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INEXORDIUM
inExordium
melodic death
2008 - Veridon Music
(Australia)
www.myspace.com/inexordium

 

Moniker emerso inaspettatamente dalle repentine ceneri dei doomster Paramaecium, la line-up risulta composta dal 100% degli storici membri dell'altrettanto storico act (Andrew Tompkins basso e voce; Jason De Ron alla sette corde, ma ha poi però abbandonato il progetto terminato il Cd; Jayson "Horde" Sherlock dietro le pelli), più la seconda chitarra di Peter Willmott dei Fearscape. Le attese per questo "inExordium" erano ben alte, dai primi samples strumentali e dalle influenze dichiarate - Nile, Suffocation, Entombed, Morbid Angel tra le altre - sembrava si stesse attendendo l'uscita di un disco brutal, di quelli che fanno male. Purtroppo però le aspettative sono andate non poco deluse: questo debut è solo un semplice disco di swedish death, ben eseguito pur se con songwriting poco ispirato ed un growl/scream mediocre che va ulteriormente ad appiattire composizioni che di ulteriori appiattimenti non necessitavano di certo. Il mutamento di stile è sostanziale rispetto ai Parameacium: dal doom death claustrofobico e asfittico a questo death metal veloce, melodico e moderno di oscurità ed enfasi ce ne corre; l'aver cambiato moniker è stata, almeno questa, saggia decisione.

Tre quarti d'ora circa ripartiti in undici speculari episodi, liriche che spaziano dall'esistenzialismo di ottica cristiana alla denuncia sociale, il sound portante (e ridondante) di "inExordium" è dunque uno swedish death pieno, massivo, ottimamente prodotto, strutturato sì ma poco vario, che ondeggia di continuo da serrati a mid-tempo. Qualche variante viene innestata, ma tuttavia cambia poco; citerei comunque il passaggio minimale onirico di Scourge of democracy, la partitura cadenzata al limite del breakdown in The voice of treason, i mood incupiti di Programmed cell death e della buona Punishment, lo stacco strumentale thrash oriented con solo in Beneath contempt. All'interno di una diffusa sensazione di "déjà écouté" si apprezzano in particolar modo la settima Imminent particle collision per l'attitudine death in your face, e sicuramente l'intrigante, lunga e conclusiva Covered in pain, la composizione più originale e carica di pathos, con growl cavernoso, la quale nella seconda parte evolve doom in stile Paramaecium, ed il tutto torna magicamente ad incantare... Incontenibile a questo punto per i fans del vecchio act il magone misto ad uno strisciate rantolo di rabbia. 

Da musicisti di questo calibro, peraltro con un lavoro così pubblicizzato in fase di realizzazione, ci si attendeva sicuramente di più. Che io ne sia rimasto deluso per analogia credo sia emerso evidente nel corso di queste righe, tuttavia oggettivamente è un lavoro discreto di swedish death. Staremo a vedere se questo act è stato solo una parentesi, e, nel caso contrario, quale sarà la strada che intenderanno percorrere di qui in avanti. Un ritorno alle origini è auspicato.

Vaake

VOTO

70

 

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