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Cantante e tastierista di grande talento, John Elefante
vede la luce della ribalta nel 1982 quando, a soli 24 anni, gli
viene affidato il difficile compito di sostituire Steve Walsh nei
Kansas. Con il suo determinante apporto la band realizza due
splendidi album: "Vinyl Cofessions" (1982) e "Drastic
Measures" (1983).
Ma è solo dopo
l’uscita dai Kansas che John decide di dedicarsi anima e
corpo al rock cristiano. Insieme al fratello Dino crea la casa di
produzione Pakaderm Records e produce
numerose band cristiane, tra cui i Petra. Tra i suoi progetti
musicali non si possono dimenticare gli interessanti Mastedon,
ma ottiene i risultati migliori con i suoi solo album: "Windows
Of Heaven" (1995), "Corridors" (1997) e "Defying
Gravity", un’ottima prova di lite A.O.R. che potrà forse
deludere chi si aspetterebbe dei tipici brani hard rock nello stile
dei Kansas ma che si presta come colonna sonora ideale per i
momenti più rilassanti e introspettivi. I nove brani che compongono
l’album in questione portano l’ascoltatore in un clima di grande
pace e armonia senza tuttavia risultare mai noiosi. L’ex enfant
prodige dei Kansas ha classe da vendere e lo dimostra anche
sotto il profilo lirico con testi mai scontati che testimoniano come
la musica rappresenti per John un mezzo per avvicinarsi a Dio (There's
a place I can go where I know You'll be / I just close my eyes and
let Your love take hold of me).
Da brani
anthemici e suggestivi come l’opener If you just believe
si passa ad episodi più spensierati come The stream,
dal ritornello molto "catchy". La title track, composta insieme a
Tony Palacios dei Guardian, può ricordare lo stile di alcune
ballad dei Kansas, mentre Give it all away è un
brano rock più canonico. A chiudere l’album i cori e le voci
armonizzate di Don’t leave the gand e la orecchiabile Home
with a view. Disco dedicato ad ogni
amante del rock d’autore.
P.S.
Mi chiedo
per quale motivo un artista del calibro di John Elefante sia così
poco prolifico. Sono trascorsi ormai sette anni da questa sua ultima
fatica e credo che i fans non aspettino altro che un suo ritorno.
Per il momento ci "accontenteremo" (si fa per dire...) di ascoltarlo
negli ottimi (ma purtroppo pochi) album che lo hanno visto
protagonista in questi venticinque anni di carriera.
Marco Ciapparelli |