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The Latter Rain
 
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24/4/2013
 
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Live Report (29.4.2013)
 
 

 

IN VAIN
Mantra
extreme
2010 - Indie Recordings
(Norvegia)
www.myspace.com/invainno

 

L'attesissimo come-back di "The Latter Rain" non delude le aspettative, e i norvegesi In Vain si consolidano così come una delle più interessanti realtà in ambito avantgarde-extreme. Iniziamo proprio dal genere: i nostri evidentemente non amano la staticità artistica e se il loro primo Ep era death melodico e le successive due release di puro avantgarde, qui si passa a un extreme misto a death progressivo che privilegia i tempi medio lenti e abbandona quasi completamente le influenze black sinfoniche. La tastiera rimane elemento importante nelle composizioni di "Mantra", ma ad essere in vetrina stavolta è la chitarra Johnar Haaland, che sciorina un pregevole lavoro armonico e solistico. Più che in "The Latter Rain" prorompe la componente melodica, con i maturi clean del tastierista Sindre Nedland e refrain sempre di gran classe, oculatamente mai abusati o totalizzanti nelle strutture della canzoni. Ne esce fuori un lungo disco (un'ora abbondante) che se è meno articolato dell'osannato predecessore, risulta tuttavia di intenso e mai banale impatto emotivo. 

Slowly atmosferico tra scream, baritono e qualche effetto sintetico, l'opener nonché video-track Captivating solitude mantiene per tutti i sette minuti un magistrale climax; a seguire e più o meno con la stessa durata Ain't no lovin', che dopo un grezzo inizio death oriented in growl si apre ad un'ammaliante melodia, facendosi poi progressiva. L'interludio country di un paio di minuti ci conduce alla perla del disco, On the banks of the Mississippi, song di un'emozionalità a tratti fuori scala, che vi lascio scoprire e assaporare da soli. Ottima anche la successiva Dark prophets, black hearts, 9:25 estremamente elaborati, dal doom cupo al power solare, dal death triviale a refrain polifonici in scream e growl che centrano il bersaglio grosso, ma anche minimalità e afflati elegiaci; insomma, composizione complessa e iridescente che riesce comunque a rimanere fluida e sensata. Curiosa Wayakin (The Guardian Spirit of the Nez Perce), traccia mistico-indiana con spettacolari narrati e vocalizzi, fatta anche di inconsuete epicità rhapsodyane e momenti drammatici. L'episodio più vicino al vecchio stile avantgarde è la notevole intensa e cupa Circle of agony, dal guitar work principesco, dal pre-finale dolce e solare e dalla chiusa opethiana. A portare a termine il Cd sono i 14:36 di Sombre fall, burdened winter, dove le novità assolute vengono rappresentate da un urlato thrashy e da influenze fusion. Nel disco bonus con documentario "The Making Of...", screensavers ed altro c'è anche una bonus track country oriented a due voci con chitarra acustica: abbastanza inutile, fortunatamente non è stata inserita nella tracklist.

Un grandissimo album, personalmente gli continuo a preferire "The Latter Rain" ma probabilmente solo perché adoro l'avantgarde e avrei preferito avessero continuato su quel solco. Acquisto obbligato dunque, e chi può non se li perda in una delle loro rarissime esibizioni live fissata per fine aprile, nell'ambito della nuova edizione del christian metal festival svizzero Elements Of Rock.

Vaake

VOTO

90

 

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