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IMPENDING DOOM
Nailed. Dead. Risen.
 
IMPENDING DOOM
The Serpent Servant
 
IMPENDING DOOM
There Will Be Violence
 
 

 

IMPENDING DOOM
The Sin And Doom Of  Godless Men   (Ep)
brutalcore
2005 - Self
(USA)
www.myspace.com/impendingdoom

 

Esordio in studio per la band californiana, qui presente con solo due membri della formazione attuale che ha dato alle stampe il successivo ottimo "Nailed. Dead. Risen.", si tratta nello specifico del vocalist Brook Reeves e del chitarrista Manny Contreras. Lo stile di questa release è sostanzialmente simile a quello del full-length di debutto su Facedown Records, anche perché quest’ultimo include tre tracce su cinque del presente lavoro, per cui sappiamo bene cosa attenderci: blast furiosi, rallentamenti tritaossa ed in questo caso una voce ancora più inintelligibile e meno matura, che si esprime spesso e volentieri con un classico bree-bree alla Job For A Cowboy; ciò che invece è veramente pregevole è la prova dietro le pelli dell’ex-drummer Isaac Buono, un vero tarantolato, anche se poi troverà un degno sostituto in Andy Hegg. La produzione non è delle più malvagie, a volte il suono delle chitarre è un po’ confusionario, il timbro potente del growl un po’ secco, ma è già lodevole che invece si senta il basso.

Le tre canzoni "ripescate" sono Condemned, For all have sinned ed In reverence of, ad esclusione dei brevi incisi parlati che qui aprono le prime due si sente che sostanzialmente i nostri non hanno cambiato molto negli arrangiamenti, se non nei fill di batteria e nel cantato che in seguito diventerà più personale, una scelta secondo me felice, già infatti si sente chiaramente che ci troviamo di fronte a delle ottime canzoni, anche se le versioni ri-registrate con la qualità del suono migliorata renderanno meglio atto della prova dei singoli musicisti. La prima delle "escluse" invece è Hells holocaust, la più breve del platter, semplicemente procede con galoppate allucinanti e veramente pochi stacchi, inoltre viene utilizzato persino dello scream, che per la verità non si sente benissimo, una soluzione che verrà abbandonata nel lavoro successivo. L’inizio pastoso della seguente Patience in suffering viene interrotto senza pensarci due volte da un blast devastante, fermato solamente dall’inserimento del gustoso campionamento di uno sparo, la canzone poi è abbastanza articolata, col consueto alternarsi di assalti alla doppia cassa e frenate al palm muting.

Una release che va valutata e che merita un voto per quello che è, ossia nonostante sia stata stampata formalmente come un Ep e sebbene io rimanga sempre un passo indietro rispetto alle novità del linguaggio giovanile e delle tendenze moderne, questo è sostanzialmente una demo: un quarto d’ora scarso di durata, autoprodotto, prima registrazione in assoluto. Non so come li chiamino adesso, ma ai miei tempi si chiamavano demo, anzi in questo caso un’ottima demo, anche se come emerge dall’analisi traccia per traccia non mi sento di consigliarla e suggerirei di puntare immediatamente sull’album, semplicemente perché contiene versioni meglio registrate di alcune canzoni qui presenti, mentre quelle escluse sono episodi interessanti, ma non tali da giustificare l’acquisto (sempre che riusciate a trovarlo!), a meno che non siate fan sfegatati o curiosi di sentire l’evoluzione stilistica della band.

Daniel Djouder

VOTO

68

 

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