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KEKAL
The Painful Experience
extreme
2001 - THT Productions
(Indonesia)
www.myspace.com/kekal

 

È questo il terzo album studio della tanto bizzarra quanto talentuosa band indonesiana dedita ad un metal estremo con frequenti parti di puro black ma al tempo stesso volta in direzione di progressioni e sperimentazioni. E a proposito di queste ultime è proprio "The Painful Experience" l'album dell'intera discografia del combo in cui sono più presenti ed azzardate, ma con riuscita molto alterna. Soprattutto a livello vocale emergono un numero imprecisato di differenti stili, alcuni però piuttosto infelici, prova ne è che la band stessa nei seguenti due lavori non li ha mai ripresi. "The Painful Experience" vanta una bella veste grafica e delle interessanti lyrics in cui la critica alla violenza e alla degenerazione dell'attuale società, piena di corruzione ed odio, è sempre vista in chiave cristiana, la quale si fa esplicitissima in Militia Christi e nella title-track dov'è Cristo stesso che invita tutti coloro che vogliono seguirlo a caricarsi sulle spalle la croce e condividere il suo dolore redentore.

Un caos black con chitarre oscure apre l'opener The monsters within, che torna però ben presto al caratteristico Kekal style possente, tecnico e veloce, dall'elaborato drumming che però è figlio, come per tutti i dischi della band tranne l'ultimissimo "Acidity", di una drum machine, onestamente davvero ben programmata. Tornano le ritmiche furiose con l'acutissimo ed impressionante screaming del vocalist, chitarrista, programmatore e mastermind del gruppo - in quest'album terzetto - Jeffray Arwadi, che si alternano con pause e rallentamenti per accelerare istericamente di nuovo. Chitarre e assolo più solari sono ben inseriti, per quella che è una gran bella traccia, un po' compromessa però più che dalle mai eccellenti parti in clean, da una orrida ed insistita voce stridula sperimentale. Crave for solid ground è un extreme in mid-tempo orientato alla melodia, tecnico, con un buon uso di synth ma limitato dalle solite voci sperimentali estreme e da un cantato pulito che tenta di essere solenne senza riuscirci più di tanto. Sintetizzatori in primo piano anche all'ingresso di Mean attraction che alterna un ottimo black oscuro e tastieristico dal fantastico screaming ad un meno interessante extreme, tirato ma dalle modeste linee vocali. Il finale è buonissimo con un rallentamento deciso volto a momenti di tecnica chitarristica che sfoga in un gran bel solo (anche questi sempre molto curiosi) e una riaccelerazione finale davvero entusiasmante. Like there's no other way to go è gioiosa e luminosa nei synth e nei riff ma poi si appesantisce ed incupisce fino alle nuove sperimentazioni elettroniche che diventano davvero selvagge, come quelle vocali del resto; chiudono bei evocativi solos del lead guitarist Leo.

Bello è l'inizio strumentale di Behind closed doors a cui subentra il super screaming di Jeff che poi canta clean solennizzato anche se il risultato non è proprio lo stesso... La traccia alterna sparate a momenti lenti e melodic-oriented sperimentali. After the storm: intense folate di vento preludono ad un complesso intreccio di extreme, black e momenti prog più rilassati con assoli a turno caotici e lenti melodici. La seguente Given words è all'insegna delle tendenze melodiche e della sperimentazione spinta ma non disdegna passaggi black esplosivi e soprattutto un accenno prog fusion, e simile è anche Militia Christi dove però stavolta Jeff prende una bella tonalità nelle clean vocals che lascia il proscenio a stili vocali più disparati ed effettati. La nona The painful experience è evocativa, lenta e malinconica col cantato pulito che aumenta sempre più i giri, intensificati dal grandioso screaming, sempre affilatissimo, che giostra con parti prog-extreme al solito sperimentali, per poi accompagnarci alla fine con un bel clean stavolta. L'ultima traccia sarebbe stata l'interessante dark industrial strumentale (ma un po' mono-tona per tutti gli oltre 4 minuti di durata) Via dolorosa, se non fosse per l'inserimento finale di una bonus track remix di Like there's no other way to go, piuttosto inascoltabile.

Buon lavoro in definitiva, pur se dai numerosi sinusoidali alti e bassi; se come gusti siete interessati alle sperimentazioni oltranzistiche applicate all'estremo potrebbe sicuramente fare per voi, se invece siete più old-school e "in your face", allora nella discografia dei Kekal cercate altrove.

Vaake

VOTO

81

 

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