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Ed eccomi a presentarvi questo debut della band
tedesco-finnica (ormai naturalizzata svizzera) Lacrimosa. Un
album di esordio decisamente diverso dallo stile attuale del gruppo, ma
che già racchiude in sé le embrionali caratteristiche emozionali che
sarebbero poi riaffiorate nelle successive composizioni di Tilo Wolff
(voce e mente della band).
"Angst", cioè paura, è l'emblematico titolo di questo lavoro di esordio che,
già dal nome, fa intuire quale sia il cuore e l'anima dell'opera,
un'anima oscura, sofferente e dolorosa, che esprime in maniera massiva
tutta la goticità dello stile dei Lacrimosa.
L'album si apre con l'organo a canne di Seele in not,
brano crepuscolare, sviluppato totalmente sulla base portante
dell'organo a cui, a tratti, si affiancano suoni distorti di chitarra
sintetizzata e sofferenti scream del singer. La batteria non fa mai la
sua comparsa (come del resto anche in tutti gli altri brani del disco)
ma l'economia generale del brano non sembra risentirne particolarmente.
Il brano
successivo, Requiem, è un doloroso canto di morte; il
pianoforte, le tastiere e le sporadiche apparizioni della drum machine,
rendono il pezzo incredibilmente funereo, dall'incedere deciso e
decadenziale, tanto da permette all'ascoltatore di essere trasportato
all'interno di un corteo funebre perennemente in marcia verso l'oblio.
Dei brani
successivi va citato, in particolare, Der Kelzer, brano
introdotto dalla voce di papa Giovanni Paolo II (che si inserisce anche
nel proseguo del pezzo) e certamente di stampo e sonorità particolari.
Il sound di base è un mix fra suoni sintetizzati, organo a canne,
lamentosi cori di sottofondo ed una drum machine che fa capolino
all'interno delle strofe. Un pezzo maturo, pur nella sua eccentricità,
che mostra a pieno la volontà sperimentatrice dell'artista e che riesce
ad emozionare l'ascoltatore, pur non alzandosi mai dal decadente
giaciglio formato dalle ritmiche lente ed oscure. Non soffermandoci
sulle tracce Lacrima Mosa, interamente
strumentale, e Der Letze Hillfeschrei, in cui l'autore inserisce come
sottofondo al brano un "bip bip" sintetizzato (come a evocare il rumore
dell'elettrocardiogramma) che ne rende difficile l'ascolto; non si può,
però, omettere di parlare della traccia conclusiva di questo disco,
Tränen der Existenzlosigkeit. Un brano meraviglioso, forse il migliore
di tutto l'album, che fonde perfettamente melodia, poesia e darkwave. Il
sound generale è estremamente melodico, calmo e rilassante, ed unisce
perfettamente i tipici suoni "ensemble" di tastiera, con inconsuete sintetizzazioni darkwave, formate da metallici suoni acuti e da
distorsioni di chitarra sintetizzata. Un mix estremamente poetico, quasi
ipnotico, che fa viaggiare l'ascoltatore in un etereo mondo fatto di
bianchi vapori e di tetri abissi, in un mondo in cui si avverte
perfettamente l'anima dell'autore.
Concludendo, un
disco decisamente lontano dal metal e dal sound attuale dei Lacrimosa,
ma sicuramente ben realizzato, molto fantasioso e ampiamente godibile.
Adatto soprattutto a chi ama le atmosfere gotiche e non disdegna la
sperimentazione musicale.
Luca Sileni |