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Il terzetto
messicano torna dopo il buon full-length d'esordio, "Tears Of A
Leper", con "Through The Reflection". Qui siamo però su
dimensioni diverse: si capisce subito, già dal primo attacco di
chitarra, come ai Lament piaccia sperimentare, cambiare
direzione e non fossilizzarsi in lavori simili tra di loro. Stesso
discorso vale anche per il successivo ma poco convincente album che
risale a due anni più tardi, nel 2001, "Breathless": in
questo caso si andrà infatti incontro ad una inaspettata
involuzione. Questo
pericolo fortunatamente non sfiora l'album in questione: compatto
nei suoi 45 minuti, aggressivo in alcuni frangenti e più delicato in
altri. Scordatevi lo sparato death del precedente lavoro, ora il
gruppo si allontana da quella brutalità e velocità nonostante il suo
tipico sound sia sempre perfettamente riconoscibile: si tratta pur
sempre di death ma molto, molto melodico, cadenzato e dalle
tinte marcatamente heavy. A farla da padrone c'è il basso suonato da
Iram Gomez che costituisce la vera spina dorsale dell'album. Ottime
le sue linee melodiche anche se qualche volta a subire la massiccia
presenza di questo strumento sembra essere la chitarra, spesso
relegata in secondo piano. Alla parte vocale suo fratello Abel Gomez
che si cimenta egregiamente anche dietro le pelli e nella scrittura
e composizione della maggior parte di musiche e testi. Il suo è un
growl molto particolare, sempre profondo, gutturale, in cui si
innesta una voce clean sovente sussurrante. A completare il quadro
il chitarrista Edmundo Mondragon capace di esprimersi al meglio sia
nelle parti elettriche che in quelle acustiche.
Il disco è
composto da otto tracce, tutte di notevole durata. Inutile
analizzarle track by track essendo legate tra di loro da un filo di
continuità e compattezza che non rischia però mai di cadere nel
profondo abisso della monotonia. Su tutte è bene menzionare quei due
brani che aprono e chiudono il disco, come a sottolinearne la sua
linearità: il primo, che dà il nome all'album, l'energico e
aggressivo Through the reflection e l'intenso
Tears… instrumental for reflection, brano con liriche in
inglese e spagnolo in cui è presente una voce femminile che duetta
magnificamente con il nostro Abel: "Wishing, wanting, waiting / For
alliance through emotion, / Will you discover tears are an instrument
for reflection". E ancora: "Clamo por entendimiento / Sonrio en
desesperacion / Yo vivo en esperanza y muero en mi esfuerzo". La
parte finale subisce una toccante accelerazione di ritmo in cui
viene gridata con tutta la forza l'amore per Cristo, "Cristo vive en
mi / Jesus is Lord / Jesus is coming...", fino a quasi rimanere senza
fiato: con il cuore in gola il finale "Jesus, Jesus Christ!" Ma
poetiche e dense di belle immagini sono tutte le liriche, da
Come near, o Dream at sunset, fino a A
cry near the forest.
Ultima nota
riguardante il cover artwork in cui ritroviamo un uomo contaminato dalla
lebbra: questi simboleggia tutte quelle persone che, decidendo di
vivere lontano dalla Luce, sono condannate a patire, a causa dei
continui peccati, gravi sofferenze spirituali qui simboleggiate
proprio da questa malattia. Sicuramente
per tutti questi aspetti il secondo album del gruppo, "Through The Reflection",
forse finora il migliore del lotto, non vi deluderà.
Ilaria Ricci |