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JACOBS DREAM
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JACOBS DREAM
Jacobs Dream
 
JACOBS DREAM
Theater Of War
 
JACOBS DREAM
Dominion Of Darkness
 
JACOBS DREAM
Beneath The Shadows
 
 

 

JACOBS DREAM
Drama Of The Ages
epic
2005 - Metal Blade Records
(USA)
www.myspace.com/jacobsdream

 

Forti di due importanti album quali l'omonimo "Jacobs Dream" del 2000 e "Theater Of War", uscito l'anno seguente, si era levata una certa aspettativa per il nuovo full-length della band statunitense, che però sembrava non uscire più. Finalmente dopo ben quattro anni il quintetto si è rifatto vivo con questo "Drama Of The Ages": le premesse per qualcosa di davvero interessante c'erano tutte, a partire dal bellissimo lavoro di cover-art, passando per le profonde lyrics che trattano dell'uomo di fronte ai momenti ultimi, quando cioè starà per render conto di tutta la sua vita, terminando per i ben 71 minuti complessivi di durata divisi in 13 tracce il che tenderebbe a far pensare ad una certa ispirazione compositiva da parte della band.

Sentendo e risentendo il cd però rimane un po' di amaro in bocca: nonostante una produzione non certo brillante l'epicità old style trasuda e l'esecuzione è nel complesso buona, ma l'intensità vocale del neo-singer Chaz Bond è, ahimè, limitata ed inoltre nonostante begli episodi nel complesso l'intero lavoro manca di quel mordente e di quell'"anima" che l'avrebbe reso di certo più pregnante ed appassionante. L'opener è già la title-track: Drama of the ages fila senza particolari sussulti col suo heavy solennizzato ricco di immancabili refrain e guitar solo, ed è chiuso da un lungo acuto, acuto che apre anche la seguente Keeper of the crown dove buone melodie coabitano con bei passaggi strumentali possenti e anche veloci. Notevole tensione è generata dalla tastiera atmosferica che introduce Spinning leaf: la voce epica qui si alterna a tonalità più aggressive al limite del growl e ad un acuto finale. Cambi di velocità ed intensità segnano Stand or fall, mentre si apprezzano molto in Tempest passaggi di una pesantezza schiacciante, altri dichiaratamente epicheggianti, altri oscuri. In Third way il drumming di Gary Holtzman, le chitarre di John Berry e Jon Noble ed il basso di James Evans accompagnati dalla tastiera generano atmosfere cupe: la traccia è impreziosita da una bella linea vocale rauca e da un gran heavy classico.

Forever winter è strumentale per i primi tre minuti e mezzo, alché si inserisce Chaz Bond con un'interpretazione poco riuscita: chiude però un appassionato acuto. Note di basso e di acustica, voce effettata, riff imponenti, assoli ed una azzeccata linea melodica costituiscono una delle migliori tracce dell'album, Drowning man, seguita però dall'anonima Deceiver of the nations, che si nota solo per la presenza ancora una volta del quasi growling di Chaz. Cutting words alterna momenti heavy decisi ad altri assai soffusi ed pervasivi. Una buonissima melodia è presente anche in Victory infarcita di potenza, soliti buoni assoli ed un acutone finale; altra traccia questa che emerge dalla list. L'epicità esplode in tutti gli amati clichè nella bella At the gates: rumori di battaglia a colpi di spada con una lontana chitarra che enfatizza ancor più il già intenso momento: il sottofondo scema lasciando spazio ad un classico heavy/epic con qui cavalcate powereggianti, melodie catchy e efficace solo. Sembrerebbe questa la canzone che chiude, ma dopo un minuto di silenzio compare una hidden track soprendentemente dolce, soffusa e luminosa, completamente strumentale.

Peccato, il lavoro poteva venir fuori molto migliore, ma oggettivamente prende solo a tratti. Attendiamo quindi la talentuosa band ad un immediato riscatto, pur senza disprezzare questo, tutto sommato, più che discreto disco.

Vaake

VOTO

76

 

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