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Riuscire a interpretare il titolo e l’intero lavoro del duo
finnico-tedesco è un’impresa tutt’altro che facile.
"Sehnsucht"
è traducibile in italiano con la parola "desiderio", ma non indica solo
questo: in letteratura, è il desiderio di qualcosa che non c’è, ma
mentre la nostalgia riguarda il passato, persone o eventi di cui abbiamo
fatto esperienza, il termine tedesco sta a indicare la nostalgia di
qualcosa di non ben definito che appartiene al futuro. Questa ricerca
diventa distruttiva perché crea dipendenza: tutto il full-length,
infatti, è caratterizzato dal desiderio di una ricerca costante di
qualcosa, che può essere l’amore o la divinità o la sete di
vendetta, il tutto condito da un’evoluzione anche musicale che lascia,
come è giusto che sia, divisi gli estimatori: non ci sono le estenuanti
orchestrazioni del capolavoro "Elodia", nemmeno gli archetipi
compositivi di "Echoes". Solo potenzialmente, la decima fatica di
Tilo Wolff e Anne Nurmi può essere vista come una continuazione del
lavoro compositivo di "Lichtgestalt" con un
"ma": rispetto alla storia musicale del gruppo, in quest’album troviamo
molto gothic-rock dai semplici ma ben costruiti riff di chitarra che
appartengono al genere heavy, prestati a una gothic band.
Grande atmosfera sostenuta dal basso e dalla chitarra, su cui si snodano
tutti gli altri elementi, che come si può immaginare, non ne mancherà
uno:
Die Sehnsucht in Mir
(Il desiderio in me) si fa largo fra fiati, archi e portentosi riff di
chitarra, lasciando spazio alla voce di Tilo, unica nell’articolare una
tensione emotiva di largo spessore, che si concluderà nel disperato
desiderio dell’assenza. Lasciando da parte, pur non totalmente, la
composizione operistica,
Mandira Nabula
è un gothic rock dalle punte folk grazie all’uso di flauti e
fisarmoniche. Con
Alles unter Schmerzen
(Tutto nel dolore) tocchiamo la profondità della cultura goth: una
specie di ninna nanna cupa, di quelle che troviamo anche in altri lavori
del duo, espressa in modo eccelso. Tilo interpreta il dolore di un
innamorato come solo lui sa fare (e i fan di lunga data mi daranno
ragione): i sospiri, il growl appena accennato, il duetto nel refrain
finale con la sua compagna, calcano le parole sofferenti di questo
pezzo. Passiamo al primo singolo estratto
Feuer
(Fuoco) in cui si sviluppa tutto il mondo dei Lacrimosa: un
specie di rondò si fonde ai graffianti riff di chitarra; un coro di voci
bianche sostiene il ritornello di questa song, costruita su un altro di
tipo di desiderio, poco cristiano: la vendetta. La prima song in
inglese è affidata ad Anne,
A prayer for your heart
è una ballad delicata, in cui si passa dalla voce di contralto nelle
strofe a quella di soprano nel ritornello, creando un’atmosfera che ci
regala un certo senso di regalità e di maestria. Ancora venature rock
per
I lost my star in Krasnodar,
in cui la voce di Tilo è ancor più melanconica, disperata, evocativa;
sul finale, doppia cassa e coro chiudono una song che live sarà
incredibilmente emozionante. Il piano apre
Die Taube
(La colomba), che si può definire una vera e propria piccola gothic
opera, nella quale ogni strumento, organo compreso, sottolinea il più
piccolo sentimento decadente, con un testo che vi consiglio di leggere
con molta attenzione. Ancora una english song
Call me with the voice of love:
la voce è qualcosa di etereo, interamente incorporata alla melodia,
supportata da piano e tanta chitarra acustica. Siamo quasi in dirittura
d’arrivo:
Der Tote Winkel
(Il vicolo cieco) ci ripropone qualcosa di forte, di intenso, come le
voci del duo in un connubio speciale, sottolineato da mesti archi.
Concludiamo con
Koma,
un pezzo goth rock dai mille riff e assoli di guitar che fanno da
sottofondo alla voce di Tilo, anche nel suo personalissimo scream.
Giunti al termine, possiamo fare ancora alcune considerazione:
certamente, il nuovo lavoro piacerà ai freschi fan dei Lacrimosa,
che forse troveranno tediosi i vecchi lavori, mentre gli aficionados di
vecchia data ascolteranno questo full-length con una lacrima sul cuore.
Roberta Cannone |