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Ascoltare questo album potrebbe
provocarvi una "reazione cognitiva e fisica" e, in alcuni casi, anche
"alterazioni somatiche diffuse". No, non sono impazzito, non ancora
almeno. Prima che qualche parente o qualche discografico dei
Lacrimosa, dopo aver letto la prima riga, mi denunci per
diffamazione, è meglio precisare che quelli sono gli effetti di una
sensazione chiamata volgarmente "emozione". Ebbene si, quest’album è
capace di emozionare l’ascoltatore. Ma facciamo un passo indietro.
L’album in questione si chiama "Fassade", uscito nel 2001, a
dieci anni esatti dall’entrata nella scena gothic di questo gruppo. I
componenti principali sono il tuttofare, eccentrico, carismatico Tilo
Wolf e la sua compagna, l’affascinante Anne Nurmi. E sono proprio loro a
rendere unici al mondo i Lacrimosa, talmente unici, da rendere
difficile qualsiasi classificazione: in "Fassade", si può ben
notare come "la musica classica ha una potenza tale da rivaleggiare con
quella del genere metal, la cui unione rafforza il risultato, non
rendendolo anacronistico o risibile". (ndr Parole dello stesso Tilo Wolf,
in riferimento all’album qui recensito).
Momenti lenti e riflessivi si
alternano a parti più ritmate e potenti, ma col comune denominatore di
un senso di sofferenza e tristezza. La voce di Tilo, ora sussurrante,
ora roca, ora straziante, dà un’intonazione angosciante alle tracce,
conferendogli quel tocco di gothic che solo lui sa dare. L’album si apre
con Fassade - 1.Satz, l’atmosfera è "classicheggiante",
oserei definirla divina, la voce di Tilo all’inizio risulta essere quasi
straziante, ma man mano che i nove minuti passano ci si abitua e ci si
inizia a calare in questa nuova realtà. Le chitarre duettano con gli
archi, cori maestosi alternano la voce maschile: l’inizio è senza dubbio
ottimo. La seconda traccia, Der Morgen Danach, è una sorta
di ballata; è probabilmente la più orecchiabile e facile da assimilare
di tutto l’intero album, e proprio per questi motivi, è anche la meno
apprezzata dagli appassionati del gruppo, un po' troppo poco originale
forse. Intendiamoci, se questa canzone l’avesse fatta Luca Dirisio (non
sapete chi è? Beati voi), probabilmente si sarebbe gridato al
capolavoro, ma dai Lacrimosa ci aspettiamo qualcosa in più, quel
qualcosa in più che infatti non tarda ad arrivare. La terza song
infatti, Senses, l’unica in lingua inglese, torna a farci
sognare. La voce stavolta è di Anne, voce suadente, decisa, ma per certi
versi anche dolce; da segnalare un assolo di chitarra alla fine del
minuto quattro, davvero da capogiro, che sottolinea la bravura
incontestabile di Tilo nel sovrapporre suoni e strumenti. Waruf so
Tief? viaggia sugli stessi binari, solo che ritroviamo la voce
di Tilo al posto di quella di Anne. In Fassade - 2.Satz
l’atmosfera è quasi sacra, l’orchestra sale in cattedra e cori lirici
non fanno che sottolineare la bellezza del pezzo. Arriviamo alla sesta
Liebesspie; a dire il vero l’atmosfera tirata e straziante
fin lì prodotta inizia ad essere pesante, ma ecco che questa traccia
cambia del tutto registro rispetto a quelle passate: i suoni sono più
metal, decisi riff di chitarra, voce più profonda e più roca, quasi
"cattiva" per intenderci, mista a voci femminili che potremmo definire
quasi surreali: il risultato è un pezzo originale che si candida come
migliore del disco, forse anche perchè è la più diversa dalle altre. Ma
tutta la carica con cui ci ha lasciato questo pezzo svanisce
immediatamente con l’inizio di Stumme Worte, canzone
decisamente lenta, in cui i duetti fra archi e pianoforte la fanno da
padrona. Siamo già arrivati all’ultima canzone, l’ottava, Fassade
- 3.Satz, in cui pesanti sonorità gothic sono contrapposte ad un
accompagnamento orchestrale di tutto rispetto.
L’argomento dominante di "Fassade"
è l’intensa analisi della psiche umana, e il suo confronto con gli
aspetti religiosi. In conclusione, possiamo parlare di un altro ottimo
lavoro di Tilo & C., forse non il migliore della loro carriera, ma
sicuramente un album di tutto rispetto. Rimane però un Lp in linea col
gruppo: i Lacrimosa infatti o li si ama o li si odia; il lavoro
non è facile da apprezzare e assimilare, richiede più ascolti e richiede
anche una certa passione per le atmosfere gotiche miste a orchestrali e
sinfoniche.
Federico Cerioni |