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Abbandonate le tentazioni swedish-death dei primi
due demo, gli Inevitable End ci scaraventano in faccia, con
questo nuovo lavoro sulla lunga distanza, nove tracce di pura follia e
brutalità schizoide, figlia di certo death statunitense dai connotati
prevalentemente brutal, ma nella quale si scorgono anche tracce di
animalità noise, hard-core e post-core tipica di acts quali Converge,
Nasum e Dillinger Escape Plan. Il mix è letale sin dalla
prima canzone, ovvero la title-track, che non lascia un attimo di tregua
se non in un finale leggermente dilatato e "melodico" ma attento
comunque a mantenere vivi certi elementi dissonanti e destrutturati che
fungono da ossatura per tutto il lavoro in questione. Solitamente sono
solito menzionare episodi più meritevoli rispetto ad altri nelle mie
recensioni, ma qui non lo farò, perché tutto l’album mette in mostra una
maturità che difficilmente è riscontrabile in altri debutti discografici
oltre che una tecnica di primo livello e un senso della negazione della
solita forma canzone tutto sommato personale e assolutamente non banale.
Qui pare che la formazione (escludendo i primi due demo di
"assestamento") abbia saltato a piè pari il periodo di rodaggio che
intercorre tra i solitamente stentati e embrionali inizi della maggior
parte delle giovani bands per arrivare subito al sodo, aggredendo con
intelligenza sopraffina e rabbia primordiale.
Alcuni episodi sono leggermente più "lineari" e
tipicamente brutal, come ad esempio Persevering incitement,
song capace di provocare molte rotture di collo e crepe nei finestrini
delle proprie auto se ci si lascia andare troppo col volume, ma
l’illusione di avere a che fare con una band che cerca di smorzare la
sua vena contorta viene smentita subito dopo con Collapse in
reverse, nuovamente strabordante di improvvisi stop‘n’go e
strutture "singhiozzanti" e tritaossa. Questi sono gli elementi che la
band svedese mette in mostra con spavalderia, un susseguirsi di puro
metallo devastante dall’alto tasso tecnico, ma che non si arena mai, non
si fa intimorire dall’osare un po’ di più, ma anzi va avanti a testa
alta per il suo impervio sentiero. Il gruppo, in definitiva, sa bene
come colpire e, grazie alla preparazione impeccabile di ogni singolo
musicista (ricordo che fanno parte della line-up membri di formazioni
già navigate nell’ambito white come Crimson Moonlight,
Miseration e altre ancora) riesce a maneggiare una materia che per
molti altri sarebbe stata fatale. Troppe volte infatti si ha la
sensazione che molti musicisti facciano il passo più lungo della gamba,
ma in questo caso questa opzione è scartabile già dopo pochi minuti di
ascolto, fortunatamente.
Unico appunto che potrei rivolgere agli Inevitabile End, è quello
comune a tante altre bands simili, ovvero quello di suscitare un po’ di
noia dopo la metà del disco. Non è facile riuscire a mantenere sempre a
livelli altissimi l’attenzione di chi ascolta con una proposta musicale
così violenta e senza compromessi, ma grazie a svariati accorgimenti
questi svedesi riescono ad evitare in gran parte questa situazione come,
ad esempio, oltre la già citata imprevedibilità della propria musica,
anche un sapiente e ridotto minutaggio complessivo che si rivela come
pregio e non come difetto. Chi ha capito di cosa stiamo parlando, ovvero
di technical brutal death/grind-core ad alti livelli, e apprezza questo
tipo di sound, può quasi acquistare questo disco a scatola chiusa. Per
tutti gli amanti dell’estremo in genere, un ascolto è quantomeno
doveroso.
Infected
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