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KEKAL
Acidity
extreme
2005 - THT Productions
(Indonesia)
www.myspace.com/kekal

 

Dopo quattro sorprendenti album studio, uno split con gli Slechtvalk, un Best of, una raccolta di demo ed un Dvd del loro primo tour europeo con celebri christian band quali Extol, Antestor, Oratorio, Immortal Souls, Morphia, Crimson Moonlight ed altre (peraltro semiamatoriale nella produzione e nelle riprese, nonché scadente nel suono: solo per fans accaniti!) tornano con la THT gli ispirati Kekal, band dedita all'extreme metal, ovvero una mescolanza sperimentale di black, prog ed industrial. L’ultimo "1000 Thoughts Of Violence" era stato senz'altro il miglior episodio della discografia nonostante la band fosse rimasta di soli due membri: per "Acidity" il mastermind Jeff Arwadi, oltre al fido bassista Azharlevi Sianturi ha potuto contare sul ritorno del chitarrista Leo Setiawan, assente per impegni personali in Australia nella precedente release, ma anche sui neoinnesti Didi Priyadi (chitarra), Newina Tmarumeksa (vocals), e la collaborazione guest dell’ex Paramaecium Jason DeRon e di L. Rion ai drums. Proprio quest’ultimo aspetto è la grande novità di "Acidity", ovvero per la prima volta nella storia dei Kekal viene utilizzato un vero batterista, anche se occorre dire che la programmazione della drum machine del passato è sempre stata eccellente. L’artwork di "Acidity" si discosta dal metal estremo per prendere una direzione avantgarde, ed è proprio questo l’intento che i Kekal avevano con questo lavoro, fare un album avantgarde sperimentale e tecnico. Ci sono riusciti parzialmente. La tecnica chitarristica è notevole (in ben quattro hanno registrato per le sei corde!), la sperimentazione è presentissima (anche se non sempre felice) ma il sound pur alleggerito è sempre extreme: non è quindi un album oggettivamente definibile avantgarde.

Le prime tre tracce, Characteristicon, Strength in my weakness e Thy neighbor’s morality, sono molto sul classico sound Kekal con la solita alternanza di ottimi scream e non eccelsa voce clean di Jeff, in stile extreme molto vario, qui però con quasi assenti accenni black anche se con molti bei solos. Segue la peggiore song dell’album, tra l’altro inspiegabilmente proposta come apripista, A dream for a moment, un prog elettronico e tecnico di modeste melodie e pessimo cantato pulito, che si risolleva solo nei consueti ottimi strappi extreme in screaming. Broken per quasi quattro minuti presenta una sperimentazione lenta, con synth, che poi si apre ad una discreta armonia però non troppo ben interpretata in pulito (da sempre il tallone d'Achille del combo) a cui segue l’extreme infarcito da bei solos. Envy and it’s manifesto riprende anch’essa il vecchio stile privo tuttavia della pesantezza e delle accelerazioni folli del passato, ma presenta un gran bell’assolo finale. La seguente The way of thinking beyond comprehension è la più articolata canzone del lotto: ad un iniziale extreme veloce e tecnico seguono una trentina di secondi di mera fusion!, per poi tornare all’extreme seguito a sua volta da un curioso coro a metà tra il gregoriano ed il gospel, il quale termina con un delirio di grida, risate e respiri affannosi su base industrial: a ciò seguono due minuti di heavy con numerosi assoli che fraseggiano tra loro e si rincorrono. Romantika destruksi è una strumentale traccia elettronica atmosferica, mentre Blessing in disguise e Empty space che vanno a concludere l’album, la prima melodica e solenne mentre la seconda extreme sperimentale, non colpiscono particolarmente.

I testi, nonostante il primo ringraziamento della band nei thanks sia per "God", non trattano esplicitamente tematiche cristiane (già era stato così per "1000 Thoughts Of Violence", a differenza dei primi album) bensì filosofiche, morali, sociali e politiche. Buonissimo disco, concludendo, soprattutto per gli amanti della tecnica e della sperimentazione, ma che non può non lasciare con un po' di amaro in bocca ed un pizzico di delusione e nostalgia i fans, come me, dell’old style black-oriented di questo incredibile gruppo indonesiano.

Valerio Mei

VOTO

83

 

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