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Lasciata nostalgicamente alle spalle l'epopea con
la Metal Blade, constata di tre album e non poca fama nella scena epic
power mondiale, il maturo ensemble dall'Ohio dei Jacobs Dream si
ritrova a far uscire senza contratto discografico il suo nuovo lavoro,
"Dominion Of Darkness". Dev'essere stato un tremebondo smacco per
la creatura di James Evans e John Berry, anche perché il materiale
assemblato dall'ultimo "Drama Of The Ages" del 2005 era molto, e
l'incredibile estensione (quasi 78 minuti!) di "Dominion Of Darkness"
lo testimonia; le tredici tracce oltre che ben composte appaiono anche
piuttosto cariche di epico pathos, ma si percepisce come mancasse una
certa tranquillità nella realizzazione di un platter che alla fine ne è
uscito prodotto frettoloso: viene da pensare che le registrazioni siano
state concentrate nel minor tempo possibile, proprio in vista del
limitato budget stavolta investibile. Dispiace che una band di tale
caratura debba abbassare la qualità della propria musica per mancanza di
una label, ma con "Dominion Of Darkness" pare essere andata così.
Interminabile sequela di metallo epico, come al
solito fortemente contaminato da power e prog, di carne al fuoco ce n'è
davvero tanta, per quantità più che per varietà, dato che la stilistica
delle tracce non si rivoluziona mai da un episodio all'altro: tuttavia
gli Jacobs Dream riescono ad apportare sempre (o quasi) le
opportune varianti al songwriting tali da smorzare le (ridondanti -
quelle che stufano) sensazioni del déjà écouté. A rendere l'opera non
entusiasmate concorre anche la prestazione vocale di Chaz Bond: voce
maschia ed epica, qualche acuto e qualche sporadico growl, ma nel
complesso piuttosto piatta e poco incisiva, anche qui frettolosa. La
struttura delle track, tutte oltre i 5 minuti con la sola eccezione
della quinta Don't talk, dal catchy chorus, prevede sempre
ritmiche arrangiate, possenti ed epiche, mai in up tempo, con mood
chitarristici epici, solos vibrati e bridge progressivi a dividere i
chorus, piacevoli ma mai memorabili. Ottime l'opener Demon world,
Hands of doom, così come l'infoschita Dissolution of
purity (Now here we are / puppets in this game unless we choose
to stand against it / we’ll never be the same / so rise up take your
place in line / at our eyes can see / no more dissolution of purity),
passaggi invece evitabili sostanziano in Can't break,
Violent kingdom e nella prolissa closer Mercy killing,
orpellosa nel suo finale a sfumare. Destano l'attenzione dell'epico
astante diverse partiture ossianiche, che solennemente avvolgono nella
tempestosa e aulica Curse of antikythera (The world of
science scoffed / the figures must be off / refusing to believe in God
or eternity / But what if it were true / what if there’s a debt to pay /
sinners in the hands of a God), come nell'ipocondriaca e passionale
Awaken the man. L'acme dell'epicità sfoga nella centrale
Dark alliance, pregna anche di un inatteso break melodeath
growlato.
Buon disco, se fosse di una sconosciuta band
all'esordio; per un nome affermato e celebrato come quello dei Jacobs
Dream, con alle spalle grandi dischi quali "Jacobs Dream" e
"Theater Of War", invece un preoccupante passo del gambero.
Tuttavia "Dominion Of Darkness" brutto non è, e la qualità
musicale dell'act statunitense seppur non sfolgori come in antichi
fasti, viene però mantenuta alta in un lavoro che i fans potranno
apprezzare, ma che difficilmente colpirà chi casualmente vi si
imbattesse.
Vaake
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