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Quanti ricordi associo a questa band… Comprai
questo album proprio nel suo anno di uscita, il 1990, quando ero ancora
praticamente un bambino e stavo da poco muovendo i miei primi passi alla
scoperta del mondo dell’heavy metal. Dopo i primi approcci con i soliti
Iron Maiden, Metallica, AC/DC, ecc., subito il mio
interesse si spostò verso sonorità sempre più estreme, e cominciai a
setacciare pian piano il panorama thrash e death metal, entrambi in quel
periodo al loro apice creativo. Questi Incubus li comprai a
scatola chiusa, non avevo mai sentito nulla di loro, non c’era internet
e nemmeno si poteva immaginare che un giorno sarebbe nato un "mostro"
comunicativo e informativo di tali dimensioni. Le informazioni si
reperivano con il passaparola, le recensioni sulle riviste, sulle
fanzine, il tape-trading. Ad ogni modo, io vidi dal mio negoziante di
fiducia questa copertina, con questo soggetto incappucciato e col volto
oscurato nell’ombra, con solo due occhi che emanano un piccolo bagliore
rossastro, in uno scenario cimiteriale. Negli allora miei occhi di
ragazzino impressionabile ed estremamente già appassionato del mondo e
dell’immaginario metal, suscitò subito un certo interesse, tantoché alla
fine acquistai il disco praticamente solo per la copertina. Ebbene,
quando arrivai a casa, e misi nel mio lettore questo Cd la mia faccia si
illuminò di un bel sorriso, un sorriso venato quasi di sadico piacere,
perché "Beyond The Unknown" era ed è tuttora un disco che non
lascia indifferenti: un concentrato di brutale musicalità, otto schegge
di micidiale thrash-death in linea con numi tutelari come Slayer
o Kreator, ma con una propensione verso certo death metal e una
velocità ancora più esasperate.
"Beyond The Unknown" non è un album che va sviscerato canzone per
canzone, ma va consumato tutto d’un fiato, come una bevanda ad alto
tasso alcolico, si trattiene il fiato, si manda giù e un forte ma
gradevole bruciore lungo la trachea ci assalirà e ci lascerà storditi.
Fin dalla opener Certain accuracy la band mette in chiaro
che l’intento primario è picchiare duro e senza nessun ripensamento,
senza guardarsi indietro, continuare a saccheggiare i timpani
dell’ascoltatore con canzoni una più bastarda dell’altra. Echi forti di
Reign in blood affiorano qua e là con lo scorrere del
minutaggio tra sfuriate, tappeti di doppia cassa e sporadiche
reminiscenze di thrash Bay Area. Quando parte la title track sembra di
trovarsi di fronte una nuova Beneath the remains (mitico
cavallo di battaglia e disco di importanza storica fondamentale degli
allora grandiosi Sepultura). Infatti sono non poche le analogie
anche con la band carioca del periodo ’87-’89. Vorrei sottolineare come
gli Incubus risultino violenti e spietati, ma riescano anche a
creare un alone malsano ed oscuro che avvolge ogni song. I riffs infatti
sono taglienti, spigolosi, "polverosi" e sinistri, e la voce quasi
soffocata e abrasiva del "buon" Francis M. Howard definisce i contorni
di un’opera che è rimasta all’ombra di altri nomi, ma che per quei pochi
che l’hanno scoperta e apprezzata rappresenta un oggetto da rispettare e
custodire gelosamente (soprattutto per chi, come me, è in possesso della
prima stampa). Una produzione azzeccatissima, chiara ma non artefatta, è
un ingrediente essenziale che si va ad aggiungere ad un piatto già
succulento.
Che dire ancora? Chi già conosce questo disco e ama il thrash-death più
efferato sa di cosa sto parlando e magari, dopo questa recensione, sarà
invogliato ancora di più a riscoprire questo gioiellino. Chi invece non
è in possesso di questo album farebbe bene a rimediare al più presto.
Fortunatamente parte dello spirito di questa band vive oggi negli
Opprobrium, che da quello che ho sentito, mi pare abbiano ancora
molto da dire e non hanno tradito lo spirito originario degli Incubus.
Ma "Beyond The Unknown" è ancora qui a darci sonore legnate come
pochi sapevano e sanno fare al giorno d’oggi. Difficile eguagliarlo,
purtroppo…
"Infected"
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