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Quanto di buono si era detto dei Krig per il
debut "Feed Me" qui si conferma, e quelle che erano,
tendenzialmente, le falle della precedente release qui vengono
decisamente tamponate; inoltre il sound si č evoluto in modo
sorprendente nella direzione di un'estremizzazione. A pochi mesi dal
precedente lavoro torna dunque la death band brasiliana, e lo fa, pių
death che mai, con questo "Stop The Manipulation", Ep di cinque
tracce da headbanging che comprendono anche una cover dei Deliverance,
con in aggiunta tre bonus live, per un corposo totale che si attesta sui
35 minuti.
Testi di nuovo vertenti sulle denuncie sociali, il
quartetto sudamericano stavolta si scaglia, senza troppe perifrasi e con
ben poca retorica diplomatica, contro la televisione e la sua nefasta
manipolazione percettiva, dalla quale fuoriescono pragmatici risvolti
etici ed esistenziali di massa. Del resto la bella front cover rende
appieno il concept che i nostri sciorinano - in guttural growl - nelle
liriche di pezzi di progressive death metal egregiamente eseguito, con
passaggi che rimandano quasi al brutal. Il ruolo di opening song č
affidato alla strumentale Folish evildoes, death compatto
ed "in your face" con una certa iridescenza ritmica, i progressi dei
Krig si notano tutti fin da subito, e vengono confermati dalla
susseguente Globo in cui, dopo un intro televisivo, si
randella tecnicisticamente con un growl che molto adeguatamente si
armonizza con le partiture pių cupe della traccia. Reality show
si giova di sezioni ritmiche alternate dai complessi arrangiamenti, con
martellamenti di doppia cassa e sezioni rallentate che ci conducono
all'intricata title track Stop the manipulation, la quale
sorprende con un lungo e tecnico assolo e cala l'asso nella manica di un
guest growler d'eccezione, quel Luke Reno frontman di una delle migliore
death band cristiane, i Crimson Thorn. A chiudere una cover di un
celebre pezzo (da video tra l'altro) dei thrashster Deliverance,
Weapons of our warfare, qui in versione nettamente death
oriented e con una ricca sezione solistica, che non segue
pedissequamente l'originale, ma ne regge tuttavia il confronto.
Poco da dire invece sulle tre bonus inserite,
riproposizioni live con sonoro solo sufficiente di brani di "Feed Me",
con in pių qualche simpatico scambio di battute da sala prova. La svolta
death brutal per un act che anche quand'era Sabbatariam flirtava
non poco al melodico č evidente, ed č probabilmente questa la vera anima
della band, dato che i nostri un Cd cosė di livello non l'avevano mai
prodotto. E a questo punto diventano senz'altro un monicker da tenere
d'occhio.
Valerio Mei
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