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Dopo quattro
sorprendenti album studio, uno split con gli Slechtvalk, un Best of, una raccolta di demo ed un Dvd del loro primo tour europeo con
celebri christian band quali Extol, Antestor,
Oratorio, Immortal Souls, Morphia, Crimson
Moonlight ed altre (peraltro semiamatoriale nella produzione e
nelle riprese, nonché scadente nel suono: solo per fans accaniti!)
tornano con la THT gli ispirati Kekal, band dedita all'extreme
metal, ovvero una mescolanza sperimentale di black, prog ed
industrial. L’ultimo "1000 Thoughts Of Violence" era stato
senz'altro il miglior
episodio della discografia nonostante la band fosse rimasta di soli
due membri: per "Acidity" il mastermind Jeff Arwadi, oltre al fido
bassista Azharlevi Sianturi ha potuto contare sul ritorno del chitarrista
Leo Setiawan, assente per impegni personali in Australia nella precedente release,
ma anche sui neoinnesti Didi Priyadi (chitarra), Newina Tmarumeksa (vocals),
e la collaborazione guest dell’ex Paramaecium Jason DeRon
e di L. Rion ai
drums. Proprio quest’ultimo aspetto è la grande novità di "Acidity", ovvero
per la prima volta nella storia dei Kekal viene utilizzato un vero
batterista, anche se occorre dire che la programmazione della drum machine
del passato è sempre stata eccellente. L’artwork di
"Acidity" si discosta dal metal estremo per prendere una
direzione avantgarde, ed è proprio questo l’intento che i Kekal avevano
con questo lavoro, fare un album avantgarde sperimentale e tecnico. Ci
sono riusciti parzialmente. La tecnica chitarristica è notevole (in
ben quattro hanno registrato per le sei corde!), la sperimentazione è
presentissima (anche se non sempre felice) ma il sound pur
alleggerito è sempre extreme: non è quindi un album oggettivamente definibile avantgarde.
Le prime tre tracce,
Characteristicon,
Strength in my weakness e Thy neighbor’s morality, sono molto sul classico sound
Kekal con la solita alternanza
di ottimi scream e non eccelsa voce clean di Jeff, in stile extreme molto
vario, qui però con quasi assenti accenni black anche se con molti bei solos.
Segue la peggiore song dell’album, tra l’altro
inspiegabilmente proposta come apripista, A
dream for a moment, un prog elettronico e tecnico di modeste melodie
e pessimo cantato pulito, che si risolleva solo nei consueti ottimi strappi extreme in screaming.
Broken per quasi quattro minuti presenta una
sperimentazione lenta, con synth, che poi si apre ad una discreta
armonia però non troppo ben interpretata in pulito (da sempre il
tallone d'Achille del combo) a cui segue l’extreme infarcito
da bei solos. Envy and it’s manifesto riprende
anch’essa il vecchio stile privo tuttavia della pesantezza e delle accelerazioni folli del passato,
ma presenta un gran bell’assolo finale. La seguente The way of thinking beyond comprehension è la più
articolata canzone del lotto: ad un iniziale extreme veloce e
tecnico seguono una trentina di secondi di mera fusion!, per poi tornare all’extreme
seguito a sua volta da un curioso coro a metà tra il gregoriano ed il gospel, il
quale termina con un delirio di grida, risate e respiri affannosi su
base industrial: a ciò seguono due minuti di heavy
con numerosi assoli che fraseggiano tra loro e si rincorrono. Romantika
destruksi è una strumentale traccia elettronica atmosferica, mentre
Blessing in disguise e Empty space che vanno a concludere l’album,
la prima melodica e solenne mentre la seconda extreme sperimentale,
non colpiscono particolarmente.
I testi,
nonostante il primo ringraziamento della band nei thanks sia per "God",
non trattano esplicitamente tematiche cristiane (già era stato così
per "1000 Thoughts Of Violence", a differenza dei primi album) bensì filosofiche, morali,
sociali e politiche. Buonissimo disco,
concludendo, soprattutto per gli amanti della tecnica e della
sperimentazione, ma che non può non lasciare con un po' di amaro in
bocca ed un pizzico di delusione e nostalgia i fans, come me, dell’old style black-oriented di questo incredibile gruppo indonesiano.
Valerio Mei |