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Il quartetto messicano giunge con "Tears Of A Leper" al primo
album completo, firmando con la Rowe Productions proprietà del
singer, bassista e mastermind dei Mortification Steve Rowe il
quale, con la
sua label, ha dato visibilità e mercato a moltissime christian death
band sparse per il mondo. Il booklet oltre a contenere la spiegazione del messaggio e
la preghiera dell'ultrazelante combo centroamericano riporta anche
il senso della gradevolissima cover, con tanto di citazione finale
dei passi Scritturali da cui questa idea ha preso spunto (cosa fatta
anche per le lyrics, che sono riportate, quelle in spagnolo, anche
nella versione tradotta in inglese): l'uomo del disegno rappresenta
l'umanità che vuol vivere lontano da Dio e la lebbra che lo
contamina è il simbolo delle sue sofferenze spirituali causate dai
propri peccati. Questo tipo di anime vaga tra le angosce ed
invecchia per la propria iniquità. Il sound dei Lament è piuttosto particolare nel suo death melodico
che si presenta in diverse varianti, cantato, o forse meglio dire
parlato, in un distorto e profondo growl con frequenti inserimenti
di voci pulite recitanti. La produzione è davvero eccellente e
sempre ben fatti sono gli assoli che troviamo omogeneamente
distribuiti all'interno di tutte le dieci tracce.Inutile nascondere come la prima parte dell'album stenti parecchio
risultando mai troppo incisiva, ed a parte il gran bell'inizio
horrorifico della terza In mistery of iniquity è dalla
seconda metà in avanti che il lavoro si fa apprezzare appieno. É
quindi dalla sesta Terminating existence che i Lament
iniziano a gettare tutte le carte in tavola: il songwriting si fa
assai vario e ricco di bei riff, la batteria diventa molto
tecnica, oscure dimensioni si generano con distorsioni e
profondissimi growl, abbondano parti tirate nonchè tecniche
intervallate da brevissime pause. Ancora migliore è la seguente
Absolute predominance che si apre con un death
sparatissimo (di cui non vi era alcun indizio nei primi cinque
episodi del disco) che si evolve in fasi strumentali tecniche, belle
ritmiche death melodiche, un bell'assolo seguito da altri
interessanti momenti. Si arriva così alle due migliori canzoni di
"Tears Of A Leper" che sono appunto la title-track, il cui
attacco sfiora il grindcore - seguito dal recitato in clean, da una
bella ritmica melodica e da momenti più infuocati e granitici
chiusi da un bel solo - e A cry of anguish, introdotta da
riff di acustica in cui predomina però un death tecnico e
scritturalmente vario. Chiude, non sfigurando affatto, Chains of
darkness, segnata da continui cambi di ritmo.
Esordio di certo promettente per una band che mostra con questa
release oltre ad una consistente dose di passione anche indubbia forte personalità.
Vaake |