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Pochi mesi prima dell'uscita di "Acidity", il quinto full-length
della band indonesiana, i prolifici Kekal quasi a dare l'idea
di non voler
rinnegare le proprie radici unblack fanno uscire per la THT, o più
precisamente per la Kult Rekords, ossia la sezione della casa discografica
dedita al reimmettere sul mercato i vecchi lavori della proprie
band, questa compilation di tutto ciò che il gruppo aveva prodotto
antecedentemente al debut "Beyond The Glimpse Of Dreams"
del 1998.
Dicevamo che il messaggio lirico dei Kekal ha indubbiamente subito
un'evoluzione: i primi due album, e quindi anche questi demo, erano
fortemente cristiani e cristocentrici, ma da, in parte, "The Painful
Experience" in poi le tematiche religiose hanno lasciato il posto ad
analisi filosofico-psicologiche della società e degli eventi che ci
circondano; la band rimane comunque cristiana, ma la sua musica non
si fa più veicolo di professione di fede. Oltretutto anche
musicalmente il combo è mutato alquanto: il black degli esordi in
"Acidity" è completamente scomparso - evolvendosi in un extreme
progressivo il cui unico residuo primordiale è l'utilizzo dello
screaming, anche se sempre più spesso alternato ai, peraltro
modesti, clean vocals - ma con questa release in pieno unblack style
possiamo dunque tornare ad apprezzarlo.Diciotto canzoni per oltre
57 minuti compongono "Spirits From The Ancient Days", e va
detto subito non tutte sono di qualità, anzi, dei demo qui racchiusi
sono o completamente inascoltabili - mi riferisco alle tracce live
15-18 dal suono orribile registrate addirittura nel '90-'91 quando
ancora la band si chiamava Obliteration e suonava qualcosa
che ricorda molto da lontano il thrash... - o rovinati da una
mediocrissima produzione, e qui mi riferisco al demo "Contra
Spiritualia Nequitiae" del 1996 che occupa le posizioni 11-14 e
che contiene però spunti piuttosto interessanti: l'oscurità prima
doom poi black ed i pesantissimi riff di Act I; una
"citazione" degli Horde in Act III, che ha sia
passaggi melodici ed altri ragionati sia esplosioni di caos e
distorsioni estreme; lo screaming sanguinante ed il bel proclama
finale in clean nella spesso furiosa Act IV; in
Act II invece le sperimentazioni vocali distorte sono
pessime. Veniamo ai pezzi più pregiati del lavoro. Le prime due canzoni
del Cd sono black-extreme a volte tirato, dalla produzione pulita,
dallo screaming tagliente ed aggressivo e dagli inserti, classici
per il Kekal sound, di riff chitarristici più melodici in
fasi di rallentamento ritmico: andiamo dunque a vedere di che demo
fanno parte e, sorpresa!, sono Act II e Act III
risuonate e rimasterizzate con la line-up del
2004...irriconoscibili! La terza traccia è Kebangkitan orang
mati nella versione originale del 1995: se non brilla per
suono è invece notevole per la presenza di un paio di lunghi
passaggi di un doom tenebroso esaltato dal growling: al
sopraggiungere dello screaming torna il più consueto black-extreme,
qui tiratissimo. La quarta No master, bella song che
alterna extreme tecnico e black veloce ed oscuro, e la quinta
Introduce me to immortality (dicevamo dell'originario
cristocentrismo?!), thrash-oriented, risalgono al '95 ma qui si
presentano nelle versioni ri-registrate cinque anni dopo con nuovi
vocals. La sesta Spirits of the unblack (dicevamo
dell'unblack style?!) è una traccia inedita, anch'essa del '95,
buona composizione con riff possenti, black furente, assolo,
melodie, doom ed un inatteso passaggio di black'n'roll. Infine dalla 7
alla 10 sono canzoni che ritroveremo nel citato debut "Beyond The Glimpse Of Dreams"
ad eccezione della strumentale Reborn in the light Part.2,
inizialmente tetra ed enfatizzata dai più pesanti riff mai uditi dai
Kekal, poi più solare e melodica.
Semplice ma molto efficace è il cover-art dichiaratamente unblack,
che, ripensando alla bruttezza (almeno per quelli che sono gli
standard metal) del concept grafico avantgardista di "Acidity",
è una gioia per gli occhi. Il booklet di quattro pagine contiene al
suo interno una dettagliatissima storia della band scritta dal suo
mastermind Jeff Arwadi. Uscita nel complesso apprezzabile che però
mi sento di consigliare quasi solo ai fans del gruppo, e comunque
non di certo a chi vuole avvicinarsi per la prima volta allo
stravagante, ma ricco di gradevoli sorprese, universo Kekal,
parola che in indonesiano significa "eterno", "immortale" (dicevamo
dell'iniziale zelo cristiano?!)
Vaake |