their soul for greed / Now the world burns / For all of eternity / In his hell. / If you dance with the devil / Hell is the price you must pay / If you dance with the devil"; e ancora, ad esempio "Don't fear the devil / Cause pharoahs go to hell / You live your life under a spell / Blind men see your evil / Rich men love the gore / The judgement day evens the score". Bah, non si può dire sia un brutto disco, anzi, molti passaggi ed alcuni episodi sono complessivamente ragguardevoli, ma chi è ancorato al vecchio heavy metal ometta senza indugi di procurarsi, o solo ascoltare, "Pedal To The Metal", difficilmente infatti resisterebbe alla tentazione di allontanare gentilmente e prontamente da sé il Cd dalla prima finestra utile. Nel voto finale ho cercato di essere oggettivo, per quanto possibile, accantonando per un istante quelle che sono le mie preferenze ed evitando di bocciare aprioristicamente un album solo perché diverso da quanto aspettato. Io spero comunque vivamente in un ritorno alle origini.

Vaake

VOTO

76

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it