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IRA DIVINA
No Mais Profundo Do Espiritual Revelado
unblack
2006 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/iradivina3

 

Truce e furibondo raw black per il debut di questo nuovo unblack act (ovviamente, mi verrebbe da dire) brasiliano, che scioglie il senso del proprio monicker tramite la citazione di un versetto del vangelo di Giovanni: "Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui" (3,36); com'è logico pensare i testi, in portoghese, trattano tematiche apocalittiche e di crash-evil, la distruzione dell'Antico Nemico che avverrà alla fine dei tempi, ma che ogni seguace di Cristo deve operare dentro di sé, nella battaglia spirituale per il volere di Dio, per mezzo dell'umiltà e della mortificazione del superbo ego.

I quattro sudamericani sulla scia di Horde e, per lo più, di tutta la scena unblack del fertilissimo underground amazzonico, danno vita ad un sound veramente brutale e febbrile, saviamente variegato seppur sporco quanto ad esecuzione, aspetto quest'ultimo peggiorato da una produzione solo appena discreta. Cacofonie distorsive, arrembaggi ritmici e blastbeat spaccasassi, nota di particolare encomio va al singer e chitarrista Jachobus Philoteos (in greco "amico di Dio"), autore di una prova al microfono da sfilacciamento delle corde vocali. Ci si inoltra nella plumbea burrasca, climax dell'album, con Soberania ao Senhor, marasmatico grezzume black con loop canonici, bridge chitarristi caotici sì, ma mai quanto le percussioni di chiusa che seguono una piccola distesa doom, emotivamente tormentosa. Grande pezzo, cui fa seguito l'intensissimo ed asfissiate ipertempo ritmicamente vario di Humildade. E' thriller il mood della tecnica title-track No mais profundo do espiritual revelado, succeduta da Ira divina, ove l'attacco sovraccarico di tensione sfoga in un olocausto sonoro nel quale lo screaming spaventa per veemenza e visceralità: e se ciò non bastasse a colpire l'astante più forgiato interviene un tramortente giro armonico, semplice ma ipnotico. La pandemica, horrorifico-teatrale, Reverência è aperta e chiusa da un pulito arpeggio; il gorgo oscuro torna ad inabissare ogni perversione residua con Fogo eterno, down-tuning zanzaroso e roboante che consente istanti mid-tempo patetici e privi di luce. Siamo alla breve strumentale Lamentações: qui un'acustica è affiancata da radi pizzichi di basso, preludio della fine, Em Seu reino eterno, brano dal songwriting elaborato e dove le convulsioni di una cupissima doppia cassa danno l'idea di vero sterminio.

Che dire, "No Mais Profundo Do Espiritual Revelado" è brace incandescente, rabbia spartana: non certo per tutti, ma a chi ama queste dissonanze estreme consiglio di non dimenticare gli Ira Divina quando preparerà la propria colonna sonora dell'Armageddon, la fine di ogni cosa, l'inizio di tutto.

Vaake

VOTO

79

 

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