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Con grande entusiasmo e fervida attesa per tutti coloro che erano a
conoscenza di questo progetto, sul finire dell’anno appena passato è
stato pubblico il primo Ep di una giovane artista emergente, che ha già
inciso un eccellente lavoro col gruppo secular metal Raving Season,
di cui è vocal leader (n.d.r. a onor del vero, divide questo titolo con
un’altra vocalist). Cresciuta di musica, Judith – nome non del tutto
d’arte – propone ad un pubblico avvezzo a sonorità campionate e che
ammette di essere più deluso dall’usata e abusata scena goth, un lavoro
che mescola in perfetta sintonia la tecnica vocale e compositiva di chi
la musica la conosce bene, ad una carica emozionale al momento difficile
da riscontrare. Mentre l’attuale scena white è florida particolarmente
sul versante metalcore e sottogeneri annessi, l’artista capitolina
presenta un lavoro che possiamo cercare di definire tra gothic e
ambient, che non dispiacerà neppure ad un pubblico non metallaro, che
ama la buona musica e, in particolar modo, a coloro che amano la musica
classica e, nello specifico, la lirica. Il suo metodo compositivo e la
tenerezza mista a pura fermezza dei suoi versi si spingono al di là di
una mera catalogazione metal, riuscendo a creare universi di grande
complicità uditiva.
Circa le 7 songs che compongono questo primo lavoro non voglio
soffermarmi a lungo per non rovinare la sorpresa a coloro che
ascolteranno la sua musica; a questo proposito posso solo dirvi che ogni
luogo, ogni momento, ogni situazione è perfetta per lasciarsi deliziare
dai colori del pianoforte che sostiene, a volte sostituisce, in altri
momenti si fa da parte lasciando spazio alla splendida e ricca voce di
Judith. Ogni pezzo è accompagnato da una certa intensità sempre
differente: ad esempio, la melodia lenta, soave che apre Dark
garden, quella più vigorosa che troviamo in Innocence
inside, quella più grave e sofferta che appare nell’intro di
Sigillo. Ognuno potrà ritrovarsi nello scorrere delle tracce,
lasciando che i pensieri facciano il resto.
Mentre riascolto l’ultimo pezzo, guardo con piacere la cover del disco:
l’estrema cura del lavoro grafico creato per questo piccolo gioiello ne
impreziosisce il già notevole contenuto. Mi auguro che questo Ep possa
affascinare anche i fans del metal più estremo o semplicemente chi ama
la buona musica. Brava Judith!
Roberta Cannone |