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Moniker emerso inaspettatamente dalle repentine
ceneri dei doomster Paramaecium, la line-up risulta composta dal
100% degli storici membri dell'altrettanto storico act (Andrew Tompkins
basso e voce; Jason De Ron alla sette corde, ma ha poi però abbandonato
il progetto terminato il Cd; Jayson "Horde" Sherlock dietro le
pelli), più la seconda chitarra di Peter Willmott dei Fearscape.
Le attese per questo "inExordium" erano ben alte, dai primi
samples strumentali e dalle influenze dichiarate - Nile,
Suffocation, Entombed, Morbid Angel tra le altre -
sembrava si stesse attendendo l'uscita di un disco brutal, di quelli che
fanno male. Purtroppo però le aspettative sono andate non poco deluse:
questo debut è solo un semplice disco di swedish death, ben eseguito pur
se con songwriting poco ispirato ed un growl/scream mediocre che va
ulteriormente ad appiattire composizioni che di ulteriori appiattimenti
non necessitavano di certo. Il mutamento di stile è sostanziale rispetto
ai Parameacium: dal doom death claustrofobico e asfittico a
questo death metal veloce, melodico e moderno di oscurità ed enfasi ce
ne corre; l'aver cambiato moniker è stata, almeno questa, saggia
decisione.
Tre quarti d'ora circa ripartiti in undici
speculari episodi, liriche che spaziano dall'esistenzialismo di ottica
cristiana alla denuncia sociale, il sound portante (e ridondante) di
"inExordium" è dunque uno swedish death pieno, massivo, ottimamente
prodotto, strutturato sì ma poco vario, che ondeggia di continuo da
serrati a mid-tempo. Qualche variante viene innestata, ma tuttavia
cambia poco; citerei comunque il passaggio minimale onirico di
Scourge of democracy, la partitura cadenzata al limite del
breakdown in The voice of treason, i mood incupiti di
Programmed cell death e della buona Punishment,
lo stacco strumentale thrash oriented con solo in Beneath contempt.
All'interno di una diffusa sensazione di "déjà écouté" si apprezzano in
particolar modo la settima Imminent particle collision per
l'attitudine death in your face, e sicuramente l'intrigante, lunga e
conclusiva Covered in pain, la composizione più originale
e carica di pathos, con growl cavernoso, la quale nella seconda parte
evolve doom in stile Paramaecium, ed il tutto torna magicamente
ad incantare... Incontenibile a questo punto per i fans del vecchio act
il magone misto ad uno strisciate rantolo di rabbia.
Da musicisti di questo calibro, peraltro con un
lavoro così pubblicizzato in fase di realizzazione, ci si attendeva
sicuramente di più. Che io ne sia rimasto deluso per analogia credo sia
emerso evidente nel corso di queste righe, tuttavia oggettivamente è un
lavoro discreto di swedish death. Staremo a vedere se questo act è stato
solo una parentesi, e, nel caso contrario, quale sarà la strada che
intenderanno percorrere di qui in avanti. Un ritorno alle origini è
auspicato.
Vaake
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