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Jyro Xhan, al secolo Jeff Lavilla, musicista
d'origini filippine residente in California, è stato compositore
prolifico in campo elettro-industrial avendo dato luogo a diversi
progetti quali Jyradelix, Cush nonchè gli assai più
conosciuti Mortal e Fold Zandura; Juggernautz si
aggiunge a tale lista per mezzo di questo unico omonimo album, peraltro
interessante crogiolo di differenti influenze dove filo conduttore è, e
non poteva essere altrimenti, l'uso immarcescibile del sintetizzatore
non tale tuttavia da far trascurare la cura delle (semplici) partiture
meramente metallose.
Ed industrial metal è fin da subito: la sostenuta
The reach sprizza energia e sperimentazioni a fiotti, la
linea melodica e la voce effettata sono solo contorno. Stesso valga per
le prime note di UR, che però si distenderà su un tappeto
elettronico atto a favorire un cantato clean e poi un intenso chorus,
cui faranno seguito evoluzioni futuristiche su base andante. Ancora
tipicamente industrial è Everyday, carica di curiosi
effetti ma che ingloba pure un coinvolgente refrain. Chitarroni, techno
e la novità del rappato per Fury, cui subentra una traccia
dal grande fascino gotico fatta di sterminate pianure sintetiche, female
vocal e rispettose rifrazioni ritmiche: bella davvero Mandarin.
Fascinosissima atmosfera, ma stavolta in chiave di lettura
noir-sognante, è quella che troneggia in Pacificoaster.
Ecco all'improvviso emergere l'anima pop del disco: la catchy Everlasting
si rifà ai maestri Chemical Brothers, soppiantata da un ritorno
al synth oscuro, voce effettata, chitarroni possenti e ritmica
industrial in pieno stile Argyle Park con l'ottava Don't be
afraid; con Believing raggiungiamo però l'apice
del "modernismo commerciale" del tempo, decretato appunto dal rappato,
da accennate scratchate all'interno del lenzuolo elettronico e da un
ruffiano chorus serafico. Gioca di contrasti l'aspra e dolce, irruenta
ed adagiata finale You are the Light.
Testi oranti zeppi di riferimenti Scritturali, tra
i tanti passi citabili mi soffermerei sulla ricerca di Dio di cui tratta
The reach: "Higher than the fever blue atmosphere /
Farther than the throw of ultrasilver light / Wider than the stretch of
the horizon / Deeper than the atom's heart is the reach of God's love";
quel Dio che solo può infiammare i nostri cuori come predica Fury:
"Return in majestic fury / Come down like an avalanche / Transform with
your love eternal / Come alive in our hearts". Lavoro molto consigliato
a quei fans del christian industrial che tra un'oppressione acustica dei
Mental Destruction ed un arzigogolio sperimentale dei Circle
Of Dust cercano relax in un bel Cd easy listening.
Valerio Mei
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