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JACOBS DREAM
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JACOBS DREAM
Jacobs Dream
 
JACOBS DREAM
Theater Of War
 
JACOBS DREAM
Drama Of The Ages
 
JACOBS DREAM
Dominion Of Darkness
 
 

 

JACOBS DREAM
Beneath The Shadows
epic
2009 - Retroactive Records
(USA)
www.myspace.com/jacobsdream

 

A circa un anno dall'autoprodotto "Dominion Of Darkness", eccoci con un nuovo full-length del produttivo sodalizio old-schooler da Columbus, che esce stavolta per la Retroactive Records, e che ci narra ancora un concept, scritto dal singer Chaz Bond; il complesso racconto è incentrato sulle esperienze, le decisioni, i dubbi e le angosce intimiste del protagonista, che prova a ricercare ma allo stesso tempo fatica a trovare la via nella luce, dopo aver abbandonato le strade spesso più semplici e comode ammantate di oscurità. Musicalmente è il solito lavoro marchiato Jacobs Dream, cinquanta minuti di heavy power vecchia scuola, meno progressivo, massicciamente epico, brillantemente tecnico nel reparto solistico, prodotto coi consueti punti interrogativi sulla pulizia ed il settaggio dei suoni.

Ambient temporalesco e spoken part angosciata come intro dell'introduttiva Welcome to my world, traccia che all'ingresso della strumentazione assume fattezze di heavy epico con voce intensa, fisionomia stilistica questa che non verrà più abbandonata nel dispiego del platter, per la gioia dei nostalgici del metal sound atavico. Ovviamente ciò non implica che si andrà incontro ad undici tracce fotocopia, le varianti che personalizzano i vari episodi ci sono, e sono per lo più trovate in variazioni tempistiche e ricerche melodiche catchy e pompose, come nei chorus della spinta Minds will burn e di The hell that I breathe. E non solo: cenni progressivi (The blessing and the curse), utilizzo seppur fugace del growl (Stain), clean song dal riffing dilatato e cantato baritonale (The darkest hour), ma anche una semi ballad (Reborn in fire). La palma della tracklist va comunque alla quinta Hand full of dust, dove l'impeto emozionale di Chaz Bond è manifestato nei toni alti e nei passionali vibrati, seguita a ruota dal profluvio di solos della decima Beneath the shadows, degna title-track.

Il quintetto statunitense sforna così un altro buon album, che tuttavia nulla muta né aggiunge rispetto a quanto la band ha finora detto, e che comunque resta complessivamente lontano delle sue migliori release, che sono senza troppa possibilità di contraddittorio "Jacobs Dream" e "Theater Of War". Lavoro consigliato quasi esclusivamente agli appassionati di epic old-school.

Vaake

VOTO

77

 

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