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JEREMY
Quo Vadis, Domine?
prog
2008 - Seoul Records
(Corea del Sud)

 

Band sud-coreana attiva da quasi vent'anni, i Jeremy sono una realtà professionale e competente dell'alveo prog di matrice cristiana. Certamente il cristianesimo non è una religione comune in Corea del Sud, la quale rispettivamente non pullula di band white, eppure i Jeremy esistono, e con la loro stessa esistenza riescono ad abbattere diversi cliché.

“Quo Vadis, Domine?” è il loro settimo full length, e in esso la band dimostra maturità, un songwriting raffinato, e un apprezzabile gusto in fatto di melodie, espresso soprattutto in canzoni magnifiche come Dream To Fly, Again, Flying In The Wind, e la spettacolare title-track (un pinnacolo di armonie e emozioni). I ritornelli sono catchy e godibili, ma la struttura complessa delle canzoni, e l'inventiva in fatto di soluzioni chitarristiche, come anche i bei tappeti tessuti dalle tastiere, le rendono un bel connubio di tecnica e semplicità, distorsioni leggere e melodie. Alcune canzoni leggermente più aggressive, seppur sempre tecniche e ricche di controtempi, cambi di tempo e riff convoluti, come The Game, Jeremi VII (della quale ho apprezzato i curati controcanti in growl), Yes, The Life e Come Back, fanno da contraltare di qualità alle canzoni più leggere, aggiungendo una dimensione più dinamica al disco che gli conferisce energia e nerbo. Tears II è un esempio speciale di queste canzoni più soft: la struttura in crescendo porta allo zenit dell'espressività della band, costruendo una ballad emotiva senza essere strappalacrime, e coinvolgente senza esser per questo banale. Segnalo poi a parte l'ottimo lavoro del cantante Mo Jeong-Gil, che oltre a dimostrare un'indubbia tecnica e un'estensione vocale da tenore (senza sconfinare in falsetti ridicoli), trasmette un pathos e un'energia quasi palpabili. Per noi, spesso irrazionalmente anglofili, la scelta di cantare nella propria madrelingua appare assurda, o un retaggio simil-nazionalista, eppure devo dire che l'iniziale diffidenza è stata dissipata dopo pochi minuti di ascolto: o i Jeremy sono bravissimi nello scrivere i testi, oppure il coreano è di per sé una lingua molto musicale e piacevole da ascoltare. In ogni caso si tratta di una scelta coraggiosa e vincente, per quel che mi riguarda, e di sicuro cantare nella propria lingua aiuta nel trasmettere il sentimento che c'è al di là delle parole.

In conclusione posso dire che questo album non solo merita l'ascolto da parte di chi il prog lo ama da tempo, ma sicuramente può piacere anche a chi non bazzica spesso per questi lidi complessi e intricati. L'album è evidentemente ricco di parti soliste, ma tali parti non sono altari su cui si incensano i musicisti, i quali oltre a mostrare la propria indubbia tecnica, mostrano anche una originalità e abilità compositiva, come anche un gusto melodico di livello ben oltre la media. Ogni parte solista, che sia delle chitarre, delle tastiere, o anche del basso, è inserita coerentemente, non ci sono pezzi fine a sé stessi, e non faccio mistero di quanto apprezzi questa caratteristica nei gruppi prog. I Jeremy sono un gruppo affiatato e competente, non è più il caso di dire che “promettono bene”: sono già una scommessa vinta, e anche da tempo.



Tracklist:

1. Intro (0:44)
2. The Game (4:50)
3. Dream To Fly (5:33)
4. Again (5:29)
5. Fly In The Wind (3:34)
6. Quo Vadis, Domine? (4:34)
7. Jeremy VII (8:07)
8. Tears II (4:07)
9. Yes (6:35)
10. The Life (4:15)
11. Come Back (4:20)
12. Return (4:56)
13. Outro (1:06)




 

Devid “Sesbassar” Viezzi

VOTO

85


 


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