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Identità semisconosciuta per il progetto Imperial,
di cui praticamente nulla si trova in rete e le cui poche notizie
carpite dagli anfratti più underground della scena metal cristiana
mancano di ufficialità; di probabile (più o meno) sappiamo che
l'ensemble è brasiliano (qualcuno ne azzarda persino la provenienza:
Fortaleza) e che questo debut self-titled è marchiato 2008; tra le
notizie invece più fumose, quelle riguardanti la line-up: c'è chi dice
ci siano dentro membri non meglio specificati di Evangelyon, Sebaoth,
In Aternum Mortis e Veritas. Di certo è che le lyrics sono
in portoghese, che il concept affronta la tematica della Crocifissione,
in particolare focalizzando l'operato di Pilato, e che il sound si
ispira a pieni polmoni ai venerati conterranei Angra, sia quelli
dell'era Matos che i nuovi nati dallo split, con Falaschi frontman.
La produzione di "Imperial" è dignitosa, il
power fortemente chitarristico che lo caratterizza si imbeve di tinte
epiche tra sinfonie, neoclassicità e narrati solenni, per un climax
complessivo che tiene. Se il piatto forte è il reparto chitarre in un
profluvio incessante di riff e solos, a destare dubbi è la prova vocale
dell'imprecisato singer, buona negli alti ma sgraziata nel roco più
maschio, senza contare un fin troppo insistito uso del growl che poco si
confà alla scenografia sonora montata dagli Imperial. Colpisce
l'opener Tomé, power song con tutti i crismi, nonostante
il suddetto registro vocale alla "vorrei essere Matos" faccia un po'
storcere il naso. Il growl fa la sua prima comparsa all'interno della
tessitura compositiva delle seguente Judas, tra epici
incantesimi di tastiere e solos neoclassici. Pomposa ed epica è la breve
spoken track Pilatos I, lo sviluppo melodico di Pilatos II
attinge citando dal serbatoio Angra, ma la struttura della song è
originale. Folkeggiante e solare è Pilatos III (che
c'entra però col concept?), violino, riff elegiaci e symphonic keys per
il successivo interludio Pilatos IV. Gli Imperial
non mostrano molta fantasia nella scelta dei titoli, e si continuerà
così con la numerazione romana accanto a "Pilatos" fino al capolinea; è
dunque il turno di Pilatos V, heavy song in mid tempo,
tallonata da una nuova narrata epica che ci porta a Pilatos VII,
brano che si fa ricordare per il chorus catchy e per il refrain
piuttosto intenso emozionalmente, con acutone vibrato di una certa
classe. A chiudere Pilatos VIII sinfonica declamata con
bailamme solistico di sei corde in backing, in progressiva emersione
fino al proscenio della composizione.
Progetto interessante quanto "misterico", di cui
sarebbe gradito poterne sapere un po' di più, ma per ora non ci è dato.
Se vi capitasse di imbattervi in questo disco dategli un'ascoltata,
potreste trovarlo avvincente nella sua a-pretenziosità, tanto più se
siete amanti delle sinfonie epiche (e degli Angra).
Vaake
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