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Altro Ep dei quattro svedesi che questa volta ci propongono
un death/brutal di grande levatura e vogliono stupirci con "effetti
speciali" come voci effettate e grugniti di grande rabbia e imperiosità.
Il loro precedente lavoro ha lasciato buone impressioni nel pubblico di
ascoltatori di white metal, facendo presagire un eventuale secondo
lavoro probabilmente all’altezza, se non meglio, del precedente. Il
disco ci propone tre brani solamente, ma credo che bastino ad esprimere
tutta la violenza inaudita che questi svedesi ci vogliono comunicare.
Perché il messaggio cristiano deve scuotere le coscienze, e per farlo
quale miglior metodo di ingaggiare battaglia con le forze infernali
(come ci suggerisce il Vangelo) e impugnare le armi (gli strumenti in
questo caso)?
Gli svedesi ci propongono il primo brano
Reintegration che parte subito grintoso con potenti rullate di
batteria e un intenso uso di doppia cassa, mostrandoci la loro vitalità
con un growl di una acutezza impressionante. I riff sono monolitici e
imponenti, e nonostante l’apparente monotonia esprimono la totalità del
messaggio cristiano, a volte si fanno più pesanti, a volte più veloci,
proprio per denotare una non-staticità del messaggio musicale. Gli
stessi riff si fanno poi più coraggiosi e intraprendenti nel successivo
bridge che ci porta nuovamente al refrain del pezzo. La voce si fa più
cupa e gutturale, motivato dal fatto che il brano si fa più duro e
abrasivo, dopoché si chiude subitaneamente. La seconda track, Past
darkness, ci porta in stretti e angusti passaggi che il
cristiano deve necessariamente attraversare, perché la via larga come
dice Cristo conduce alla perdizione, e allora il miglior modo che gli
svedesi hanno di comunicarci questo in musica è con riff animaleschi e a
tratti convulsi, la voce sempre più contratta in un grido di lancinante
dolore. Gli intermezzi fra refrain e i riff sempre più sparati sono
composti da linee di chitarra marcescenti e che trasmettono una
sensazione di apparente impotenza, ma tutto ciò viene chiarito dalla
parte successiva, dove il pezzo ci ricorda di che pasta è fatto un
milite di Cristo, grazie al sapiente uso della chitarra e delle
"notevoli note" che essa produce; la track si conclude degnamente con
altrettanti degni riff a catena.
Il terzo e ultimo brano Indweller ci abitua a
ritmi forsennati (ancor di più di quelli dei brani precedenti) iniziando
con un breve accenno di chitarra e batteria in risoluzione inferiore,
che esplode subito (e la doppia cassa si fa sentire come non mai) con un
growl furioso ma nonostante tutto pieno di amore per Cristo. Non cambia
la sostanza rispetto ai precedenti brani, ma la forma con cui viene
proposta la track: questa è forse ancora più curata delle precedenti e denota
una linea compositiva ancora maggiore delle altre due, i riff sono
taglienti come rasoi, come se il chitarrista fosse pronto a testimoniare
la propria fedeltà a Dio, e gli altri componenti del gruppo non sono da
meno. Nota particolare al vocalist che si sgola proprio per dare
manforte ai suoi compagni, riuscendoci senza dubbio ma perdendo un po'
di mordente nei punti salienti, dove sarebbe richiesta maggiore
prestanza vocale. Il demo non è dei più ricercati in fatto di tecnica, quanto
più nella potenza ed espressività delle track. Aggressivo e dirompente
sono due termini più che adatti a descriverlo, e ciò soddisfa ampiamente
le aspettative.
Diego Vacca |