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"Breathless" è ad ora l'ultima fatica per i
centroamericani Lament i quali però pare stiano tornando sulle
scene con un lavoro in fieri. Rilasciati due buoni quanto originali
album di death votato in modo sostanziale alla melodia - ma senza avere
alcunchè in comune con lo swedish - con questo full-length l'ensemble ex
Beheaded stravolge le proprie coordinate compositive in direzione
di un abbandono del sound estremo; "Breathless" si presenta
infatti come un heavy work dalle partiture thrash oriented, dal mood
marcatamente latineggiante, ottimamente prodotto, perfettamente
eseguito, ma purtroppo cantato in un modo troppo spesso osceno. Il leader e
anche drummer Abel Gomez interpretò vocalmente "Tears Of A Leper"
in un bel growl gutturale e distorto, e "Through The Reflection"
senza effetti ma con un timbro tanto appassionato e viscerale da essere
estremamente coinvolgente: qui però il nostro singer decide di ricorrere
soltanto a roco e clean, ed il risultato è francamente sconfortante.
Evidenti stonature e interpretazioni da censura vanno a rovinare in modo
autolesionista un ancor buon lavoro strumentale.
Cadenze e non invasive accelerazioni per l'opener
The sadness of your steps che sul finale elargisce un
assolo puntualissimo cui succedono riffoni heavy/thrash ed un
interessante break progressivo. Il roco di Abel, disarmonico, già non
convince... Ricca di fascino è la caliente ritmica della title track
Breathless: clean sound in testa ed in coda, heavy distorto
ed articolato strumentale nel corpo del brano. I pochi istanti in cui fa
capolino la voce bastano a compromettere l'essenza stessa di questa
altrimenti apprezzabile composizione. Si capisce a questo punto come
l'ispirata entrante Ocean of feelings, ricca cambi di
tempo ed impreziosita da ambient marino, rullate e solo sognate, risulti
la migliore track della list: è infatti una strumentale. As an eagle flyes ha pathos,
nonchè la fortuna di essere cantata in roco, male minore senz'altro;
stesso accade nell'intensa ed incalzante Silent hero,
bella song, solare e gioiosa. Tornano le cadenze flemmatiche con Confronting
the past, che poi improvvisamente affonda il piede sul pedale
del gas: ottime la linea melodica e l'enfasi, pessimo il cantato, male
anche nelle seguente Forgotten warriors. Brano di mero
thrash è Mist in my eyes, ma il patatrac è dietro
l'angolo: il chorus della compositivamente polimorfa Brothers in battle
è da mettersi le mani nei capelli...non esagero nel definirlo orrido,
forse uno dei peggiori che abbia mai ascoltato. Ci si riprende dallo
shock con la vivace e solare, ma anche thrash oriented, conclusiva,
Within my dreams.
Che i Lament siano una white band
ultrazelante non lo scopriamo di certo oggi. Tra i testi di questo
lavoro mi soffermerei sul senso della song che conferisce il titolo
all'album, quindi il messaggio portante dello stesso: "breathless" è il
soffio di Dio che dona l'unica vera vita, e coloro che lo rifiutano non
fanno altro che (soprav)vivere autocelandosi il buio vicolo cieco privo
della Luce guida nel quale si trovano. In definitiva circa questo disco
chissà cosa avrà pensato l'amico Abel nel sentire il Cd e ascoltarsi
cantare in clean...se ciò, com'è del resto ovvio che sia, è avvenuto
credo possiamo tranquillamente confidare in un auspicato futuro ritorno
al death per il sodalizio messicano.
Valerio Mei
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