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INHALE EXHALE
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INHALE EXHALE
The Lost, The Sick, The Sacred
metalcore
2006 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/inhaleexhale

 

Al giorno d'oggi, la pratica di unire alla potenza e all'aggressività del metalcore atmosfere e caratteristiche emo è largamente diffusa, soprattutto tra le band che in America seguono la scia di Atreyu e Killswitch Engage. I nostri in questione, gli Inhale Exhale, non sono da meno: basta ascoltare i primi secondi di Redemption per avere l'impressione che ciò che ci sparano nelle orecchie abbia qualcosa di "già sentito", soprattutto nel refrain. Fortunatamente la nostra negativa impressione iniziale diminuisce con By grace, in cui già possiamo avere un assaggio della loro tecnica, anche se ancora non dimostrano di avere grande potenza ritmica, mantenendosi sempre su atmosfere rockeggianti e poco "cattive". Frail dreams and rude awakening è una buona traccia di emocore, con un buon punto di equilibrio tra clean e growl, tra riff pesanti e calmi. Dance all night pecca di innovazione: durante quasi tutta la traccia riff e fill sono praticamente gli stessi, senza mai un cambio di tempo né un distaccamento delle due chitarre.

Dove l'aggressività cominciava ad andar bene, manca la tecnica. Purtroppo i problemi continuano ancora ed è difficile trovare una traccia che riesca a soddisfare tutte le caratteristiche richieste dal genere. In Touch of deception i riff sono palesemente rock e c'è ancora quella sensazione di "già sentito", soprattutto nel finale. Tonight we die togheter è decisamente migliore rispetto ai precedenti brani; i riff sono articolati abbastanza bene ed anche il growl aggiunge profondità. Non male anche gli intermezzi melodici con una acustica in sottofondo, prima dell'esplosione finale. Sons of tomorrow (To Noah James) è suonata con riff d'acustica e cantata in coro. Una traccia che poteva andar bene per far riprendere fiato dopo aver ascoltato qualcosa di potente, mentre in questo caso è un po' fuori luogo. In Rose among the ashes troviamo finalmente ciò che ci aspettavamo di sentire per questo genere, peccato che la vena creatrice dei ragazzi abbia fatto finire la canzone dopo soli due minuti. La ciliegina sulla torta, la title-track, è stata lasciata per ultima. Dopo una piccola apertura melodica, irrompe con pesanti riff e con il growler che martella le sue corde vocali senza pause fino al refrain, per poi riprendere di nuovo. Se tutte le tracce fossero state sullo stile di di quest'ultima, il risultato sarebbe stato decisamente diverso.

Un principiante ad un primo ascolto potrebbe giudicare questo disco positivamente, ma finirebbe comunque per annoiarlo dopo 3-4 ascolti. Alle orecchie di un esperto è sufficiente meno di un ascolto per capire quali sono le mancanze di questi ragazzi: aggressività, miglioramenti nel sound, esperienza, grinta, tecnica, stile. Finché non si distaccheranno almeno un po' dai loro idoli e non cominceranno a darsi da fare sul serio sarà difficile per loro diventare "qualcuno", considerando anche il fatto che la piazza, per questo genere, è al momento già strapiena.

Francesco Pellegrino

VOTO

58

 

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