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Al giorno d'oggi, la pratica di unire alla potenza
e all'aggressività del metalcore atmosfere e caratteristiche emo è
largamente diffusa, soprattutto tra le band che in America seguono la
scia di Atreyu e Killswitch Engage. I nostri in questione,
gli Inhale Exhale, non sono da meno: basta ascoltare i primi
secondi di Redemption per avere l'impressione che ciò che
ci sparano nelle orecchie abbia qualcosa di "già sentito", soprattutto
nel refrain. Fortunatamente la nostra negativa impressione iniziale
diminuisce con By grace, in cui già possiamo avere un
assaggio della loro tecnica, anche se ancora non dimostrano di avere
grande potenza ritmica, mantenendosi sempre su atmosfere rockeggianti e
poco "cattive". Frail dreams and rude awakening è una
buona traccia di emocore, con un buon punto di equilibrio tra clean e
growl, tra riff pesanti e calmi. Dance all night pecca di
innovazione: durante quasi tutta la traccia riff e fill sono
praticamente gli stessi, senza mai un cambio di tempo né un
distaccamento delle due chitarre.
Dove l'aggressività cominciava ad andar bene, manca
la tecnica. Purtroppo i problemi continuano ancora ed è difficile
trovare una traccia che riesca a soddisfare tutte le caratteristiche
richieste dal genere. In Touch of deception i riff sono
palesemente rock e c'è ancora quella sensazione di "già sentito",
soprattutto nel finale. Tonight we die togheter è
decisamente migliore rispetto ai precedenti brani; i riff sono
articolati abbastanza bene ed anche il growl aggiunge profondità. Non
male anche gli intermezzi melodici con una acustica in sottofondo, prima
dell'esplosione finale. Sons of tomorrow (To Noah James) è
suonata con riff d'acustica e cantata in coro. Una traccia che poteva
andar bene per far riprendere fiato dopo aver ascoltato qualcosa di
potente, mentre in questo caso è un po' fuori luogo. In Rose among
the ashes troviamo finalmente ciò che ci aspettavamo di sentire
per questo genere, peccato che la vena creatrice dei ragazzi abbia fatto
finire la canzone dopo soli due minuti. La ciliegina sulla torta, la
title-track, è stata lasciata per ultima. Dopo una piccola apertura
melodica, irrompe con pesanti riff e con il growler che martella le sue
corde vocali senza pause fino al refrain, per poi riprendere di nuovo.
Se tutte le tracce fossero state sullo stile di di quest'ultima, il
risultato sarebbe stato decisamente diverso.
Un principiante ad un primo ascolto potrebbe
giudicare questo disco positivamente, ma finirebbe comunque per
annoiarlo dopo 3-4 ascolti. Alle orecchie di un esperto è sufficiente
meno di un ascolto per capire quali sono le mancanze di questi ragazzi:
aggressività, miglioramenti nel sound, esperienza, grinta, tecnica,
stile. Finché non si distaccheranno almeno un po' dai loro idoli e non
cominceranno a darsi da fare sul serio sarà difficile per loro diventare
"qualcuno", considerando anche il fatto che la piazza, per questo
genere, è al momento già strapiena.
Francesco Pellegrino
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