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La band dell'axeman Chris Impellitteri fin dal lontano omonimo Ep
del 1987 è sempre stata soggetta a ininterrotti cambi di line-up
durante il corso della sua lunga discografia che vanta ben otto
full-length, ma nonostante ciò il sound si era sempre mantenuto in
un heavy style senza troppi compromessi, almeno fino a questo "Pedal
To The Metal". Qui avviene qualcosa di totalmente inatteso per
gli storici fan del gruppo, l'heavy si impasta irrimediabilmente con
sonorità moderne e - udite, udite - soluzioni nu metal: ne viene
fuori uno strano ibrido che gli old-schooler disprezzeranno come
oltraggioso, mentre gli appassionati del nuovo corso e
dell'alternative troveranno anche appassionante. Va detto che le
parti più propriamente Impellitteri sono ancora di buona
fattura, che ci sono interessanti linee melodiche e che il livello
dei solos pur non raggiungendo le vette di "Screaming Symphony"
o "Eye Of The Hurricane" è sempre apprezzabilissimo, ma va
sottolineato altrettanto come la strizzata d'occhio verso soluzioni
più commerciali sia tremendamente evidente. Già la scelta del nuovo,
seppur bravo, singer Curtis Skelton, di matrice nu, non faceva
presagire molto di buono, ma da qui ad attenderci stacchi rappati
(davvero!) in un album degli Impellitteri ce ne passa...L'opener
è The writings on the wall, heavy articolato e
fantasioso, con coretti, linea melodica, un bell'assolo di Chris e
riff più grezzi: fin qui tutto bene. I primi sospetti emergono con
la seguente Crushing daze dove la linea vocale
imboccata è strana e dove poi al puro heavy polifonico si alternano
riffoni palesemente nu, che lasciano attoniti. Ci si riprende con la
melodica Destruction dove però l'ombra del genere dei
"duri" di Mtv è sinistramente presente, a più riprese. Dance
with the Devil parte soffusa e propone diversi cambi di
ritmo ed una lodevole scelta melodica, l'assolo del buon Chris
ricorda molto quelli dei tempi che furono. Fischietti, esplosioni,
pistole laser...ed heavy con cambi di velocità ed assolo è la dubbia
Hurricane. Di tutt'altro spessore è la bellissima
Judgment day dal gran guitar work e dalle intelligenti
melodie enfatizzate dalla presenza, semplice ma indovinata, della
tastiera. Gran bel pezzo. In The iceman cometh una
progressione sonora arriva, passando per un heavy sperimentale, ad
un sound possente, a riff decisi e ad una voce sporca. Siamo
all'orrore dell'album, dall'inquietante titolo: P.U.N.K.,
ovvero alternative, rappato e assurdità vocali che annichiliscono,
senza compassione alcuna per le nostre orecchie, la presenza di un
buon assolo finale. Il vertice abissale di sempre dalla band! E si
insiste col nu-oriented anche nella successiva Propaganda mind,
aperta da un dark synth e dove abbonda l'uso di keys. La decima
traccia invece, Stay tonight, è una semiballad catchy
di bonjoviano ricordo, carina ma semplice. Sicuramente più
incoraggiante è la finale The fall of Titus, heavy
possente e ruvido, discreta interpretazione melodica, bell'assolo,
synth e riff esplosivi ed addirittura un passaggio cupo con un quasi
growl!
Nonostante non ci sia più il grande Rob Rock a scrivere i testi,
(e a collaborare al songwriting oltre che a cantare...) le lyrics
sono tali da far rimanere gli Impellitteri all'interno della
corrente white: "I hear that Satan's calling / For this world to end
/ He marches on with his masquerade / Taking God's good men / All
the kings, the presidents / Sold their soul for greed / Now the
world burns / For all of eternity / In his hell. / If you dance with
the devil / Hell is the price you must pay / If you dance with the
devil"; e ancora, ad esempio "Don't fear the devil / Cause pharoahs
go to hell / You live your life under a spell / Blind men see your
evil / Rich men love the gore / The judgement day evens the score". Bah, non si può dire sia un brutto disco, anzi, molti passaggi ed
alcuni episodi sono complessivamente ragguardevoli, ma chi è
ancorato al vecchio heavy metal ometta senza indugi di procurarsi, o
solo ascoltare, "Pedal To The Metal", difficilmente infatti
resisterebbe alla tentazione di allontanare gentilmente e
prontamente da sé il Cd dalla prima finestra utile. Nel voto finale
ho cercato di essere oggettivo, per quanto possibile, accantonando
per un istante quelle che sono le mie preferenze ed evitando di
bocciare aprioristicamente un album solo perché diverso da quanto
aspettato. Io spero comunque vivamente in un ritorno alle origini.
Vaake |