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I Lacrimosa sono una tra le pochissime band che ci
fanno riflettere sul concetto stesso dell’ascoltare musica o di fruire
di un qualsiasi altro tipo di vera arte. Qui non ci troviamo di fronte
ad una mera opera estetica, frutto semplicemente di qualche eccentrica
personalità, bensì ci troviamo fortunatamente testimoni di quanto la
musica possa captare l’essenza più profonda di un’anima e restituirla al
mondo sensibile come un delicatissimo e prezioso tesoro, che rischia di
essere incompreso o frainteso. Chi riesce a mettersi in tal modo a nudo,
senza compromessi e senza censure, è come se donasse all’ascoltatore una
lente di ingrandimento puntata sul proprio cuore, in una maniera che
potrei definire quasi coraggiosa.
Non sono lontani i gloriosi fasti di "Stille" per
"Satura", release datata 1993, dove ogni elemento del complesso
sound firmato Lacrimosa è già presente in nuce, senza per questo
mancare di maturità espressiva e compositiva. Il brano di inizio,
Satura, è quello che dà il nome all’album,e non è arduo capirne
il perché: già dalle prime note si viene immersi da quel sound unico e
magico che ha reso la band una stella rara e luminosissima del panorama
gothic. Pianoforte, violino, chitarre, voce… tutto è espressione del
gusto gotico più puro, che non è semplicemente stile, ma espressione dei
colori occulti e antichi che tingono una ristretta cerchia di anime, di
cui sicuramente fanno parte i due fautori di questa grande opera, Tilo
Wolff e Anne Nurmi. In Erinnerung si viene improvvisamente
catapultati in un’altra realtà, dove le sonorità più classiche lasciano
spazio ad una sapiente sperimentazione. I Lacrimosa non smettono
mai di stupire, e qui lo fanno con una canzone la cui struttura
compositiva si basa esclusivamente sul synth di una voce di bambino
ancora in fasce, come un futurista inno alla vita, e dalla preponderante
ritmica del basso. Raffinata semplicità per il terzo brano,
Crucifixio, dove un intro e un outro atmosferici sostengono una
delicata melodia, come una malinconica nenia dal sapore folk, prima di
tornare all’atmosfera oscura e prettamente gotica di Versuchung.
Infine con le tracce finali i Lacrimosa ci regalano altre due
gemme preziose di incredibile varietà espressiva. Das schweigen
è una dolcissima ballata pianoforte e voce, che pur presentandosi più
orecchiabile fin da subito non manca della consueta ricercatezza, e le
cui profonde atmosfere ci conducono al maestoso finale dell’album,
Flamme im wind.
Ascoltare i Lacrimosa è come avere tutti i sensi
puntati su una ridondante eco dalle mille sfaccettature, come un prisma
che rifletta il loro complesso mondo interiore. Un mondo maestoso e
immortale, delicato, ingenuo eppure forte, un fiume che attraversa
innumerevoli paesaggi, un cavaliere e un clown allo stesso tempo, che si
raccontano in una cerimoniosa esibizione per poi mostrare davvero solo
ciò che è essenziale.
Francesca Pezza |