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KEKAL
1000 Thoughts Of Violence
extreme
2003 - THT Productions
(Indonesia)
www.myspace.com/kekal

 

Kekal: un nome dal sapore affascinante che a noi italiani potrà strappare un sorriso ma che nasconde timidamente una delle più originali (e pazzoidi) proposte che il metal cristiano potesse partorire. Se è vero che l’unblack metal è nato in Australia la sua diffusione nel nostro occidente sarà dovuta necessariamente passare dalla vicina Indonesia, visto che questi martiri metallari sfoggiano dei simpatici occhi a mandorla. E sono una, a suo modo molto, band importante, dimostrando quanto si possa essere sperimentali anche in un ambito metal devoto alla fede cristiana. Tipico degli asiatici! La proposta del combo è infatti intrisa di sperimentazione, unblack metal velocissimo e a tratti brutale che cede repentinamente il passo all’elettronica, a passaggi contorti e progressivi, riff epici di scuola quasi heavy metal, assoli turbinosi, passaggi ricchi di atmosfera e così via: ma sempre e comunque pesantissimi. Sembra diventata quasi una regola l’originalità a tutti i costi, in ambito christian metal: i Lengsel ne sono un altro valido esempio, e non solo.

L’iniziale Subsession/Once again it failed è di quelle che fanno male. Cacofonie industriali aprono le danze, ma si tratta di un’illusione breve: la ritmica è portata immediatamente sui 100Km all’ora e lo screaming non fa prigionieri, distrugge tutto quello che ha davanti. Occorre tener presente che "1000 Thoughts Of Violence" è uno degli album in ogni caso meno sperimentali degli indonesiani: qui la parola d’ordine è brutalità. Tutto è tipico però della scuola asiatica, come certe melodie che magari non ti aspetteresti da svedesi o americani, ma soprattutto le parti vocali che mi hanno ricordato qualcosa degli giapponesi Sigh: particolarmente acute e corpose, dall’accento orientale. Stesso dicasi per vari passaggi ed orpelli elettronici, che infarciscono l’album di atmosfera e di decoro estetico. Appunto, decoro: perché a differenza di album come il più noto "The Painful Experience", qui l’elettronica funge quasi come un elemento decorativo; non perché di per sé non sia importante, ma perché è totalmente tutto sommerso dalla brutalità sonica, dalla velocità, da "1000 pensieri di violenza".

Qui i Kekal scoprono davvero le unghie: il risultato è un viaggio allucinato negli abissi della loro psiche, una totale perdita in labirinti oscuri ed intricati, fatti di violenza, di sangue che gronda dalle pareti ma anche di tanta raffinata e rassicurante delicatezza. Non perdetevelo.

Stefano Pentassuglia

VOTO

84

 

 

 

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