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Avete presente…l’headbanging?
C’è chi vive di headbanging, chi si spezza la schiena ogni giorno per
l’amore dei riff granitici e pesanti, per i blastbeats, per l’amore del
death metal. E quando l’amore per il death metal si unisce all’amore per
Cristo, la miscela sembra essere esplosiva: gli Indwelling sono
qui a dimostrarcelo. Non si tratta del solito gruppettino clone dei
cloni dei cloni, no, per niente; qui si sente che si sono fatti il culo,
che c’è inventiva e soprattutto c’è passione.
Inizialmente
sembra di trovarsi di fronte un gruppo death tecnico alla maniera dei
Suffocation, ma poi le trame si infittiscono e si fanno contorte
alla maniera dei Blood Red Throne: si tratta di una violenza
estremamente ragionata ma che non si distacca mai dall’assalto frontale
e dal puro headbanging. E questa è una cosa che amo: troppo a lungo ho
ascoltato band che si perdevano in contorsioni progressive senza capo né
coda e lasciavano da parte la loro natura fottutamente death; chi riesce
a fare l’uno e l’altro merita tutto il mio rispetto. E gli Indwelling
lo meritano: ascoltatevi la strumentale Whited sepulchre,
che inizia con un intrigante arpeggio, e se poi venite a dirmi di non
aver fatto headbanging vuol dire che siete dei grandissimi bugiardi!
Questo è un album
che riesce a coniugare la tecnica e l’inventiva con la brutalità più
ortodossa, senza mai perdere di vista la melodia. I giri di chitarra
stordiscono e si fanno spesso atmosferici pur restando brutali, e
cascate di riff danno vita a suite che uniscono i Cannibal Corpse
meglio prodotti ad un uso molto più melodico e tecnico della materia
death metal. Mai un attimo di noia, un fiume in piena di virtuosismi,
riff saturi, stop and go, cambi di tempo repentini e soprattutto un mood
inquietante quanto intelligente. Si respira un'aria malsana e
un'atmosfera che mette quasi paura. Non so come la pensiate voi, ma non
credo sia molto facile tenere sempre viva l'attenzione dell'ascoltatore,
pur costruendo ritmiche contorte e a volte complicate, come accade
spesso e volentieri. Tutto ciò lo dobbiamo all'assenza di banalità che
pervade quest'album, tutto è suonato con intelligenza. Senza ombra di
dubbio si tratta di un contributo forte che viene dato al christian
death, e che potrà indurre anche gli amanti del genere poco inclini alla
fede ad accantonare i pregiudizi e dare uno sguardo alla scena
cristiana... Se amate il death
metal non potete lasciarvi scappare tanta grazia! Grandiosi!
Stefano Pentassuglia |