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KASHEE OPEIAH
Panic In Solitude
sludge
2006 - Whirlwind Records
(Germania)
www.myspace.com/kasheeopeiah

 

E' divenuta oramai un'impresa riuscire a tenere quantomeno il conto di tutte le band metalcore cristiane che dai pionieri Zao e Living Sacrifice hanno successivamente invaso il mercato seguendo peraltro in ciò il trend in fieri nella scena secolare. I fans dei The Ocean o dei Neurosis possono ora giovarsi anche del demolente ma al contempo trippico sound dei Kashee Opeiah. Quintetto teutonico formatosi nel 2002, realizzò il full-length autoprodotto "Slidepulsedown" (ossia "The wholde divided intogether"), ed a seguito della firma con la christian label Whirlwind Records assunse in monicker di Kashee Opeiah rilasciando questo debut ufficiale. Ottimo sonoro, lo stile proposto è sludge rabbioso ed aggressivo che non lesina però rilassamenti introspettivi tipici del post-metal e qualche tentativo sperimentale. Le linee tonali del singer Daniel Ziesche sono canoniche, la parte del leone la svolge invece a mio avviso il variegato ed ispirato drumming di Christian Reuther: per il resto esecuzione senza macchia a parte qualche sovrapposizione strumentale mal pensata o più che altro mal bilanciata in fase di mixaggio che va a creare passaggi un po' confusi, ma è un peccato veniale.

Album lungo, forse eccessive le dodici tracce presenti dato che rischiano di far piombare il lavoro nel prolisso considerando una certa ripetitività del sound, che i nostri cercano comunque di render vario con degli inserti "diversi": esempi sono la decadenza post-metal della quarta After this act of deliverance, resa ancor più enfatica della presenza di vocalizzi, il tutto guidato poi da una lead guitar verso riff radi e squassanti, prima di riadagiarsi su rilassamenti opethiani; sludge sperimentale è la sesta In the hour of brokeseess, che tende a seguire una linea melodica tra l'apertura clean e la visionaria ritmica finale. Da segnalare anche l'uso del baritono, che si affianca anche al growl, in Similar to a fairy-tale, dove a colpire è soprattutto un efficace break ritmico a scariche mitraglianti. Per il resto violenza e rabbia in mid-down tempo, con qualche cenno melodico sparso: segnalo i frequenti cambi di tempo, l'assalto convulso e la batteria tritaossa di Now that I am sated; la tecnica, crivellante, satura e taurinica Farewell, endless war!; il patologico tasso di testosterone presente nella quinta Kept by a numerical control, che oltre a breakdown e melodie agrodolci innesta anche furibonde partiture death (simile ne è la dodicesima, interminabile, Even though it has to stop somehow); la sinistra e tempisticamente dilatata Awoken to the analogy; il puro sludge di Within the thoughts of a puppet, l'invereconda violenza di Oh, endless ocean! Oh, poor me!

Insomma, Cd talentuoso per un genere ancora non troppo esplorato, soprattutto in ambito cristiano, dove nella scena metalcore a tirare sono altre tipologie di sound, non a caso i nostri sono tedeschi. "Panic In Solitude" rappresenta quindi una release interessante, che ripropone un manierismo stilistico un po' dimenticato e lo fa decisamente bene, anche se - volendogli trovare un difetto - in modo ancora un poco acerbo.

Valerio Mei

VOTO

80

 

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