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LACRIMOSA
Echos
gothic
2003 - Hall Of Sermon / Nuclear Blast
(Svizzera)
www.myspace.com/lacrimosaofficial

 

I Lacrimosa tornano dopo due anni di silenzio con "Echos", album che spiazzerà sicuramente la maggior parte degli estimatori del gruppo ma che senza alcun dubbio sorprenderà piacevolmente chi ancora non li conosce. In questo lavoro infatti le influenze metal si affievoliscono per dar maggiore spazio ad orchestrazioni e sperimentazioni elettroniche. Non è un album semplice e immediato ma il risultato finale è comunque più che apprezzabile e mantiene il duo svizzero nell'ottica di un gothic rock dalla maestosa componente sinfonica (con violini, viole, clavicembali, soprani, tenori), capace di far vibrare in ogni singola occasione le corde più profonde del nostro animo. Il progetto Lacrimosa nasce nel 1990 da un'idea di Tilo Wolff cui si unisce quattro anni più tardi la tastierista Anne Nurmi divenendo un membro permanente. Il mastermind Tilo è una vera forza della natura dalla travolgente creatività: per l'album in questione non solo ha scritto musica e testi, si è occupato degli arrangiamenti e della produzione, ma ha anche disegnato la bellissima cover raffigurante una nave in balia delle onde. L'artwork riflette il concept celato dietro questo lavoro che pone al centro l'essere umano. Noi viviamo con l'incessante eco del passato, degli episodi che ci hanno fatto diventare ciò che oggi siamo: così come le onde si infrangono sulle scogliere lasciando il segno, così il passato e il suo eco si infrangono inevitabilmente sul presente. L'album invita quindi a riflettere, a pensare che tutte le nostre scelte di oggi si ripercuotono inevitabilmente sul domani, divenendone l'eco, a ricordarci che siamo il frutto del nostro passato, delle nostre scelte. La musica è di conseguenza melanconica, ricca di pathos, dalle lyrics estremamente poetiche, dalla marcata presenza di musica classica cui sembra a volte far da sottofondo, a volte emergere con tutta la sua forza la voce di Tilo: il suo modo di cantare è a dir poco affascinante, pulito, potente ed emozionante.

L'intero album, in conseguenza delle nuove scelte stilistiche del gruppo, è molto più intimo e raccolto del precedente acclamato lavoro, il drammatico "Fassade". Ad aprire il sipario ci pensa un overture di ben 13 minuti, Kyrie (invocazione della Messa cattolica) espressione greca che significa letteralmente "Signore, abbi pietà". Una scelta senza dubbio coraggiosa ma che si intona perfettamente con una particolare atmosfera intimista che pervade tutto il cd. L'evidente influenza di Mozart, che permea l'intera sensibilità musicale di Tilo Wolff, è quindi presente già dalla prima traccia con violini, strumenti a fiato e cori maestosi. Imponente. A seguire la ritmata Durch Nacht und Flut ("Attraverso la notte e la marea") aperta da riff di chitarra e completata da archi e fiati. Al brano partecipa come backing vocal Anne Nurmi che tornerà ad esibirsi con la sua eterea e profonda voce con l'unica traccia cantata in inglese, Apart, offrendo una prova da pelle d'oca. Sacrifice è la perla dell'album, dal ritmo lento, cadenzato da belle note di tastiera su cui poi affiora un evocativo coro seguito da un tormentato assolo di chitarra e vere e proprie esplosioni orchestrali con violini e clavicembali su tutti. Non dimentichiamoci però della voce di Tilo che offre qui la sua più emozionante e riuscita prova. Emozioni palpabili dalla prima nota. Altro picco emozionale viene raggiunto da Ein Hauch von Menschlichkeit ("Un tocco di umanità") dalla particolare ritmica in cui emergono i violini con il loro incisivo, quasi ipnotico refrain, e delle riuscite sperimentazioni elettroniche. Spettacolare è il dialogo tra pianoforte e il quartetto d'archi in Eine Nacht in Ewigkeit ("Una notte nell'eternità"). Con Malina si ritorna, dopo un inizio quasi in sottofondo, a ritmi più sostenuti con batteria, gli onnipresenti archi e tastiere in primo piano. A calare il sipario il requiem finale di 12:42 minuti, Die Schreie sind Verstummt ("Le grida sono cessate") in cui emerge in tutto il suo splendore la malinconia e l'inquietudine di fondo dell'intero concept.

Per concludere diciamo che questo disco rappresenta una prova coraggiosa del gruppo svizzero che ha osato sperimentare riuscendo comunque ad offrire una prova di altissimo livello. Una scommessa vinta.

Ilaria Ricci

VOTO

84

 

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