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Album complesso e
variegato questo "Distant Mind Alternative" dei Kohllapse,
gruppo di origine australiana formatosi nel 1996, che fa seguito
all'omonimo full-length. Il loro genere spazia, nei nove brani che
compongono il disco, tra vari universi sonori andando dal death-gothic, che predomina l’intero platter, fino all’industrial
e al progressive a tratti fortemente presente. Il sound è molto
tecnico e decisamente atmosferico pervaso da oscure tinte, dal mood
decisamente decadente e malinconico, ma di una particolare ed elegante
sensibilità. É l’energica Thorn ad aprire le danze con un
attacco di irruento death che si snoda su vorticosi giri di chitarra
accompagnato dalla ruvida e grintosa voce del singer Ro Edwards.
Di tutt’altro genere è invece Real man in the quicksand,
brano sperimentale impregnato fin dalle radici di techno-industrial e
per questo molto diverso da tutto il resto del disco. Da sottolineare
gli ipnotici ed atmosferici passaggi tastieristici e i toni piuttosto
suadenti del cantato. Con Seven e Gravitation
esploriamo invece lande in cui predomina il doom: si accede qui alla
parte più intimista dell’album in cui il merito va alle belle melodie
della tastiera e dal lento ritmo scandito dalla batteria: i riff sono
pesanti, il ritmo accelera a tratti solo per poi ritornare al cadenzato
incedere facendolo così pienamente apprezzare. Chitarre heavy danno il
via a Ghost storm: questo è contraddistinto da prepotenti
riff, sofferenti urla e dall’impazzare delle tastiere che creano un
sound alquanto apocalittico. Cupe folate di vento, gli immancabili
evocativi effetti tastieristi, rintocchi di campane caratterizzano la
suggestiva strumentale e doom-industrial oriented Eclipse,
la cui iniziale cupezza si fa sempre meno claustrofobia e più ariosa.
Ancora campane in Contort, in cui compare l’eterea voce
della guest Annie Marootians su cui si inserisce l’effettato timbro di
Ro, seguito da un suo terrorizzante urlo. Il ritmo cresce dopo alcuni
passaggi acustici, per questo brano dark pieno di tensione che prende
dall’inizio alla fine.
Di diverso stampo
è invece Deep blue, dal sound dolce e malinconico grazie
ai delicati arpeggi per un’atmosfera elegante e ricercata. A chiudere un
altro brano energico: Insight in cui irrompono, sui
delicati riff iniziali che ritorneranno anche alla fine, decisi e
potenti fraseggi chitarristici: potenza, tecnica e melodica…ottima
conclusione per l’album che recita "Shining cross lights my path / It’s
ok, I’m still saved / it’s ok when I reach my grave". Peccato che a
smorzare i toni, rovinando il clima che si era creato, ci pensa una
sorta di traccia nascosta, in cui i nostri scherzano tra di loro: la
scelta appare alquanto bizzarra e inopportuna direi. Piccola pecca a cui
si può comunque soprassedere dato il non indifferente valore complessivo
del disco. I Kohllapse
si sono sciolti proprio nello stesso anno dell’uscita del disco, il
1999, a causa della dipartita del batterista Matt Aitchison; ma nel 2005
il cantante Ro Edwards ha ripreso in mano le redini del gruppo,
riportando alla luce l’album in questione con una nuova copertina,
quella che qui presentiamo. "Distant Mind Alternative", che
speriamo quindi sarà seguito a breve dal loro terzo lavoro, è un disco
che esce alla lunga: aspettate quei pochi ascolti di rodaggio per
apprezzarlo appieno. Ne varrà proprio la pena.
Ilaria Ricci |