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JUPITER VI
Back From Mars
hard rock
2006 - Retroactive Records
(USA)
www.myspace.com/backfrommars

 

Da un side project di Jimmy P. Brown II, storico chitarrista/cantante dei christian trashers Deliverance, ci si sarebbe aspettati sicuramente un album caratterizzato da un sound pesante, almeno come quello della band madre. Ma invece, inserendo questo disco nello stereo... sorpresa! La proposta del quintetto americano è tutt'altro che pesante: i riff di chitarra suonati dal già citato Jimmy P. Brown(che si ribattezza per l'occasione "Peter Braun") e da "Helmut Stegel" (tutti i membri usano strani moniker, e si inventano background ancora più strani), sono vicini all'alternative rock, a tratti ammiccanti al nu metal, a tratti al punk, quello moderno, simil-pop, di band come The Offspring, Blink 182 o Sum 41. I refrain cantati dallo stesso "Braun" con il supporto di "Stegel" sono super orecchiabili; le tastiere e i synths di "Darby Flowers" danno all'album un sapore space/prog rock; il basso di "Remedios Innocentes" salta subito all'orecchio, poiché raramente è in risalto come in questo Lp, ed insieme alla batteria di "Spirios Filios", sostiene ottimamente il tutto. Ma tracciare delle linee guida per muoverci su questo pianeta Jupiter VI risulta però tutt'altro che facile, dato che, man mano che si va avanti, ogni brano dell'album "Back From Mars" si evolve in un differente stile, senza però allontanarsi eccessivamente dal sound alternative, unico punto fisso. Mettendo un attimo da parte le mie impressioni personali, trascrivo alcune delle influenze citate dallo stesso gruppo: David Bowie,T-Rex, The Ramones, The Kinks, Iggy Pop. Tutti artisti classici  che per l'appunto si sono distinti per la loro alternatività. Le lyrics dell'album ruotano attorno ad un concept "spaziale", non molto serio (usando un eufemismo), illuminate da una prospettiva di positività cristiana, che però non sfocia in nessun riferimento esplicito al cristianesimo.

Risulta molto orecchiabile, e molto pop-rock oriented, la title track che apre il disco, veloce, allegra e spensierata. Sugli stessi schemi è anche la successiva The human endeavor. Mimes XIII.II è, a mio avviso, uno degli episodi più azzeccati: semi-ballad dove la band tira fuori uno spirito AOR che non si ripresenterà più nel corso di questo full-length, ed è, con i suoi 5:35 minuti, anche la traccia più lunga. Il quarto brano Corporate stiff, riprende lo stile dei primi due, anche se, come detto nell'introduzione, non si può parlare di ripetizioni in questo disco. L'intro e il refrain di From here till ever riportano in mente i The Offspring, ma nell'evolversi del brano si sviluppa un sound simile a quello delle band alternative rock di scuola anglosassone. Anche la seguente Passions presenta un sound alternative, ma indurito, quasi hard rock. Hard rock che viene ripreso con maggiore intensità nelle successive In a world of... e All day and all of the night, altri due punti forti del disco, insieme alla già citata Mimes XIII.II e a Lucidia, che incontreremo più avanti; apici del lavoro, complici forse i miei gusti classici. Through the speakers (Alien synth mix) presenta un personalissimo stile, una sorta di punk elettronico, condito con la rilassante leggerezza che ci ha condotto sino al nono pezzo senza che ce ne accorgessimo. La successiva, già citata Lucidia è una ballata in stile Guns 'N Roses-Bon Jovi, condotta da un arpeggio molto romantico, con un assolo che ricorda molto lo stile di Slash e, soprattutto, di Richie Sambora. Brand new day è una canzone rock, lenta, carica di speranza, che non stonerebbe come traccia conclusiva in un film hollywoodiano; rievoca David Bowie e i Velvet Underground, senza però scopiazzarli. Chiude Zurich von Mars, che altro non è che la title-track cantata in tedesco.

Un disco moderno, fresco, alternativo, leggero, rilassante, allegro, a tratti trascinante. Certo... non segnerà la storia, non verrà elencato tra i classici. Ma non penso che sia stato registrato con queste intenzioni. Consigliato a tutti gli amanti del rock e (perché no) del metal moderno, e a tutti coloro che cercano un ascolto rilassante e poco impegnativo, che non esca dall'orbita del pianeta rock.

Enrico Riccobene

VOTO

75

 

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