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Truce e furibondo raw black per il debut di questo nuovo unblack act
(ovviamente, mi verrebbe da dire) brasiliano, che scioglie il senso del
proprio monicker tramite la citazione di un versetto del vangelo di
Giovanni: "Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al
Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui" (3,36);
com'è logico pensare i testi, in portoghese, trattano tematiche
apocalittiche e di crash-evil, la distruzione dell'Antico Nemico che
avverrà alla fine dei tempi, ma che ogni seguace di Cristo deve operare
dentro di sé, nella battaglia spirituale per il volere di Dio, per mezzo
dell'umiltà e della mortificazione del superbo ego.
I quattro sudamericani sulla scia di Horde e, per lo più, di
tutta la scena unblack del fertilissimo underground amazzonico, danno
vita ad un sound veramente brutale e febbrile, saviamente variegato
seppur sporco quanto ad esecuzione, aspetto quest'ultimo peggiorato da
una produzione solo appena discreta. Cacofonie distorsive, arrembaggi
ritmici e blastbeat spaccasassi, nota di particolare encomio va al
singer e chitarrista Jachobus Philoteos (in greco "amico di Dio"),
autore di una prova al microfono da sfilacciamento delle corde vocali.
Ci si inoltra nella plumbea burrasca, climax dell'album, con
Soberania ao Senhor, marasmatico grezzume black con loop
canonici, bridge chitarristi caotici sì, ma mai quanto le percussioni di
chiusa che seguono una piccola distesa doom, emotivamente tormentosa.
Grande pezzo, cui fa seguito l'intensissimo ed asfissiate ipertempo
ritmicamente vario di Humildade. E' thriller il mood della
tecnica title-track No mais profundo do espiritual revelado,
succeduta da Ira divina, ove l'attacco sovraccarico di
tensione sfoga in un olocausto sonoro nel quale lo screaming spaventa
per veemenza e visceralità: e se ciò non bastasse a colpire l'astante
più forgiato interviene un tramortente giro armonico, semplice ma
ipnotico. La pandemica, horrorifico-teatrale, Reverência è
aperta e chiusa da un pulito arpeggio; il gorgo oscuro torna ad
inabissare ogni perversione residua con Fogo eterno,
down-tuning zanzaroso e roboante che consente istanti mid-tempo patetici
e privi di luce. Siamo alla breve strumentale Lamentações:
qui un'acustica è affiancata da radi pizzichi di basso, preludio della
fine, Em Seu reino eterno, brano dal songwriting elaborato
e dove le convulsioni di una cupissima doppia cassa danno l'idea di vero
sterminio.
Che dire, "No Mais Profundo Do Espiritual Revelado" è brace
incandescente, rabbia spartana: non certo per tutti, ma a chi ama queste
dissonanze estreme consiglio di non dimenticare gli Ira Divina
quando preparerà la propria colonna sonora dell'Armageddon, la fine di
ogni cosa, l'inizio di tutto.
Vaake
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