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INHALE EXHALE
The Lost, The Sick, The Sacred
 
INHALE EXHALE
Bury Me Alive
 
 

 

INHALE EXHALE
I Swear...
metalcore
2008 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/inhaleexhale

 

In molti, me compreso, hanno storto un po' il naso ascoltando la debut release degli Inhale Exhale ("The Lost, The Sick, The Sacred") che proponeva un sound sperimentale prendendo un po' di tutto dai migliori nel panorama metalcore e hardcore/emocore/screamo, ottenendo però un risultato con parecchie pecche tecniche e un sound banale e noioso. Ora, a due anni di distanza dal debut, le cose sono per fortuna cambiate e ciò che hanno ottenuto con "I Swear..." è decisamente un passo avanti rispetto a quanto ottenuto con "The Lost, The Sick, The Sacred".

Apre il platter I need a space ship (instead I got problems) con un assolo di basso per passare dopo poco a pura violenza mathcore, e già da questi primi secondi si può notare come il sound sia più maturo e tecnico; anche il growling di Ryland Rauss è parecchio migliorato e non appiattisce il sound. Nel refrain Ryland canta in clean mentre gli arrangiamenti strumentali si adeguano alla melodia del clean voice, suonando dei più orecchiabili riff post-core. Non mancano neppure momenti di puro mosh e anche un piccolo intermezzo strumentale sul finale. It's myself VS being a man cambia completamente stile: stavolta ciò che ci presentano è un intro decisamente melodica alla quale segue follia screamo, accompagnata in sottofondo da un suono epico di organo; peccato per un drumming non abbastanza all'altezza, in quanto sia negli intermezzi melodici sia nel corpo principale della song esegue sempre gli stessi fill, con solo qualche piccola e troppo breve variante di doppio pedale. The impatient will suffer è un'ottima track, esordisce con Rauss che urla "Let's move out!!", e in effetti durante l'ascolto è difficile restar fermi, la testa si lancia da sola in un headbanging selvaggio; il sound nell'insieme è molto coinvolgente, dal growl non gutturale ai riff, che non disprezzano qualche piccolo inserimento post-core che non guasta. Purtroppo nel refrain tutto il comparto strumentale viene completamente sacrificato per orientarsi verso un sound modern rock. Per fortuna non manca subito dopo una bella dose di violenza per poi chiudere nuovamente con il refrain cantato in clean. Is the fact that I'm trying to do it, doing it for you? apre con un suono epico di tastiera e poi nel corpo principale della traccia cambia nuovamente stile rispetto alle precedenti song: stavolta abbiamo di fronte un metalcore più grezzo e old school, con continui cambi di tempo e breakdown velocizzati, tranne che nel refrain in cui viene ripreso il cantato in clean voice e la chitarra solista esegue un riff di matrice death melodica, con il basso in accompagnamento.

La successiva I live the bad life (you make it worse) attacca con un solitario riff di chitarra accompagnato dopo qualche secondo dai colpi di rullante della batteria; anche in questa track lo stile è abbastanza grezzo e violento, non mancano i cambi di tempo e anche quando Rauss usa il clean voice per far riposare le sue corde vocali gli arrangiamenti strumentali rimangono pressoché invariati. Passiamo a No one is invincibile: intro di una malinconica acustica in lontananza, e poi riff veloci ma che hanno un sapore triste e emozionale, accompagnati da discreti fill di batteria. Nella seconda parte della song non manca comunque una parte di violenza moshcore. The words that we have chosen apre con riff melodici, quasi che si tratti di una ballad; in effetti l'impressione di ascoltare una ballad continua non appena sentiamo un cantato molto melodico e malinconico accompagnato dal basso; dopo meno di un minuto però ricomincia la violenza gratuita con possenti riff rapidissimi e batteria martellante. Il refrain è cantato in clean ma stavolta le chitarre non si sacrificano completamente come era già accaduto in alcune precedenti song, ma eseguono dei lenti riff post-core. Verso la fine alla chitarra solista è lasciato anche un piccolo spazio per dilettarsi in un assolo, bloccato poi dal breakdown. In chiusura, dopo il refrain, i nostri si lasciano andare in urla e riff screamo. Drink till we drop è una potente track contenente quasi tutto ciò che si trova di meglio sulla scena metalcore: veloci cavalcate chitarristiche, fill che ricordano un po' il thrash, growl alternato a urla, possenti breakdown e anche un leggero intermezzo melodico. I'll die with no friends and a grin on my face è più leggera e melodica rispetto alle precedenti, con riff maggiormente hardcore ed emocore e fill che comunque si mantengono su un buon livello di velocità e potenza. Non manca ugualmente un piccolo stacco di violenza con un breakdown e growl più cupo. Fluvanna è anch'essa una traccia potente, con buoni riff armonizzati tra loro e fill rapidi e coinvolgenti, peccato che vi sia uno stacco netto tra questo stile e quello emocore del refrain, lasciando l'amaro in bocca. Chiude Knowledge=priceless: dopo tanta violenza un momento di tranquillità; questa track è suonata con l'acustica, i fill sono lenti e la voce sempre in un ottimo clean malinconico e rilassante; splendidi anche gli intermezzi strumentali in cui le due chitarre acustiche la fanno da padrone. Nel finale riprendono il posto le elettriche, ma l'atmosfera strappalacrime è sempre la stessa.

Insomma, gli Inhale Exhale con questo platter hanno veramente raggiunto ciò che non erano riusciti a fare con "The Lost, The Sick, The Sacred": un sound in grado di dare il meglio e di non annoiare. Ad ogni ascolto ogni traccia riesce a tirar fuori qualcosa di nuovo e che non si era colto nell'ascolto precedente. Non ci resta che sperare che questo ottimo risultato venga ancora migliorato con le future releases.

Francesco Pellegrino

VOTO

84

 

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