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Un corposo demo autoprodotto per il rodaggio e tre anni dopo la band
di Columbus nell'Ohio dà luce al suo primo album, uscito per la
potente Metal Blade, l'omonimo "Jacobs Dream": qui
le liriche
di un'epicità incandescente (Storm
clouds gather as the winds of change are brewing / Angels raging for
their Masters' jealous furies) enfatizzano una cristianità
battagliera (This
blood has a power to heal your wounds / To break the spell of the
curses chains / Come bathe in the Lion's blood / The bleeding tree /
Eloi!
Eloi! Lema) che molto mutua dal (puro) spirito crociato.
L'aggressività grafica dell'artwork ci proietta drammaticamente in
questa dimensione guerriera. Il sound non poteva dunque che essere
epico, così è: l'epic old-school è palpabile in ogni singola nota ed
in ogni singola parola musicata dell'ottimo singer David Taylor,
nell'ultimo "Drama Of The Ages" purtroppo rimpiazzato dal
volenteroso ma assai più limitato ex Biogenesis Chaz Bond:
nel songwriting tendenzialmente heavy troviamo ben inserite
influenze tipiche del power statunitense nonchè intelaiature prog.
Kinescope è la canzone di apertura, la ritmica è
grassa ed impreziosita da accennate tastiere, il cantato di Taylor è
già epico e lo sarà ancor più nel catchy refrain; diversi solos e
strutture progressive fanno la loro ottima figura, fascinoso è il
passaggio fosco con accenni di growl e scream. É la tastiera, ora
più protagonista, a chiudere la track e ad aprire la seguente,
Funambulism, maggiormente tirata e dall'accattivante
linea melodica: il riffing qui è davvero irruento, ma ad emergere è
un lungo sognante e guerresco assolo, oltre che l'epicità viscerale
del timbro vocale del dickinsoniano singer. Grandiosa canzone!
Scape goat si nota per il parziale utilizzo di effetti
distorsivi ridondanti alle voci, compresa quella della guest
femminile: il sound è massiccio ma il chorus poco coinvolgente.
Oscuro synth, vociare stridulo, tastiere cupe e sinistro riff
colpiscono nel segno in Mad house of Cain, mentre
Tale of fears è cadenzata e volta alla malinconia, sia
tastieristica che solistica, ma anche ricca di acuti e
sovraincisioni: il finale è una vigorosa sferzata.
L'episodio clou del disco è a mio avviso l'entrante Crusade: epicità sontuosa, drumming violento, tastiere onnipresenti,
superlativo refrain ed un grandissimo, ma davvero grande, Taylor.
Black watch è strumentale e più power-oriented, propone
un bel lavoro solistico, delirante nel finale. Il power torna anche
nella seguente Love & sorrow, che però si rifà ben
presto epica nel consueto Jacobs Dream style: notevoli
sono gli stacchi di puro prog ma sottotono è la melodia canora.
The gathering è accattivante ed anche progressiva,
Never surrender vanta inserti elettronici e viscerali acuti,
la conclusiva The bleeding tree si caratterizza invece
per lentezza, atmosfericità
ed epicità. C'è spazio in questi cinquanta minuti scarsi anche
per la bonus Violent truth, bastonante heavy privo di
troppi dolci compromessi.
Un gran bel Cd sia per gli amanti dell'old che del new style.
Per molti il capolavoro del gruppo è il seguente "Theater Of War",
ma non è affatto detto che questo qui non sia migliore.
Valerio Mei
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