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IN FEAR AND FAITH
Your World On Fire
metalcore
2009 - Rise Records
(USA)
www.myspace.com/infearandfaith

 

Gli In Fear And Faith sono un gruppo californiano, qui presentato alla sua terza release (la prima per un’etichetta). La proposta musicale del combo si attesta su coordinate metalcore molto…ehm… "emotive"! In una canzone dopo l’altra siamo trasportati dall’intreccio fra le due voci, una in scream e l’altro in pulito, mentre le linee di chitarra si destreggiano fra breakdown e riff hardcore melodici, il tutto ornato da tastiere eteree, che se non altro contribuiscono a innalzare il già abnorme livello di glicemia.

Dopo un breve intro abbiamo l’opener Pirates…the sequel dove già possiamo ascoltare in tutti i suoi elementi essenziali la ricetta sonora dell’act della West Coast, che dà ampio risalto a coretti orecchiabili, i quali la fanno letteralmente da padrone. Si passa alla titletrack, sebbene il batterista ci metta del suo per donare qualche nota di colore più heavy, ancora non ci discostiamo da molti cliché del genere. La successiva The taste of regret risulta invece più interessante grazie ad alcune soluzioni negli arrangiamenti di tastiera, anche se personalmente dopo aver sentito dei miagolii per tre canzoni di seguito incomincio ad avvertire qualche disturbo gastrico. The end e The road to hell is paved with good intentions continuano a non aggiungere molto, mentre You already know you’re a goner sembra avere qualche accenno di aggressività, che però non viene sviluppato. Live love die presenta un riff iniziale con interessanti accenti di epicità, purtroppo il tutto si perde ancora in soluzioni già usate, abusate e nel complesso all’acqua di rose. Passiamo senza particolare menzione oltre Strenght in number ed arriviamo a Relapse collapse, sicuramente l’highlight del platter. Nonostante la band non si discosti dalla via intrapresa, la traccia riesce pure nella propria melodicità a mordere, peccato che solo alla fine i sei ragazzi mostrino un lato del loro carattere che sarebbe stato bello avessero valorizzato maggiormente nel disco.

Non nascondo che lo stile adottato dagli IFAF sia nocivo per la mia digestione, fattore che senz’altro pesa sulla mia analisi, ciononostante sono innegabili il bagaglio tecnico dei musicisti e l’impegno profuso in fase di songwriting. Menzione di merito per il lavoro alle pelli e gli inserti di tastiera, mentre le parti di chitarra non presentano particolare originalità. Lo scream è molto buono e sa interagire bene con le parti pulite, ma nel complesso sottoutilizzato. I ritornelli risultato accattivanti, ma non particolarmente variegati, pertanto non restano facilmente impressi.

Daniel Djouder

VOTO

71

 

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