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IMPENDING DOOM
The Sin And Doom Of Godless Men
 
IMPENDING DOOM
Nailed. Dead. Risen.
 
IMPENDING DOOM
There Will Be Violence
 
 

 

IMPENDING DOOM
The Serpent Servant
deathcore
2009 - Facedown Records
(USA)
www.myspace.com/impendingdoom

 

Purtroppo si è verificato lo scongiurato accadimento per i molti fans old-schooler degli Impending Doom del cataclismatico brutalcore/grind "Nailed. Dead. Risen.", ossia che, fattisi oramai un grosso nome, con la nuova attesissima release si piegassero alle esigenze del mainstream del momento, ricodificando le proprie coordinate stilistiche il direzione del deathcore. Così in questo nuovo full via gli strepitosi growl aspirati, via gli afflati Nile-iani di He’s coming back, via le telluricità grind, e "The Serpent Servant" risulta un mero disco deathcore, buono, ma niente più - o di diverso - che uno dei tanti che affollano gli scaffali degli store statunitensi.

Registrati e prodotti presso i Lambesis Studios, questi circa 36 minuti sezionati in undici episodi si presentano come un compatto monolite, uno sciame sismico dalla magnitudo da far ballare i lampadari, ma che però scorso via pochi segni rimangono del suo passaggio, ormai le strutture auricolari dell'astante a questo livello di intensità sono ben avvezze e preparate, neppure ci prestano troppo caso. Andando a ricercare qualche quid, qualche particolarità che faccia la differenza all'interno dello svolgimento della track-list, preannuncio che ben poche e di consistente peso specifico se ne trovano; cito per dovere di resoconto la parentesi di leggero aspirato ed il lento solo della seconda title-track The serpent servant, l'intro sinistro e imponente di Anything goes, la trama chitarristica thrillerosa in chiusa a Welcome to forever, gli stilemi del metalcore sound presenti in More than conquerors, il pathos enfatico della comunque modesta Revival: America, e la violenza squassante della closer Beginnings. La coccarda di best-track la rifilo alla nona testosteronica When I speak, grazie ai suoi break in iper-tempo (ma tutto il Cd così no?), mentre quella di song più originale va alla successiva City of refuge, col suo atmospheric sludge filomelodico di intrinseco fascino, almeno quanto, però, fuori contesto. Segnalo infine un omaggio ai padri del metalcore cristiano, dato che gli echi dei Living Sacrifice (stanno tornando!) nella quarta Storming the gates of hell sono piuttosto evidenti.

Notevole il lavoro ai testi dove la cristianità trasuda da tutti i pori, anche sotto le spoglie di critica sociale, e mai in maniera banale. Musicalmente parlando, in "The Serpent Servant" dal sound degli statunitensi scompare il grind e subentra il metalcore, dispiace ma c'era da aspettarselo, tuttavia quello che più impensierisce è una certa scarsezza di idee di songwriting, come i pochi minuti e i tanti rallentamenti e breakdown riempitivi stanno a testimoniare. Nota finale per il growl di Brook Reeves: se col vecchio stile eccelleva, con questo va mestamente a disperdersi nell'affollata media. Per il futuro dell'act si spera in un sanatore passo indietro.

Vaake

VOTO

78

 

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