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A circa un anno dall'autoprodotto "Dominion Of
Darkness", eccoci con un nuovo full-length del produttivo sodalizio
old-schooler da Columbus, che esce stavolta per la Retroactive Records,
e che ci narra ancora un concept, scritto dal singer Chaz Bond; il
complesso racconto è incentrato sulle esperienze, le decisioni, i dubbi
e le angosce intimiste del protagonista, che prova a ricercare ma allo
stesso tempo fatica a trovare la via nella luce, dopo aver abbandonato
le strade spesso più semplici e comode ammantate di oscurità.
Musicalmente è il solito lavoro marchiato Jacobs Dream, cinquanta
minuti di heavy power vecchia scuola, meno progressivo, massicciamente
epico, brillantemente tecnico nel reparto solistico, prodotto coi
consueti punti interrogativi sulla pulizia ed il settaggio dei suoni.
Ambient temporalesco e spoken part angosciata come
intro dell'introduttiva Welcome to my world, traccia che
all'ingresso della strumentazione assume fattezze di heavy epico con
voce intensa, fisionomia stilistica questa che non verrà più abbandonata
nel dispiego del platter, per la gioia dei nostalgici del metal sound
atavico. Ovviamente ciò non implica che si andrà incontro ad undici
tracce fotocopia, le varianti che personalizzano i vari episodi ci sono,
e sono per lo più trovate in variazioni tempistiche e ricerche melodiche
catchy e pompose, come nei chorus della spinta Minds will burn
e di The hell that I breathe. E non solo: cenni
progressivi (The blessing and the curse), utilizzo seppur
fugace del growl (Stain), clean song dal riffing dilatato
e cantato baritonale (The darkest hour), ma anche una semi
ballad (Reborn in fire). La palma della tracklist va
comunque alla quinta Hand full of dust, dove
l'impeto emozionale di Chaz Bond è manifestato nei toni alti e nei
passionali vibrati, seguita a ruota dal profluvio di solos della decima
Beneath the shadows, degna title-track.
Il quintetto statunitense sforna così un altro buon
album, che tuttavia nulla muta né aggiunge rispetto a quanto la band ha
finora detto, e che comunque resta complessivamente lontano delle sue
migliori release, che sono senza troppa possibilità di contraddittorio
"Jacobs Dream" e "Theater Of War". Lavoro consigliato
quasi esclusivamente agli appassionati di epic old-school.
Valerio Mei
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