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"Stille", cioè silenzio, questo è il titolo di questo album dei Lacrimosa, un
album che si inquadra a metà della carriera della gothic band tedesca e
che, come ogni album di passaggio, racchiude al suo interno diverse
contaminazioni e diverse anime, proprio a testimoniare uno stile che,
pur nella sua classicità, è comunque in continua evoluzione.
Il duo tedesco ci
propone un lavoro complesso, fatto di diverse contaminazioni melodiche e
di una profonda vena gotica che, anche all'interno delle frequenti
accelerazioni ritmiche, non abbandona mai il disco.
Der Erste tag e
Not every pain hurts rappresentano due delle piccole perle che questo
disco racchiude dentro di sé: la prima per le sue sinfonie, per il
sapiente mix di musica orchestrale e di metal duro il quale, soprattutto
nella parte finale del brano, prende il sopravvento sulla melodia
iniziale; la seconda, invece, per le atmosfere decisamente singolari.
L'organetto che apre il brano e la voce melodiosa di Anne Nurmi ci
trasportano idealmente nella Berlino degli anni venti, attraverso un
melanconico valzer che esprime dolcezza e sofferenza e che guida
l'ascoltatore all'interno dell'arte di Tilo Wolff. Il ritmo del brano è
lento e cadenzato, la chitarra e l'organetto danzano sulle dolci terzine
di questo valzer, per lasciare poi il posto a coinvolgenti aperture di
chitarra distorta. Siehst
du Mich im Licht, Stolzes Herz e Die Strasse
der Zeit, invece, pur nella loro diversità (la
prima e l'ultima molto più dure e aggressive e la seconda decisamente
melodica), mostrano il fianco ad alcune cadute stilistiche date, da un
lato, da una voglia di sperimentare che, a volte, scade nella dissonanza
e, dall'altro, dall'imperfezione della voce di Tilo. Indubbiamente il
gothic metal, come anche il doom metal, è costellato di grandi singer
che hanno fatto della stonatura un arte, stonatura regolata in modo
sapiente, per evidenziare ancor più la drammaticità e la sofferenza che
si cerca di rappresentare con la propria musica: il leader dei Lacrimosa, però, a volte si spinge oltre, scadendo eccessivamente nella
dissonanza vocale, in particolare in alcune note che si dà la
sensazione non riesca a raggiungere.
Al di là delle critiche che si
possono portare alla voce di Tilo (in fin dei conti è una di quelle cose
che o piace o non piace), il disco, nel suo complesso, è comunque ben
strutturato, variegato e mai noioso. Spazia con sapienza dalle ritmiche
lente e sofferenti (quasi doom) di Deine Nahe alle melodie rapide,
aggressive e coinvolgenti di Ich Bin der Brennende, il tutto non
abbandonando mai la vena gotica, ombrosa e melanconica che accompagna
l'ascoltatore in tutto il viaggio nei meandri dell'album.
Concludendo, dal punto di vista strettamente musicale, il disco è
completo e sapientemente realizzato, soprattutto se si pensa alla
quantità di strumenti diversi che si possono ascoltare al suo interno,
tutti ottimamente "posizionati" dal sempre professionale Tilo, mentre
da quello dell'ascoltabilità complessiva, indubbiamente si evidenziano
delle pecche, che, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al
duo tedesco-finnico, risultano fastidiose. Un album di passaggio, adatto
soprattutto ai fans storici del gruppo, che non rimarranno delusi
dall'onnipresente ecletticità di questa storica gothic metal band.
Luca Sileni |