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IMPENDING DOOM
The Sin And Doom Of Godless Men
 
IMPENDING DOOM
Nailed. Dead. Risen.
 
IMPENDING DOOM
The Serpent Servant
 
 

 

IMPENDING DOOM
There Will Be Violence
deathcore
2010 - Facedown Records
(USA)
www.myspace.com/impendingdoom

 

Terzo lavoro sulla lunga distanza per gli arrabbiatissimi Impending Doom, e la violenza anche in questo caso non viene a mancare, la quale si divincola in dieci episodi abrasivi e senza compromessi. Onestamente non sono mai stato un seguace incallito della band, non per loro demeriti musicali ma soltanto perché, come succede troppe volte, si lasciano da parte alcune realtà anche valide a scapito di altre non necessariamente migliori. Questo accade per svariati motivi, il primo fra questi è che non si può comprare/ascoltare tutto quello che il nostro mondo musicale preferito ci propone, anche solo per il tempo che si ha a disposizione, che non è mai abbastanza per poter realizzare tutto quello che si vorrebbe. A volte però capita che, quando si deve recensire il nuovo album di una band e si è poco o niente a conoscenza del passato di questa (qualora ci fosse), le teorie di pensiero sono due: c’è chi sostiene che per valutare bene il nuovo parto in esame bisognerebbe seguire approfonditamente da tempo il gruppo in questione, per tracciare dei paralleli col loro passato e valutare quindi in senso più compiuto il presente. Oppure si può anche sostenere che il fatto di trovarsi di fronte una band "nuova", induce a valutare l’opera corrente senza voler per forza rivangare sempre un passato che in ogni caso rimane tale e che forse fuorvierebbe l’attenzione del recensore/ascoltatore su quello che sta analizzando nel presente. Io credo che la via giusta stia nel mezzo, in quanto penso che il recensore debba cercare di svolgere il proprio compito in maniera equa, a prescindere che conosca o meno la band da tempo.

Io, come accennavo, non ho mai ascoltato attentamente le vecchie produzioni degli Impending Doom, ma da quello che avevo sentito non mi erano affatto dispiaciute. Leggendo un po’ vari topic e recensioni a loro dedicati sul web, ho notato che molti hanno riscontrato in loro un calo compositivo coincidente soprattutto con il penultimo lavoro in studio, "The Serpent Servant", dove pareva che la band avesse iniziato ad incorporare nel proprio sound elementi vicini al death-core, piuttosto che al death-grind più classico degli inizi. Ebbene, anche in questo "There Will Be Violence" la formula non cambia di molto. Siamo di fronte ad un platter dalle spiccate attitudini death metal, ma le aperture al cosiddetto death-core ci sono, così come non mancano anche fugaci incursioni che rimandano quasi al post-core, con soluzioni di chitarra vagamente melodiche e dissonanti ma mai smielate (Love has risen, Hell breaks loose, Sweating blood). A parte qualche tuffo nella "melodia", il disco a mio avviso è un bell’affresco di brutalità ragionata, galvanizzato da una produzione di altissimo livello e da una esecuzione strumentale che lascia stupefatti. In particolare la sezione ritmica trova nella batteria una vera arma in più capace di fare la differenza, donando alle varie tracce una certa dinamicità e versatilità in quanto il drummer Brandon Trahan, oltre ad essere furioso dove serve, è anche capace di scomporre, ricomporre e rendere tortuosi i suoi pattern in una maniera molto simile a quella di un certo Tomas Haake dei Meshuggah, e il tutto con una disinvoltura davvero encomiabile. La dimostrazione di quanto ho appena detto sta in un pezzo come Peace illusion (ne cito solo uno, ma questa caratteristica è evidente in tutto il disco), dove a tratti anche le chitarre mi hanno rimandato alla band sopra menzionata, soprattutto quella del periodo "Nothing". Non mancano ovviamente le sfuriate (The great fear, The will be violence, Orphans, ecc), ma la band sembra voler più far male con la pesantezza, e in tal senso il disco procede come un lento carro armato, implacabile, senza pietà, con le urla di Brook Reeves a scandirne il percorso distruttivo.

Questo "There Will Be Violence" probabilmente paga solo un piccolo grande scotto molto comune ad altre band che propongono simili sonorità, ovvero quello di poter stancare presto, vista la proposta piuttosto omogenea della loro musica, che è anche poco incline a cambiamenti di umore davvero degni di tale nome se non in qualche momento. Ma credo anche che un'opera del genere non sia assolutamente da buttare via, ma anzi, per quanto "standard" nei suoi connotati, si colloca in un genere dove è comunque difficile riscontrare tante altre band che abbiano simili qualità strumentali e stessa carica feroce. Promossi quindi per il sottoscritto, ma mi auguro soltanto che il loro cammino dopo questo album li porti ad ampliare un pochino i loro orizzonti. Per adesso, bravi.

Infected

VOTO

75

 

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