Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
Band Links
 
IN VAIN
Will The Sun Ever Rise?
 
IN VAIN
Wounds
 
IN VAIN
Mantra
 
INTERVISTA
24/4/2013
 
IN VAIN
Live Report (29.4.2013)
 
 

 

IN VAIN
The Latter Rain
avantgarde
2007 - Indie Recordings
(Norvegia)
www.myspace.com/invainno

 

La rifulgente scia diamantina dell'avantgarde norvegese, tracciata da ottimi act quali Arcturus, Winds, Solefald, Vintersorg e Borknagar, è percorsa anche dai newcomer In Vain, autori prima d'ora di due Ep di rodaggio che hanno portato (creditori di ben tre tracce) a tale atteso full-length, il quale matura culturalmente sì all'interno del circolo artistico dei menzionati monicker, ma che poi, partendo da questo, giunge a plasmare un sound assai caratteristico, un'originale miscela sonora che farà sgranare gli occhi, senza soluzione di continuità per tutti i 65 minuti di estensione, a ogni amante dell'evoluzione musicale estrema; 65 giri di lancetta di puro avantgarde dunque, prodotti in modo sublime, nonostante la piccola label, l'indigena Indie Recordings. Gli In Vain sono ormai nome apprezzato a tutte le latitudini ideologiche, ma, ci chiediamo noi, sono una christian band? Liricamente mai troppo espliciti (anche se questo album contiene chiare tematiche escatologiche), loro stessi, per tramite del mastermind e axeman Haaland, han dichiarato di essere cristiani solo "per metà" combo e che sebbene si sentano fieri di essere inclusi nella scena, la loro musica è realizzata per essere rivolta precipuamente a tutti. Un forte segnale di appartenenza all'universo del christian metal è stato però di recente dato dal fatto che i nostri han deciso di partecipare al prossimo Nordic Fest, il christian metal festival a cadenza annuale che si terrà nuovamente nel novembre venturo: tra i Mortification e i Barren Cross, tra gli Once Dead e i My Silent Wake il talentuosissimo sodalizio norvegese si farà quindi ammirare da tutti i white metalheads che saranno presenti in quel di Oslo.

Penetrando all'interno dell'apocalittico (testualmente e musicalmente) "The Latter Rain", ci troviamo al cospetto di un lavoro dalla ricchezza musicale di cui rimangono indefiniti i confini, tutto qui suona così empireo e prezioso, tutto è così brillantemente cucito nel proprio polimorfismo, che non si può non restare disorientati al primo approccio: serviranno molti ascolti per apprezzarne tutte le alchemiche sfaccettature, tutti i meandri più sperimentali ma, al contempo, anche tutto il turbinio da fine dei tempi che sfocia spesso nel black più oscuro e nel death più violento, passando, tra tentazione epiche, per il prog e il jazz: coacervo immane esaltato da esecuzioni quint'essenziali e da vocals la cui costante guida è la perfezione, in tutti i diversi registri proposti, siano essi scream, gutturali, growl filtrati, clean o baritoni flirtanti col viking. Apre l'opera del sestetto norvegese la title-track, epicissima intro sinfonica dalle venature dark, preludio alla meravigliosa e liricamente escatologica In the midnight hour, 9:40 di una varietà compositiva che confonde, resa ancor più seducente da un avvinghiante clean refrain con backing, incasellato tra intensità strumentali e crolli fusion, tra progressioni death e sinfonica epicità viking-oriented, tra note oniriche e travolgenti giri chitarristici. Det rakner! è attinta dell'Ep "Wounds" e la sua "diversità" si nota: extreme progressivo in cui a protagonista si erge la doppia cassa triggerata di Reinhardtsen, in cui non mancano clean e baritoni, e in cui riuscitissimo è il mood generato dal tappeto tastieristico generato dallo scorrere delle dita di Nedland, tra proclami in filtrato. Il successivo capitolo, il quarto, October's monody (The rebirth of time / Will leave no man behind / The rebirth of time / Will conclude the faith of all mankind / Relieve us of our torment), esordisce con un impazzare di chitarre acustiche, il death prog che gli succede sfocerà in un vorticoso lugubre black, alternato nelle partiture del songwriting a progressioni extreme, non tralasciando tuttavia le melliflue minimalità e gli eccitanti chorus. Siamo ora al cospetto del masterpiece del disco, Their spirits ride with the wind: racchiusi tra docili scrosci di pioggia e i freddi aliti di vento di un ambient notturno, la composizione racchiude quasi nove minuti di coralità che scolpisco i neuroni mnemonici, di evoluzioni inquiete e marziali, di asfissiante oscuro pathos che quando sembra lì per esplodere implode invece in un solare assolo - thrashy nel suo sviluppo adagiato su cavalcate death - per poi assumere ex abrupto tranquillizzanti parvenze fusion.

Abbondantemente scombussolati, approdiamo nella seconda metà del platter, alla quale ci introduce la turbinosa extreme track I total triumf, le cui evoluzioni compositive raggiungono tanto il black quanto il jazz (magico l'assolo di sax!), tra le onnipresenti chitarre progressive, trade mark di tutta questa strepitosa release. Cosa mancava a questo surreale calderone di estremo? ...il doom?, sì, vero, ed infatti eccolo servito all'attacco di The titan, song in cui appaiono pure neoclassicità e filtrati growl sepolcrali, mood drammatici, atmosfere elegiache e minimalità di prepotente fascino. Un superbo guitar solo chiude questo imperioso brano. Con As I wither, pezzo mutuato dal primo Ep "Will The Sun Ever Rise?", ci ritroviamo in pieno black melodico con partiture death dalle chitarre ribassate e dal growl gutturale, ma anche intriso di geniale caoticità progressiva: clamoroso lo stacco catchy tra chorus emozionalmente annichilenti e un lavoro solistico magistrale... la chiusa di questa song farebbe pensare sia finita qui, ma dopo un lungo silenzio ecco materializzarsi il luminoso mansueto sound di Morning sun, un'inattesa deflagrazione di luce in tanta oscurità, che si tenta di ottenebrare all'irrompere di Sorgenfri, death triviale seppur progressivo il quale però non regge nel sussistere in essere all'imporsi del sole che sorge, divenendo sul finale reale gioia, concretizzata speranza, l'attracco definitivo nello sconfinato di sempiterna luce, al termine del plumbeo tunnel esistenziale.

Tre tracce mutuate dagli antecedenti Ep, di cui una, Dek rakner!, a mio avviso piuttosto fuori contesto rispetto all'anima portante, al "paraconcept" musicale di "The Latter Rain": questo l'unico neo di un disco intrinsecamente clamoroso, letteralmente geniale, una release che proietta di forza gli In Vain nell'olimpo dell'avantgarde, quantomeno, se non oltre, al pari delle band succitate. Ovviamente, tutto ciò premesso, uno dei migliori Cd metal del 2007, e, altrettanto ovviamente, un must assoluto per tutti gli amanti dell'estremo sperimentale.

Vaake

VOTO

97

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it