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IVAN
Project Czar: Ivan
heavy
2008 - Self
(Italia)
www.myspace.com/sunkinghardrock

 

E dopo Metatrone, Boarders e Fratello Metallo, una nuova band italiana si affaccia sul versante metal classico/melodico con liriche che toccano, tra gli altri, argomenti legati al cattolicesimo e al Cristianesimo in generale. O meglio, per esser più precisi, più che al cospetto di un lavoro di una band ci troviamo davanti ad un disco del polistrumentista Ivan Perugini, appoggiato da validi musicisti, tra cui i ragazzi dei Sun King (Giacomo Pettinari accompagna Ivan alla chitarra, suonata nell'assolo di The difference da Roberto Basili; si sono succeduti al basso Massimo Perugini e Daniele Sincini, e alla batteria Matteo Monitironi e Roby Sopranzi). Ritengo opportuno precisare anche che alcuni di questi non sono affatto cristiani, mentre lo è chi scrive musica e testi, con conseguente ed inevitabile influenza sul lavoro.

Quel che conta però, trattandosi di musica, è che ognuno di sé ha alle spalle diverse esperienze con vari gruppi, soprattutto cover band hard rock/rock classico, e che non ci si trova ad ascoltare dei principianti lo si capisce sin dalle prime note dell'album. Il disco ha dunque forti richiami al metal classico, con venature hard rock (nelle prime tracce soprattutto mi vien spontaneo il paragone con i Megadeth periodo heavy, ossia da "Countdown To Extinction" del '94 in poi). Ma, se la parte strumentale è eseguita quasi alla perfezione, risulta fuori luogo la parte vocale, dove difatti il buon Ivan risulta poco spontaneo e originale (cosa che penalizza leggermente il disco), riuscendo però a riscattarsi nelle parti solo-chitarristiche, dove riesce a regalarci svariati episodi melodici di grande bellezza. Le parti migliori di questo album sono a mio avviso le prime due tracce, Strengh and will e Aceman, dove il sapore hard rock è più accentuato, Hippogriff, aperta da un arpeggio molto bello così come il solo, e Man of the mountain dal vago sapore glam. Ciò non toglie che anche altri brani, pur non facendo certo gridare al capolavoro, sappiano farsi notare. E' il caso della simpatica The difference, di Dreizehn moewen, cantata in tedesco, o di Hope, aperta da un intro di pianoforte per poi svilupparsi su un sound stranamente tessuto tra hard rock e metal moderno.

Il resto del disco si muove sempre tra hard'n'heavy, senza sbilanciamenti eccessivi. Nel suo complesso il lavoro supera la sufficienza, grazie ad un ottimo lavoro strumentale. Come già detto però, grave peso portano la parte canora e la poca originalità. Speriamo in un prossimo episodio migliore, dato che, senza dubbio, i presupposti ci sono tutti.

Enrico Riccobene

VOTO

65

 

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