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LACRIMOSA
Angst
gothic
1991 - Hall Of Sermon
(Svizzera)
www.myspace.com/lacrimosaofficial

 

Ed eccomi a presentarvi questo debut della band tedesco-finnica (ormai naturalizzata svizzera) Lacrimosa. Un album di esordio decisamente diverso dallo stile attuale del gruppo, ma che già racchiude in sé le embrionali caratteristiche emozionali che sarebbero poi riaffiorate nelle successive composizioni di Tilo Wolff (voce e mente della band). "Angst", cioè paura, è l'emblematico titolo di questo lavoro di esordio che, già dal nome, fa intuire quale sia il cuore e l'anima dell'opera, un'anima oscura, sofferente e dolorosa, che esprime in maniera massiva tutta la goticità dello stile dei Lacrimosa. L'album si apre con l'organo a canne di Seele in not, brano crepuscolare, sviluppato totalmente sulla base portante dell'organo a cui, a tratti, si affiancano suoni distorti di chitarra sintetizzata e sofferenti scream del singer. La batteria non fa mai la sua comparsa (come del resto anche in tutti gli altri brani del disco) ma l'economia generale del brano non sembra risentirne particolarmente. Il brano successivo, Requiem, è un doloroso canto di morte; il pianoforte, le tastiere e le sporadiche apparizioni della drum machine, rendono il pezzo incredibilmente funereo, dall'incedere deciso e decadenziale, tanto da permette all'ascoltatore di essere trasportato all'interno di un corteo funebre perennemente in marcia verso l'oblio.

Dei brani successivi va citato, in particolare, Der Kelzer, brano introdotto dalla voce di papa Giovanni Paolo II (che si inserisce anche nel proseguo del pezzo) e certamente di stampo e sonorità particolari. Il sound di base è un mix fra suoni sintetizzati, organo a canne, lamentosi cori di sottofondo ed una drum machine che fa capolino all'interno delle strofe. Un pezzo maturo, pur nella sua eccentricità, che mostra a pieno la volontà sperimentatrice dell'artista e che riesce ad emozionare l'ascoltatore, pur non alzandosi mai dal decadente giaciglio formato dalle ritmiche lente ed oscure. Non soffermandoci sulle tracce Lacrima Mosa, interamente strumentale, e Der Letze Hillfeschrei, in cui l'autore inserisce come sottofondo al brano un "bip bip" sintetizzato (come a evocare il rumore dell'elettrocardiogramma) che ne rende difficile l'ascolto; non si può, però, omettere di parlare della traccia conclusiva di questo disco, Tränen der Existenzlosigkeit. Un brano meraviglioso, forse il migliore di tutto l'album, che fonde perfettamente melodia, poesia e darkwave. Il sound generale è estremamente melodico, calmo e rilassante, ed unisce perfettamente i tipici suoni "ensemble" di tastiera, con inconsuete sintetizzazioni darkwave, formate da metallici suoni acuti e da distorsioni di chitarra sintetizzata. Un mix estremamente poetico, quasi ipnotico, che fa viaggiare l'ascoltatore in un etereo mondo fatto di bianchi vapori e di tetri abissi, in un mondo in cui si avverte perfettamente l'anima dell'autore.

Concludendo, un disco decisamente lontano dal metal e dal sound attuale dei Lacrimosa, ma sicuramente ben realizzato, molto fantasioso e ampiamente godibile. Adatto soprattutto a chi ama le atmosfere gotiche e non disdegna la sperimentazione musicale.

Luca Sileni

VOTO

89

 

 

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