|
È questo il terzo album studio della tanto bizzarra
quanto talentuosa band indonesiana dedita ad un metal estremo con
frequenti parti di puro black ma al tempo stesso volta in direzione
di progressioni e sperimentazioni. E a proposito di queste ultime è proprio
"The Painful Experience" l'album dell'intera
discografia del combo in cui sono più presenti ed azzardate, ma con riuscita
molto alterna. Soprattutto a livello vocale emergono un numero
imprecisato di differenti stili, alcuni però piuttosto infelici,
prova ne è che la band stessa nei seguenti due lavori non li ha mai
ripresi. "The Painful Experience" vanta una bella veste
grafica e delle interessanti lyrics in cui la critica alla violenza
e alla degenerazione dell'attuale società, piena di corruzione ed
odio, è sempre vista in chiave cristiana, la quale si fa
esplicitissima in Militia Christi e nella title-track
dov'è Cristo stesso che invita tutti coloro che vogliono seguirlo a
caricarsi sulle spalle la croce e condividere il suo dolore
redentore.
Un caos black con chitarre oscure apre l'opener
The monsters within, che
torna però ben presto al caratteristico Kekal style possente,
tecnico e veloce, dall'elaborato drumming che però è figlio, come
per tutti i dischi della band tranne l'ultimissimo "Acidity", di una drum machine, onestamente davvero ben programmata. Tornano
le ritmiche
furiose con l'acutissimo ed impressionante screaming del vocalist,
chitarrista, programmatore e mastermind del gruppo - in quest'album
terzetto - Jeffray Arwadi, che si alternano con pause e rallentamenti per
accelerare istericamente di nuovo. Chitarre e assolo più solari sono
ben inseriti, per quella che è una gran bella traccia, un po'
compromessa però più che dalle mai eccellenti parti in clean, da una
orrida ed insistita voce stridula sperimentale. Crave
for solid ground è un extreme in mid-tempo orientato alla melodia, tecnico, con un buon uso di synth
ma limitato dalle solite voci sperimentali estreme e da un cantato
pulito che tenta di essere solenne senza riuscirci più di tanto.
Sintetizzatori in primo piano anche all'ingresso di
Mean attraction che alterna un
ottimo black oscuro e tastieristico dal fantastico screaming ad un
meno interessante extreme, tirato ma dalle modeste linee vocali. Il
finale è buonissimo con un rallentamento deciso volto a momenti di
tecnica chitarristica che sfoga in un gran bel solo (anche questi
sempre molto curiosi) e una riaccelerazione finale davvero
entusiasmante. Like there's no other way to go è gioiosa e luminosa nei synth e nei riff ma poi
si appesantisce ed incupisce fino alle nuove
sperimentazioni elettroniche che diventano davvero selvagge, come
quelle vocali del resto; chiudono bei evocativi solos del lead
guitarist Leo.
Bello è l'inizio strumentale di Behind closed
doors a cui subentra il super screaming di Jeff che poi canta clean solennizzato anche se
il risultato non è proprio lo stesso... La traccia alterna sparate a
momenti lenti e melodic-oriented sperimentali. After
the storm: intense folate di
vento preludono ad un complesso intreccio di extreme, black e
momenti prog più rilassati con assoli a turno caotici e lenti
melodici. La seguente Given words è all'insegna delle tendenze melodiche e
della sperimentazione spinta ma non disdegna passaggi black
esplosivi e soprattutto un accenno prog fusion, e simile è anche
Militia Christi
dove però stavolta Jeff prende una bella tonalità nelle clean vocals
che lascia il proscenio a stili vocali più disparati ed effettati. La nona The painful experience è evocativa, lenta e malinconica col cantato pulito che
aumenta sempre più i giri, intensificati dal grandioso screaming,
sempre affilatissimo, che giostra con parti prog-extreme al solito
sperimentali, per poi accompagnarci alla fine con un bel clean
stavolta. L'ultima traccia sarebbe stata l'interessante dark
industrial strumentale (ma un po' mono-tona per tutti gli oltre 4
minuti di durata) Via dolorosa, se non fosse per l'inserimento finale di una bonus
track remix di Like there's no other way to go, piuttosto inascoltabile.
Buon lavoro in definitiva, pur se dai numerosi sinusoidali alti e bassi; se
come gusti siete
interessati alle sperimentazioni oltranzistiche applicate
all'estremo potrebbe sicuramente fare per
voi, se invece siete più old-school e "in your face", allora nella discografia dei
Kekal cercate altrove.
Vaake
|