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I Kreyson sono un’ottima band della Repubblica Ceca
che suona un altrettanto ottimo heavy metal con richiami power. Sono
all’attivo dal 1990 (anche se è dal 1996 che si stanno prendendo una
lunga pausa) con quattro full-length e un Best of. Il full-length in
questione è "Crusaders", la loro prima release completamente in
inglese e non nella loro lingua madre.
Le danze si aprono con Pilgrimage, brano
strumentale caratterizzato da una malinconica aria suonata con un
organo, la quale si collega in modo più che eccellente alla title-track
Crusaders, anch’essa dalla melodia lenta e cadenzata, con
un sound che si avvicina molto al primo doom metal; non sarà un caso
isolato, infatti anche Cries, uno degli ultimi pezzi,
presenta in alcuni frangenti elementi prettamente doom. La terza
traccia, Commandments, è il primo esempio in questo album
in cui i Kreyson inseriscono ritmiche catchy molto power
oriented, ma in realtà quello che colpisce di più in è l’abilità del
singer Ladislav Krizek, che passa con una semplicità sorprendente da
timbri vocali bassi e graffianti ad acuti altissimi davvero puliti e ben
eseguiti. Delude invece No bad thing, un po’ per la sua
struttura compositiva a mio parere confusa, ma soprattutto per la
banalità del riff principale, un plagio, una copia identica (solo con un
sound più metal) del celebre riff di Eye of the tiger dei
Survivor (colonna sonora in "Rocky III"). Siamo giunti alla
ballad dell’album: sto parlando di Still, e questa non
delude affatto. Chitarre acustiche che si intrecciano con le dolcissime
atmosfere create dalla tastiera Karel Adam, e poi un refrain sognante,
fortemente evocativo che conduce allo splendido assolo finale, veloce e
impeccabile! Forse la canzone migliore di tutto il full-length.
Spazio anche ad un po’ di hard rock con Stay a moment
e Forgiveness, prima di tornare all’heavy con quel tocco
di power di cui si parlava all’inizio, con l’aggressiva e velocissima
Give me hope. Infine, decima e ultima traccia: The
prisoner, un buon heavy dal ritmo cadenzato, che forse non
colpisce più di tanto. In conclusione l’album in questione è davvero un
buonissimo lavoro. Certo non si parla di perfezione, sono emerse infatti
alcune pecche, ma nel complesso vi assicuro che non resterete per nulla
delusi se siete amanti del classico heavy metal.
Daniele Fuligno |