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LAMENT
Tears Of A Leper
melodic death
1997 - Rowe Productions
(Messico)
www.lament.com.mx

 

Il quartetto messicano giunge con "Tears Of A Leper" al primo album completo, firmando con la Rowe Productions proprietà del singer, bassista e mastermind dei Mortification Steve Rowe il quale, con la sua label, ha dato visibilità e mercato a moltissime christian death band sparse per il mondo. Il booklet oltre a contenere la spiegazione del messaggio e la preghiera dell'ultrazelante combo centroamericano riporta anche il senso della gradevolissima cover, con tanto di citazione finale dei passi Scritturali da cui questa idea ha preso spunto (cosa fatta anche per le lyrics, che sono riportate, quelle in spagnolo, anche nella versione tradotta in inglese): l'uomo del disegno rappresenta l'umanità che vuol vivere lontano da Dio e la lebbra che lo contamina è il simbolo delle sue sofferenze spirituali causate dai propri peccati. Questo tipo di anime vaga tra le angosce ed invecchia per la propria iniquità. Il sound dei Lament è piuttosto particolare nel suo death melodico che si presenta in diverse varianti, cantato, o forse meglio dire parlato, in un distorto e profondo growl con frequenti inserimenti di voci pulite recitanti. La produzione è davvero eccellente e sempre ben fatti sono gli assoli che troviamo omogeneamente distribuiti all'interno di tutte le dieci tracce.

Inutile nascondere come la prima parte dell'album stenti parecchio risultando mai troppo incisiva, ed a parte il gran bell'inizio horrorifico della terza In mistery of iniquity è dalla seconda metà in avanti che il lavoro si fa apprezzare appieno. É quindi dalla sesta Terminating existence che i Lament iniziano a gettare tutte le carte in tavola: il songwriting si fa assai vario e ricco di bei riff, la batteria diventa molto tecnica, oscure dimensioni si generano con distorsioni e profondissimi growl, abbondano parti tirate nonchè tecniche intervallate da brevissime pause. Ancora migliore è la seguente Absolute predominance che si apre con un death sparatissimo (di cui non vi era alcun indizio nei primi cinque episodi del disco) che si evolve in fasi strumentali tecniche, belle ritmiche death melodiche, un bell'assolo seguito da altri interessanti momenti. Si arriva così alle due migliori canzoni di "Tears Of A Leper" che sono appunto la title-track, il cui attacco sfiora il grindcore - seguito dal recitato in clean, da una bella ritmica melodica e da momenti più infuocati e granitici chiusi da un bel solo - e A cry of anguish, introdotta da riff di acustica in cui predomina però un death tecnico e scritturalmente vario. Chiude, non sfigurando affatto, Chains of darkness, segnata da continui cambi di ritmo.

Esordio di certo promettente per una band che mostra con questa release oltre ad una consistente dose di passione anche indubbia forte personalità.

Vaake

VOTO

80

 

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