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Secondo lavoro targato Metal Blade
per questa christian band from U.S.A. (Ohio) nata nel 1994 come Iron
Angel per poi cambiare nome nel 1998 in Jacobs Dream
(esisteva già un’altra band con quel monicker). Rispetto all’album
d’esordio bisogna segnalare alcuni cambi in line-up, i due chitarristi
Gary Holtzman e Jon Noble cedono il passo a Derek Eddleblute. Questo
nuovo "Theater Of War", dallo stile inconfondibilmente old school
e dalle ritmiche mai troppo serrate, offre sì alcuni spunti più
aggressivi e più melodici, grazie anche all’utilizzo seppur limitato
delle tastiere, ma come nei precedenti lavori trova i suoi punti di
forza nelle liriche, dal lodevole ardore epico e cristiano, senza
dimenticare il talentuoso singer David Taylor che molti accostano al
grande Bruce Dickinson. L’album contiene 7 nuove canzoni e 2 remake
presi dal "Demo" d’esordio datato 1996, che nel complesso vanno a
realizzare un buon disco, valorizzato anche da una migliore qualità di
registrazione, ma che non riesce del tutto a mantenere le aspettative
create all’uscita dell’omonimo primo full-length "Jacobs Dream".
Si parte con i
potenti riff di Sanctuary che poi sfociano in un chorus
epico e melodico dalle liriche trascinanti (I won't hear the voices of
strangers), proseguendo eccoci subito all’evocativa introduzione della
title track Theatre of war: attraverso le mani di Caino la
guerra entrò nel mondo per la prima volta. Naturalmente il sound è
quello inconfondibile e ruvido dell’old style metal, dai potenti riff e
dalle altissime note vocali del singer che ritroviamo anche in
Traces of grace, dagli ammonenti contenuti a sfondo sociale: "We
live in faithless torment. /
Like a puppet on a
string… / I'm hoping, reaching, searching for traces of grace".
Arriviamo poi a Wisdom,
canzone dalle bellissime strofe ripescata dal demo d’esordio che nella
nuova versione suona decisamente meglio: "Challenge will come. /
Storms will rage against
your heart… / Face them and be strong. / Face them and be strong".
Grande potenza in The
warning, ruvide chitarre accompagnate da un atmosferico
sottofondo di tastiera, a malapena percettibile, intervallate da stacchi
melodici ed epici assoli di chitarra. Giunge ora il momento del secondo
remake del disco: Sarah Williams, splendida e malinconica
ballad nello stile del metal classico che accompagna il soffocante
dolore dell’imperdonabile.
De machina est Deo
è uno dei pezzi forti del disco, un’energica strumentale dal sound epico
e melodico di ottima tecnica in cui possiamo apprezzare l’estro dei
chitarristi Derek Eddleblute e John Berry, senza dimenticare il
fondamentale apporto dei rimanenti James Evans (basso) e Billy Queen (drums).
Poca melodia, ritmiche pesanti e qualche bel riff di chitarra in
Black souls, per poi arrivare direttamente all’ultimo atto con
Critical mass: in questa ultima traccia il songwriting
esce un po' dagli schemi per inserire nell’epico calderone anche qualche
nota dal sapore thrash, suoni campionati e qualche apprezzabile
passaggio prog. In definitiva non si può di certo
gridare al capolavoro ma sicuramente questo "Theater Of War"
rappresenta un’ottima espressione del metallo pesante di stampo
classico, senza troppi arzigogoli, dall’ascolto non troppo immediato ma
reso prezioso da un'ottima composizione dei testi dal grande fervore
cristiano.
Andrea Mennichelli |